Economia

ECCELLENZA ITALIANA

Leonardo testa il Michelangelo Dome in Ucraina

Il nuovo piano industriale dell'ad Cingolani punta sul sistema multidifesa. Conti e dividendi in crescita. Si punta a 142 miliardi di ordini

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il futuro della difesa europea passa anche dall’Italia e da una tecnologia che richiama simbolicamente la Cupola di San Pietro. Il Michelangelo Dome, il sistema di difesa multidominio sviluppato da Leonardo, è destinato a diventare il cuore del nuovo piano industriale del gruppo e la prima prova operativa arriverà direttamente dal campo di battaglia.

Il sistema verrà infatti testato in Ucraina entro la fine del 2026, proprio per contrastare attacchi con droni e missili contro infrastrutture critiche. L’amministratore delegato Roberto Cingolani ha spiegato che “stiamo realizzando il primo componente del nostro Michelangelo Dome per i nostri amici in Ucraina” e che il sistema “verrà consegnato entro la fine dell’anno”.

Il progetto non è un singolo prodotto, ma una vera architettura integrata di difesa capace di collegare radar, sensori, piattaforme militari e sistemi di comando con l’uso dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è creare una “cupola” di protezione contro attacchi massivi, sempre più diffusi nelle guerre moderne.

Le nuove tecnologie militari stanno infatti cambiando il modo di combattere. Gli attacchi con sciami di droni e salve di missili possono saturare le difese tradizionali, costringendo i Paesi a sviluppare sistemi più flessibili e soprattutto più sostenibili dal punto di vista economico.

Dal Medio Oriente all’Europa: perché la difesa torna centrale

Il contesto geopolitico spinge sempre di più verso un rafforzamento delle capacità militari. Le tensioni in Medio Oriente, le guerre ibride e gli attacchi cyber hanno trasformato il concetto stesso di sicurezza, con attacchi sempre più spesso basati su droni, missili e operazioni ibride che mettono sotto pressione i sistemi di difesa tradizionali.

Secondo Roberto Cingolani, il problema non è solo tecnologico ma anche economico. Intercettare un drone che costa poche decine di migliaia di euro con un missile che può costarne un milione rischia di creare un paradosso finanziario della difesa, dove difendersi diventa più caro che attaccare. Per questo sistemi come il Michelangelo Dome integrano diversi livelli di risposta, dalle contromisure elettroniche ai cannoni a tiro rapido fino ai missili.

Il nuovo scenario internazionale spinge inevitabilmente anche l’Europa e l’Italia a rafforzare gli investimenti nella difesa. Nei giorni scorsi il ministro Guido Crosetto ha chiesto all’industria uno sforzo urgente per sostenere Paesi alleati con radar, piattaforme e sistemi di sicurezza e, come ha raccontato lo stesso Cingolani, “abbiamo lavorato tutto il week end e abbiamo individuato 12 piattaforme”. Per il manager il rafforzamento della spesa militare non è solo una questione di bilancio ma anche di credibilità industriale: quando un Paese acquista tecnologie di difesa italiane, “la prima cosa che ti chiedono è se quella tecnologia è adottata anche dal tuo Paese”, perché questo rappresenta una garanzia fondamentale per l’export. Ecco perché l’utilizzo del prestito Safe per Cingolani è qualcosa più di un auspicio.

 

Il ruolo del made in Italy: il mito del 76/62

Dentro questa nuova architettura di difesa torna protagonista una delle eccellenze più note dell’industria militare italiana: Oto Melara, oggi parte della Divisione Sistemi di Difesa di Leonardo.

Il simbolo di questa tradizione è il celebre cannone navale 76/62 Super Rapido, progettato negli stabilimenti di La Spezia e installato su centinaia di navi militari in tutto il mondo. Non a caso Cingolani ha sintetizzato il successo del sistema con una battuta efficace: “Ormai il 76/62 ce l’hanno tutti”.

