La legge di Bilancio 2026 segna un passaggio rilevante per la sanità pubblica italiana. Il Fondo sanitario nazionale sale a 143,1 miliardi di euro, con un incremento complessivo di 6,6 miliardi rispetto al 2025, risultato della somma tra le nuove risorse e quelle già previste dalla manovra precedente. È il livello più alto mai registrato in valore assoluto e, come evidenziato da Chiara Mingolla e Gilberto Turati su lavoce.it, «dal 2019 la crescita complessiva delle risorse per il Servizio sanitario nazionale è stata di oltre il 25%, a fronte di un’inflazione cumulata inferiore al 20%».
Il dato pro capite conferma l’aumento della spesa, che passa da circa 1.900 euro per abitante nel 2019 a oltre 2.430 euro nel 2026. La Fondazione Gimbe segnala che il rapporto tra spesa sanitaria e Pil, dopo una temporanea risalita al 6,16 per cento nel 2026, è destinato a scendere sotto il 6 per cento già dal 2028. La crescita della spesa non può pertanto sostituire una riforma dell’organizzazione e dei meccanismi di allocazione delle risorse.
Personale sanitario
Uno degli assi centrali della manovra è il rafforzamento degli organici, con 450 milioni di euro annui destinati dal 2026 all’assunzione stabile di personale. L’obiettivo è reclutare circa mille medici dirigenti e oltre seimila infermieri, compensando pensionamenti, fuga all’estero e carenze croniche. È una risposta necessaria, ma non sufficiente se non accompagnata da una revisione dei modelli organizzativi.
Sul fronte retributivo, l’incremento delle indennità di specificità e delle maggiorazioni contrattuali comporta aumenti medi annui di circa 3.000 euro lordi per i medici e 1.630 euro per gli infermieri, oltre a un rafforzamento delle indennità per il pronto soccorso e per la tutela del malato. Il rischio, in assenza di sistemi di valutazione delle performance e di maggiore autonomia gestionale, è che l’aumento dei costi non si traduca in un miglioramento proporzionale dei servizi.
Prevenzione e salute mentale
La manovra stanzia 238 milioni annui per la prevenzione, distribuiti tra screening oncologici, vaccini, diagnosi precoce e programmi per patologie croniche. A questi si aggiungono i fondi crescenti per il Piano nazionale per la salute mentale 2025-2030. L’impostazione è condivisibile sul piano degli obiettivi, ma la frammentazione degli stanziamenti solleva interrogativi sull’efficacia reale degli interventi, soprattutto in assenza di indicatori chiari di risultato e di una valutazione costi-benefici sistematica.
Regioni sotto osservazione
Un elemento di discontinuità è rappresentato dal rafforzamento dei meccanismi di controllo sulle Regioni inefficienti. Se i Livelli essenziali di assistenza non vengono garantiti, scatteranno verifiche, audit e piani obbligatori di rientro entro due anni. È un passo nella direzione giusta, perché introduce una maggiore responsabilizzazione degli enti territoriali, ma resta irrisolto il tema della reale autonomia gestionale e della possibilità di sperimentare modelli organizzativi più flessibili e orientati ai risultati.
La Sanità post-Pnrr
Il 2026 coincide con la fase finale del Pnrr e con l’entrata a regime dell’Ecosistema Dati Sanitari, che raccoglierà le informazioni di milioni di assistiti attraverso il Fascicolo sanitario elettronico 2.0. I risultati formali non mancano, con un’ampia adesione dei medici e un mercato della sanità digitale in forte crescita. Tuttavia, solo il 34% delle risorse Pnrr risultava speso al 30 giugno 2025 e persistono forti divari territoriali nei livelli essenziali di assistenza.
In assenza di fondi stabili e di una strategia nazionale di lungo periodo, come richiesto dalle imprese del settore, il rischio è che l’innovazione resti episodica. A questo si aggiunge una crescente vulnerabilità informatica, che espone il sistema a rischi operativi e reputazionali, e un digital divide che penalizza anziani e aree interne.
Più spesa non basta
La manovra 2026 conferma che lo Stato è disposto a destinare più risorse alla sanità. Ma, come spesso accade, l’aumento della spesa pubblica non coincide automaticamente con una maggiore efficienza. Senza una riforma della governance, una misurazione rigorosa dei risultati e un maggiore spazio a concorrenza, innovazione e responsabilità gestionale, il rischio è di esaurire l’effetto espansivo del Pnrr senza aver risolto i problemi strutturali del sistema.
Enrico Foscarini, 7 gennaio 2026
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