Alla fine la retromarcia è arrivata: il governo ha deciso di ritirare l’emendamento alla manovra che conteneva la stretta sulle pensioni, riscrivendolo integralmente e presentandone uno nuovo, molto più leggero, privo delle misure che avevano acceso il confronto nella maggioranza. Fuori dal testo sono finite non solo le norme su finestre mobili e riscatto della laurea, ma anche quelle sul silenzio-assenso per il Tfr dei nuovi assunti e il contributo aggiuntivo a carico delle assicurazioni.
Una scelta che nasce da un “chiarimento” politico, dopo ore di tensione, e che viene ora ridimensionata nei toni. È stata sfiorata la crisi di governo vista la contrarietà della Lega a intervenire sul capitolo previdenza, ma l’esecutivo ha scelto la strada della mediazione, rinviando gli interventi più delicati a un decreto legge che dovrebbe andare in Consiglio dei ministri entro la fine dell’anno.
Il chiarimento della Lega: “Nessuno scontro, solo un intervento alleggerito”
A ridare una lettura meno drammatica di quanto accaduto è stato il capogruppo della Lega in Senato, Massimiliano Romeo, che ha spiegato come non ci sia stato alcuno scontro politico con il ministro dell’Economia. Romeo ha chiarito che “non c’è alcuno scontro tra la Lega e Giorgetti” e che il confronto era in corso da ore tra la parte politica e i funzionari tecnici (un riferimento malcelato alla ragioniera generale dello Stato, Daria Perrotta, accusata dal Carroccio di essere ossessionata dall’esigenza di fare cassa e di non essere politicamente allineata con il centrodestra; ndr). Per evitare ulteriori tensioni, ha aggiunto, si è deciso di “rendere un po’ più light l’intervento corposo dell’emendamento” eliminando ogni riferimento alle pensioni. A quel punto, ha sottolineato, “non c’era più bisogno neanche di ragionare sulle eventuali coperture”.
La linea è stata quindi quella di stralciare integralmente le misure più controverse, con l’impegno a intervenire eventualmente con provvedimenti ad hoc. “Finestre via, riscatto via”, ha ribadito Romeo, spiegando che su altri interventi il governo potrà tornare entro fine anno con decreti mirati.
Cosa è stato eliminato dal nuovo emendamento
Dal nuovo testo depositato in Commissione Bilancio sparisce completamente la stretta sulle pensioni, che nella prima versione aveva previsto l’allungamento delle finestre per l’uscita anticipata e una revisione del riscatto della laurea. Vengono inoltre cancellate le norme sul Tfr per i nuovi assunti, che introducevano l’adesione automatica alla previdenza complementare nel settore privato.
Salta anche il contributo da 1,3 miliardi chiesto alle compagnie assicurative, che avrebbe previsto un versamento in acconto pari all’85% del contributo sui premi Rc Auto e natanti dell’anno precedente. Una misura che aveva sollevato forti perplessità e che non compare più nel nuovo emendamento.
Cosa resta nel testo riscritto dal governo
L’emendamento riformulato mantiene invece una serie di interventi di natura fiscale e industriale, con un impianto molto più tecnico. Viene chiarito il regime agevolato sui premi di produttività e sulla partecipazione agli utili, estendendo per il 2026 e 2027 la tassazione ridotta già prevista, senza effetti finanziari aggiuntivi secondo la Relazione tecnica.
Resta anche la nuova ritenuta d’acconto sulle transazioni B2B, pensata per contrastare evasione e omessi versamenti, con aliquote progressive a partire dal 2028 ed esclusioni per forfettari e contribuenti aderenti a regimi collaborativi. Confermata la proroga degli incentivi per Transizione 4.0 e 5.0, seppur con una forte rimodulazione e con il vincolo del “Made in UE”, che punta a rafforzare la produzione europea.
Nel testo trovano spazio inoltre misure infrastrutturali, come il finanziamento del collegamento Cisterna-Valmontone, e la rimodulazione delle risorse del Pnrr, con il rientro di fondi inutilizzati nella tesoreria dello Stato e la possibilità di riutilizzarli per interventi produttivi.
Gli emendamenti approvati e i segnali politici
Parallelamente allo stralcio delle misure più controverse, la Commissione Bilancio ha approvato una serie di emendamenti politicamente significativi. Tra questi, quello sulle riserve auree di Bankitalia, che afferma che l’oro appartiene al popolo italiano e viene messo al riparo da qualsiasi utilizzo futuro, definito da Fratelli d’Italia “una battaglia storica finalmente diventata realtà”.
Via libera anche al buono scuola per le paritarie, sostenuto da Noi Moderati, che punta ad aiutare le famiglie economicamente più fragili e a garantire libertà di scelta educativa. Approvata inoltre l’esenzione Imu per Rsa e strutture sanitarie accreditate, voluta dalla Lega, come riconoscimento del ruolo pubblico svolto nel sociosanitario.
Non è mancato il sostegno ai settori produttivi, con l’emendamento a tutela dei birrifici italiani, che riduce le accise su un comparto strategico per occupazione e filiera agroalimentare. Ieri, invece, la Lega aveva portato a casa l’abbassamento del tasso di interesse al 3% per chi aderirà alla rottamazione-quinquies.
Transizione 4.0 e 5.0: fondi rinviati ma impegno confermato
Dal nuovo emendamento scompaiono però anche le risorse inizialmente previste per rifinanziare Transizione 4.0, i cui fondi risultano esauriti. Su questo punto, Romeo ha rassicurato le imprese spiegando che su Transizione 5.0 “non c’è nessuna preoccupazione perché il governo sicuramente interverrà entro la fine dell’anno”, lasciando intendere un recupero delle misure attraverso un decreto dedicato.
Enrico Foscarini, 19 dicembre 2025