Economia

I CONTI PUBBLICI

Deficit al 3,1%, per ora niente riarmo e la pressione fiscale cresce

I dati preliminari Istat allontanano l'uscita dalla procedura Ue per colpa del Superbonus, stop al prestito Safe per ReArm Europe. Il peso delle tasse sale al 43,1% del Pil

Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

I dati preliminari diffusi dall’Istat fotografano un’Italia che cresce, ma che resta bloccata dentro i vincoli europei e con un carico fiscale ancora più pesante. Il rapporto deficit/Pil nel 2025 si attesta al 3,1%, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 ma leggermente sopra il 3% indicato nel Documento programmatico di finanza pubblica. Un decimale che cambia molto.

Deficit al 3,1%: resta la procedura Ue, salta il Safe

Quel 3,1% significa, almeno per ora, niente uscita dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo. E significa anche stop all’accesso al prestito Safe collegato al piano ReArm Europe, che il governo aveva subordinato al rientro sotto la soglia del 3%. A quel finanziamento era legata la possibilità di aumentare progressivamente la spesa militare fino allo 0,2% del Pil nel 2028.

Il blocco del Safe non è un dettaglio tecnico, ma un passaggio politico ed economico rilevante. Il governo aveva impostato il percorso su un rientro ordinato dei conti, ma la stima preliminare Istat complica il calendario. Va ricordato che si tratta di dati provvisori, suscettibili di revisione nei prossimi mesi, ma allo stato attuale il margine è più stretto del previsto.

Crescita moderata, ma senza slancio

Sul piano macroeconomico, il Pil reale nel 2025 cresce dello 0,5%, in linea con le previsioni del Dpfp. In termini nominali il prodotto interno lordo raggiunge i 2.258 miliardi di euro, con un aumento del 2,5%. La domanda interna contribuisce per 1,5 punti percentuali alla crescita, mentre la domanda estera netta e le scorte forniscono un apporto negativo.

Gli investimenti fissi lordi rimbalzano del 3,5% e i consumi finali nazionali crescono dello 0,9%. L’occupazione aumenta dell’1,3% in termini di unità di lavoro, mentre i redditi da lavoro dipendente salgono del 3,8%. Numeri che indicano una dinamica positiva, ma che non cambiano la natura di una crescita contenuta e ancora vulnerabile al contesto internazionale.

Pressione fiscale al 43,1%

Il dato che più colpisce è però un altro. La pressione fiscale sale dal 42,4% al 43,1% del Pil. In valore assoluto le entrate crescono del 4,5%, più del Pil nominale. È qui che si concentra la vera tensione del quadro 2025: mentre il deficit si riduce lentamente, il peso complessivo di imposte e contributi aumenta.

Il saldo primario migliora, passando dallo 0,5% allo 0,7% del Pil, e la spesa per interessi cresce “solo” dell’1,9%, meno rispetto all’anno precedente. Ma il consolidamento dei conti avviene in un contesto di prelievo fiscale più elevato, con un’incidenza complessiva che torna a salire.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva parlato di una linea di “ferma e prudente responsabilità che tiene conto della necessità della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle nuove regole europee ma nel quadro delle misure imprescindibili a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese”. I numeri Istat non smentiscono la traiettoria indicata nel Dpfp, che prevede un deficit al 2,8% nel 2026, al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028, con il debito in calo dal 2027. Ma il percorso resta appeso a margini minimi.

Il peso del Superbonus sui conti

Sul dato del deficit è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha collegato l’andamento dell’indebitamento anche all’impatto residuo degli incentivi edilizi. “E’ un dato provvisorio, prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus condomini, causa principale del dato di oggi”.

Il riferimento è alla coda finanziaria della misura che, secondo gli ultimi aggiornamenti, ha generato detrazioni per oltre 120 miliardi di euro su lavori conclusi, con un costo complessivo stimato attorno ai 170 miliardi per le casse pubbliche. Una dinamica che continua a riflettersi sui saldi anche dopo la sostanziale chiusura dell’incentivo.

Il dato politico

Il 3,1% del 2025 dice che il rientro è in corso, ma non ancora sufficiente per chiudere formalmente la partita con Bruxelles. E dice anche che, per ora, l’aggiustamento dei conti passa più dall’aumento delle entrate che da una riduzione strutturale della spesa.

La fotografia che emerge è quella di un Paese che tiene l’equilibrio, ma lo fa dentro vincoli stringenti e con una pressione fiscale in aumento. Resta da capire se il dato definitivo confermerà questa traiettoria o se le revisioni statistiche concederanno qualche margine in più. Per ora, però, il quadro è chiaro: procedura Ue ancora aperta, Safe congelato e tasse più alte.

Enrico Foscarini, 2 marzo 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Lo sapevi che...

Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Integrazione a tutta velocità - Vignetta del 21/05/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Integrazione a tutta velocità

Vignetta del 21/05/2026