Economia

È DUELLO

Oro, il dossier riservato di Fdi: “È del popolo, in Bankitalia soci stranieri”

Il partito di Giorgia Meloni difende in un dossier riservato l'emendamento sulla proprietà delle riserve auree contro il parere ostile della Bce

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La questione dell’oro di Bankitalia torna al centro del dibattito politico, alimentata dalla linea dura di Fratelli d’Italia, che spinge perché la manovra riconosca formalmente la proprietà delle riserve auree al popolo italiano. Al cuore del confronto c’è un dossier riservato elaborato dal centro studi meloniano, che definisce «falso» sostenere che affermare tale principio «non serva a nulla».

Il documento, preparato dall’ufficio studi del partito e destinato a parlamentari e dirigenti, insiste sulla necessità di intervenire con una norma esplicita. Secondo il dossier, «il capitale della Banca d’Italia, comprese quindi le riserve auree, è detenuto da banche, assicurazioni, fondazioni, enti previdenziali e fondi pensione aventi sede legale in Italia», una parte dei quali è costituita da soggetti privati, talvolta riconducibili a gruppi stranieri. Da qui nasce il timore che «soggetti privati rivendichino diritti sulle riserve auree degli italiani».

Il nodo dei soci privati e il riferimento al sito di Bankitalia

Nel documento si osserva che sul portale istituzionale di Bankitalia «si afferma che l’oro è di proprietà dell’istituto», un elemento che secondo FdI rende ancora più urgente una norma che definisca in modo chiaro che le riserve «sono di proprietà di tutti gli italiani». L’argomento, nella visione del partito di Giorgia Meloni, troverebbe fondamento nella necessità di evitare ambiguità giuridiche prodotte dalla composizione del capitale di via Nazionale.

Al 15 ottobre 2025, i partecipanti al capitale risultano essere 175 tra banche, fondazioni, casse, assicurazioni ed enti di previdenza. Tra essi figurano anche istituti controllati da gruppi stranieri, come Bnl del gruppo Bnp Paribas con una quota del 2,83%, Crédit Agricole con il 2,81% e Allianz con lo 0,10%. Secondo il dossier, questo scenario configura un rischio da non sottovalutare, perché «è importante ribadire che le riserve non saranno mai nella disponibilità dei soggetti privati».

Giorgetti incontra Lagarde: il confronto con la Bce

Il dibattito non si limita ai confini nazionali. A Bruxelles è previsto il faccia a faccia tra Giancarlo Giorgetti e Christine Lagarde sull’oro di Bankitalia, a margine dell’Eurogruppo. L’obiettivo del ministro dell’Economia è rassicurare la presidente della Bce, superando le perplessità dell’Eurotower sul testo dell’emendamento.

Nella lettera inviata a Lagarde, Giorgetti ha spiegato che la misura serve a «chiarire» che «la disponibilità e gestione delle riserve auree del popolo italiano sono in capo alla Banca d’Italia» nel pieno rispetto dei trattati europei. L’emendamento riformulato dal Mef stabilisce che «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d’Italia, come iscritte nel proprio bilancio, appartengono al popolo italiano».

Il governo considera la questione politica e non tecnica: l’obiettivo è semplicemente affermare un principio che, nella lettura dell’esecutivo, non compromette né l’indipendenza di Bankitalia né il quadro normativo europeo. L’esito del confronto dipenderà anche dal dialogo diretto con Lagarde, anche se il parere della Bce non è vincolante e il percorso parlamentare potrà comunque proseguire.

La pressione della maggioranza e il clima politico

Nel frattempo, la maggioranza continua a fare pressione per chiudere il dossier. Il responsabile del programma di FdI, Francesco Filini, afferma di avere «difficoltà a comprendere questa levata di scudi» della Bce, mentre dalla Lega si alzano toni altrettanto critici: «A che titolo la Bce si mette a sindacare su cose che non sono conferite alla banca centrale?», domanda il senatore Claudio Borghi.

Gli emendamenti del governo, attesi in commissione Bilancio, includeranno la proposta sulle riserve auree all’interno di un pacchetto snello, mentre i riformulati conterranno modifiche più consistenti alla legge di bilancio. L’obiettivo politico è arrivare a un’approvazione rapida, senza ulteriori frizioni.

Enrico Foscarini, 11 dicembre 2025

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