Economia

IL CASO

Pasqua al lavoro, il sindacato non ci sta

Acciaierie bresciane aperte nelle festività per sfruttare un surplus di energia a prezzi bassi. Fiom e Fim dubbiose nonostante i bonus

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Il tema del lavoro nei giorni superfestivi come Pasqua e Pasquetta torna al centro del dibattito dopo l’iniziativa che coinvolge diverse acciaierie lombarde, tra cui Feralpi, in collaborazione con Terna. La questione è delicata perché intreccia esigenze produttive, costi energetici e diritti dei lavoratori, con un equilibrio che richiede prudenza e buon senso.

Il presidente del gruppo siderurgico Feralpi e di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, ha spiegato con chiarezza il senso della scelta, sottolineando che “sono imbarazzato a far lavorare la mia gente a Pasqua e Pasquetta, hanno diritto di stare con la famiglia, ma dobbiamo fare i salti mortali per star dietro alle oscillazioni dei costi dell’energia e li facciamo fare anche ai nostri dipendenti”. Parole che raccontano bene la tensione tra esigenze industriali e dimensione umana del lavoro, senza negare la centralità del tempo libero e della famiglia.

Il surplus di energia e l’opportunità per l’industria

All’origine della decisione c’è una situazione tecnica precisa: un surplus di energia prodotto dal fotovoltaico che rischierebbe di essere sprecato nei giorni festivi. Per evitare di scollegare gli impianti e disperdere risorse, Terna ha proposto alle principali acciaierie della provincia di Brescia di mantenere attivi i forni elettrici durante Pasqua, Pasquetta e altre festività civili come 25 aprile, Primo Maggio e 2 giugno, garantendo tariffe energetiche fortemente agevolate.

Per le imprese siderurgiche, alle prese con bollette energetiche sempre più pesanti e con l’incertezza legata agli scenari internazionali, si tratta di una possibilità concreta per contenere i costi e mantenere competitiva la produzione. Non sorprende quindi che aziende come Ori Martin, Alfa Acciai, Feralpi, Ferriere Valsabbia, Duferco e Arvedi abbiano valutato con attenzione l’opportunità, organizzando squadre minime di lavoratori su base volontaria.

In questo contesto emerge una realtà spesso trascurata nel dibattito pubblico: l’industria energivora vive di scelte rapide e pragmatiche, soprattutto quando i mercati e i costi dell’energia oscillano rapidamente. La possibilità di sfruttare energia a basso costo in giorni festivi diventa quindi una leva competitiva che può fare la differenza.

Bonus e incentivi: il lavoro festivo come scelta

Il punto più significativo dell’iniziativa riguarda gli incentivi economici offerti ai lavoratori. I primi calcoli parlano di bonus consistenti: fino a 1.800 euro per quattro giorni alla Alfa Acciai, circa 300 euro per ogni festività alla Feralpi e 450 euro alla Ori Martin. Cifre che mostrano come il lavoro festivo sia stato proposto come opportunità retribuita e non come imposizione.

Questo aspetto è centrale perché introduce un principio di equilibrio: lavorare nei giorni di festa deve restare una scelta libera e consapevole, sostenuta da una compensazione economica adeguata e dal rispetto della vita privata. Il valore della famiglia e del tempo libero non viene messo in discussione, ma si riconosce che in alcuni casi lavoratori e imprese possono trovare un punto di incontro conveniente per entrambi.

In molte fabbriche, infatti, la proposta ha trovato disponibilità proprio perché legata a un incentivo significativo, segno che quando libertà di scelta e remunerazione si incontrano, il sistema produttivo riesce a funzionare senza tensioni eccessive.

Le critiche dei sindacati

Non sono mancate le perplessità da parte dei sindacati. I rappresentanti locali di Fim e Fiom hanno espresso contrarietà, chiarendo che non si tratta di un’opposizione ideologica ma della critica a una gestione ritenuta troppo improvvisata e della richiesta di una programmazione industriale più strutturata. Secondo loro “non si può ridurre la politica industriale a un bonus”, pur riconoscendo di comprendere le motivazioni dei lavoratori che hanno accettato di lavorare durante le festività.

Si tratta di una posizione che mette in evidenza un nodo reale: il lavoro festivo non può diventare una soluzione strutturale senza un confronto stabile tra imprese e rappresentanze dei lavoratori. Lo stesso Pasini ha mantenuto un tono prudente, spiegando che “se il lavoro straordinario dei giorni super festivi dovesse diventare strutturale bisognerà trovare un accordo con i sindacati, come fatto in passato per sabati e domeniche”.

Enrico Foscarini, 27 marzo 2026

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