Economia

L'ANALISI

Pil e occupati: per ora la recessione è evitata

Prodotto interno lordo rivisto al rialzo e occupazione record ad aprile. Inflazione e margini d’impresa impongono prudenza

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La revisione al rialzo del Pil nel primo trimestre del 2026 conferma che l’economia italiana continua a muoversi in territorio positivo nonostante un quadro internazionale ancora fragile. L’Istat ha corretto la crescita congiunturale dallo 0,2% allo 0,3% e quella tendenziale dallo 0,7% allo 0,8%, segnalando come l’acquisizione di dati più completi abbia restituito un quadro migliore rispetto alle stime preliminari.

A sostenere il dato sono soprattutto i consumi interni e gli investimenti, con consumi finali nazionali in aumento dello 0,4% e investimenti fissi lordi in crescita dello 0,7%. Positivo anche il contributo del commercio estero, con esportazioni in aumento del 2,2% e importazioni in calo dello 0,7%. Si tratta di segnali che mostrano una struttura economica più resiliente rispetto a quanto molti osservatori avessero previsto solo pochi mesi fa.

Non sorprende quindi che anche Confcommercio parli di un’Italia “a distanza di sicurezza dalla recessione”, sottolineando come il recupero della domanda interna e il miglioramento del mercato del lavoro possano sostenere la crescita nel corso dell’anno. Secondo l’associazione, “la difficile situazione internazionale potrà essere affrontata dall’economia italiana con qualche chance di successo”.

Occupazione record ad aprile, ma il dato va letto con cautela

Il dato che ha colpito maggiormente è però quello relativo al lavoro. Ad aprile gli occupati sono aumentati di 123mila unità rispetto a marzo, raggiungendo quota 24 milioni e 337mila, il livello più alto mai registrato. Su base annua la crescita è di 269mila occupati, mentre il tasso di occupazione sale al 63,1% e la disoccupazione scende al 5,1%.

Numeri che spiegano l’ottimismo espresso dal governo. Giorgia Meloni ha rivendicato come “non c’erano mai state così tante persone al lavoro nella nostra Nazione”, aggiungendo che “la sinistra ha sempre detto di voler combattere il precariato. La destra lo sta facendo”. Anche il ministro del Lavoro Marina Calderone ha parlato di “quadro di straordinaria salute per il nostro sistema produttivo”, sostenendo che “non siamo di fronte a una crescita temporanea o puramente congiunturale, ma a un consolidamento sistemico”.

Il miglioramento, effettivamente, appare diffuso. Crescono uomini e donne, aumentano sia i dipendenti permanenti sia gli autonomi, mentre il lavoro a termine continua a ridursi su base annua. Anche il calo degli inattivi rappresenta un segnale incoraggiante dopo il deterioramento osservato nei mesi precedenti.

Tuttavia, proprio la forza del dato di aprile suggerisce di evitare facili entusiasmi. Il mercato del lavoro è un indicatore tipicamente lagging, cioè tende a reagire in ritardo rispetto al ciclo economico, e il rimbalzo osservato dopo la debolezza di febbraio e marzo presenta elementi di evidente anomalia statistica. Le “montagne russe” degli ultimi mesi consigliano quindi prudenza nell’interpretazione del trend.

Estate favorevole, ma resta il nodo demografico

L’avvicinarsi della stagione estiva potrebbe comunque sostenere ulteriormente l’occupazione nei prossimi mesi, soprattutto nei servizi, nel turismo e nelle attività legate ai consumi stagionali. È quindi plausibile attendersi una tenuta del mercato del lavoro o persino un ulteriore miglioramento nel breve termine.

Resta però aperto il problema strutturale della composizione demografica dell’occupazione. La crescita continua infatti a essere trainata soprattutto dagli over 50, mentre le fasce più giovani mostrano ancora fragilità evidenti. Su base annua gli occupati tra i 15 e i 24 anni risultano in calo, così come quelli nella fascia 35-49 anni.

Il quadro generale è quindi positivo, ma non ancora pienamente equilibrato. L’Italia continua a creare lavoro, ma fatica ancora a rafforzare in modo stabile la partecipazione delle generazioni più giovani e delle fasce centrali del mercato occupazionale.

Inflazione sotto controllo, ma attenzione alla marginalità

Sul fronte dei prezzi emergono segnali misti. L’inflazione a maggio accelera al 3,2%, sospinta soprattutto dagli energetici e dai servizi, ma il cosiddetto carrello della spesa resta fermo al 2,3%. In altre parole, i beni alimentari e i prodotti essenziali mostrano una dinamica molto più contenuta rispetto all’inflazione generale.

Questo elemento aiuta a preservare il potere d’acquisto delle famiglie e potrebbe sostenere ulteriormente i consumi nel breve periodo. Tuttavia, proprio la combinazione tra occupazione in crescita e prezzi relativamente frenati rischia di aprire un problema di marginalità per le imprese.

Se i costi energetici e alcuni costi operativi continuano infatti a crescere più rapidamente dei prezzi finali scaricabili sui consumatori, molte aziende potrebbero vedere comprimersi i margini nei prossimi trimestri. È un rischio che oggi resta sullo sfondo, ma che merita attenzione soprattutto in un’economia composta in larga parte da piccole e medie imprese.

Per questo motivo i dati diffusi dall’Istat vanno letti certamente come un segnale incoraggiante, ma non come l’inizio di una fase priva di criticità. L’Italia mostra oggi una capacità di tenuta superiore alle attese, ma il consolidamento della crescita richiederà ancora equilibrio, produttività e prudenza.

Enrico Foscarini, 29 maggio 2026

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