Questo gioiello della tecnologia italiana non resterà confinato al mare. Con il progetto Hystrix, il cannone da 76 millimetri viene adattato anche a piattaforme terrestri e integrato proprio nel Michelangelo Dome. In questo modo può creare quella che i tecnici definiscono una “dead zone”, una bolla difensiva capace di abbattere droni e missili a corto raggio con munizioni intelligenti, evitando di utilizzare intercettori molto più costosi.

Il Vulcano, la munizione che cambia l’artiglieria

Un altro elemento chiave della tradizione tecnologica di Oto Melara è il munizionamento Vulcano, una famiglia di proiettili di precisione che ha rivoluzionato il concetto stesso di artiglieria.

A differenza delle munizioni tradizionali, il Vulcano è sottocalibrato e guidato, una sorta di mini-missile che plana verso il bersaglio con altissima precisione. Grazie alla guida GPS e ai sistemi inerziali può colpire bersagli anche a decine di chilometri di distanza, con un margine di errore di pochi metri.

La domanda internazionale è ormai esplosa. Lo stesso Cingolani ha sottolineato che “ce ne ordinano 10mila al mese”, un dato che rende l’idea di quanto la guerra moderna stia premiando le tecnologie di precisione e lunga gittata.

La nuova industria europea dei carri armati

Il rilancio della difesa terrestre passa anche dalla joint venture Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, nata nel 2024 e operativa dal 2026.

La società, partecipata al 50% da Leonardo e al 50% dal gruppo tedesco Rheinmetall, punta a creare un polo europeo dei veicoli corazzati con sede legale a Roma e cuore industriale proprio a La Spezia, negli storici stabilimenti Oto Melara.

Qui verranno sviluppati il nuovo carro armato pesante e il sistema di combattimento per la fanteria basato sulla piattaforma Lynx. Leonardo contribuirà soprattutto con torrette, sensori, elettronica e sistemi di missione, garantendo circa il 60% del lavoro complessivo in Italia.

Conti in crescita e piano da 142 miliardi

Tutto questo si inserisce nel nuovo piano industriale 2026-2030 di Leonardo, che punta a trasformare il gruppo in uno dei protagonisti della sicurezza globale.

Gli obiettivi sono ambiziosi: 142 miliardi di ordini cumulati entro il 2030, ricavi in crescita media annua del 9% fino a circa 30 miliardi e una redditività destinata a più che raddoppiare rispetto al 2025.

I risultati dell’ultimo bilancio indicano che la direzione è già tracciata. Leonardo ha chiuso il 2025 con 1,33 miliardi di utile netto, in crescita del 15%, e ha proposto un dividendo in aumento del 21% a 0,63 euro per azione. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un pay-out tra il 30% e il 40% dell’utile adjusted, mantenendo allo stesso tempo un livello di debito sotto controllo.

Dallo spazio ai nuovi investimenti

Accanto alla difesa tradizionale cresce anche il settore spaziale. Il gruppo sta sviluppando la Guardian Constellation, una costellazione di 38 satelliti per l’osservazione della Terra destinata a supportare applicazioni civili e militari. Il lancio è previsto tra il 2027 e l’inizio del 2028.

Sul fronte industriale continuerà inoltre l’espansione attraverso acquisizioni e partnership. Il closing dell’acquisizione di Iveco Defence Vehicles, per circa 1,7 miliardi di euro, è atteso entro il 2026, mentre altri 1,8 miliardi sono destinati alle operazioni di M&A nel triennio successivo.

Gli investitori hanno già reagito positivamente alla strategia. Dopo la presentazione del piano il titolo Leonardo ha guadagnato circa il 5,7% in Borsa, aggiornando i massimi storici e confermando che il mercato vede nel gruppo italiano uno dei protagonisti della nuova stagione della sicurezza globale.

Enrico Foscarini, 12 marzo 2026

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