Le Borse europee archiviano una seduta di forte entusiasmo con Piazza Affari protagonista assoluta. Il Ftse Mib ha infatti aggiornato i propri massimi storici, superando un record che resisteva da oltre ventisei anni, mentre il crollo dei prezzi di petrolio e gas ha alimentato gli acquisti su azioni e obbligazioni. Gli investitori guardano con crescente ottimismo ai negoziati tra Stati Uniti e Iran, convinti che i tempi siano maturi per un accordo capace di allentare le tensioni geopolitiche e riaprire pienamente lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per i flussi energetici globali.
A rafforzare il clima positivo sono state le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, secondo cui i colloqui con Teheran “procedono bene”. Parole che hanno sostenuto la propensione al rischio sui mercati nonostante la cautela mostrata dall’Iran, che ha parlato di “progressi” ma ha escluso accordi “imminenti”, precisando di non voler cedere a richieste considerate “eccessive”.
Il Ftse Mib supera il record del 2000
La giornata è stata particolarmente significativa per il listino milanese. Il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dell’1,4% a quota 50.220 punti, superando il precedente massimo storico di 50.109 punti registrato il 6 marzo del 2000. Un traguardo simbolico che conferma il brillante avvio d’anno di Piazza Affari, capace di mettere a segno un progresso dell’11,7%.
Il mercato italiano si colloca così tra i migliori a livello globale, dietro soltanto ai grandi listini tecnologici come Nasdaq, Seul e Tokyo, trainati negli ultimi mesi dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale. Sul listino milanese si sono messe particolarmente in evidenza Avio, salita del 7,2%, Nexi con un balzo del 6,5% e Amplifon in crescita del 3,9%.
Crollano petrolio e gas: i mercati scommettono sulla distensione
A sostenere il rally azionario è stato soprattutto il forte calo delle materie prime energetiche. Gli operatori ritengono che un’intesa tra Washington e Teheran possa ridurre le tensioni nell’area mediorientale e riportare maggiore stabilità sulle forniture globali.
In serata il Wti e il Brent lasciavano sul terreno oltre il 6%, con il greggio americano a 90,62 dollari al barile e quello del Mare del Nord a 97 dollari. In netto ribasso anche il gas europeo, con i future Ttf scesi del 6,5% a 45,5 euro.
Il ribasso dell’energia ha però penalizzato i titoli del comparto oil. A Milano Eni è stata la peggiore del Ftse Mib, chiudendo in calo dell’1,1%, proprio a causa della discesa del prezzo del petrolio.
Rally delle obbligazioni e spread in calo
La frenata dei prezzi energetici ha avuto effetti immediati anche sul mercato obbligazionario. Gli investitori vedono infatti diminuire il rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione e, di conseguenza, di ulteriori strette monetarie aggressive da parte delle banche centrali.
I rendimenti dei Btp sono scesi di quasi 12 punti base, attestandosi al 3,65%, mentre lo spread tra Btp e Bund tedeschi si è ristretto a 70 punti base. Un movimento che riflette il ritorno degli acquisti sui titoli di Stato dopo settimane dominate dai timori per tassi d’interesse più elevati.
La Banca centrale europea dovrebbe comunque procedere con un nuovo rialzo dei tassi già a giugno, mentre la Federal Reserve ha recentemente rimesso in discussione il proprio orientamento più accomodante.
Mercati ottimisti ma resta il rischio volatilità
Nonostante l’euforia della seduta, gli analisti invitano alla prudenza. Il Global Credit Team di Algebris sottolinea infatti che “la situazione è ancora speculativa” e che mancano “conferme ufficiali di un accordo”, anche se il quadro attuale appare “sufficiente a sostenere la propensione al rischio sui mercati”.
Gli esperti avvertono però che “qualsiasi battuta d’arresto nei negoziati” potrebbe “rapidamente innervosire” gli investitori e “innescare un’inversione del recente rally”. Un rischio legato anche ai livelli molto elevati raggiunti dalle Borse internazionali, considerate ora più vulnerabili a eventuali delusioni sul fronte geopolitico o macroeconomico.
Enrico Foscarini, 26 maggio 2026
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