Gli stipendi crescono, l’occupazione tocca nuovi massimi e i conti dell’Inps chiudono in avanzo. Sono questi i principali elementi che emergono dal XXV Rapporto annuale dell’Istituto, presentato alla Camera. Numeri che raccontano un mercato del lavoro più solido rispetto agli anni della pandemia e che il governo rivendica come il risultato delle politiche adottate sul fronte del lavoro e della fiscalità.
Al tempo stesso, però, gli stessi dati dell’Inps suggeriscono una riflessione meno trionfalistica. L’aumento delle retribuzioni nette, infatti, è stato reso possibile soprattutto dagli interventi su contributi, detrazioni ed esenzioni fiscali. Un segnale che conferma come il problema italiano non sia soltanto quanto le imprese paghino i lavoratori, ma soprattutto quanto il fisco continui a pesare sul costo del lavoro.
Stipendi in aumento grazie anche agli sgravi fiscali
Nel 2025 i 21 milioni di dipendenti pubblici e privati, esclusi operai agricoli e lavoratori domestici, hanno percepito una retribuzione media annua di 27.649 euro, con una crescita del 3,6% rispetto all’anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019.
L’aspetto più interessante del rapporto riguarda però la dinamica delle retribuzioni nette. L’Inps sottolinea infatti che, grazie ai diversi interventi su contributi, aliquote, detrazioni e nuove esenzioni, la retribuzione netta mediana è cresciuta del 19,2%, sostanzialmente in linea con l’inflazione.
Il dato evidenzia un aspetto strutturale dell’economia italiana: quando il prelievo fiscale e contributivo si riduce, il reddito disponibile dei lavoratori cresce anche senza aumentare nella stessa misura il costo sostenuto dalle imprese. È una conferma indiretta di quanto il cuneo fiscale continui a rappresentare uno dei principali ostacoli alla crescita dei salari.
Calderone: «La detassazione sta producendo risultati»
Il ministro del Lavoro Marina Calderone rivendica gli effetti delle misure introdotte dall’esecutivo.
«Il nostro impegno è dare continuità alle norme che nella legge di Bilancio del 2026 prevedono la tassazione agevolata dei rinnovi contrattuali, dei premi di risultato e delle indennità per il lavoro faticoso: abbiamo destinato 2 miliardi di euro per queste voci e il nostro obiettivo è riconfermare questo nostro impegno sulla legge di Bilancio 2027 per dare continuità, per far rinnovare i contratti a scadenza, per rinnovare i contratti e migliorare anche le condizioni retributive».
Il ministro aggiunge che «aver incentivato i rinnovi contrattuali con una tassazione al 5%, ma soprattutto aver valorizzato anche la contrattazione di secondo livello, quindi la capacità da parte delle aziende di poter costruire un sistema di premialità e di welfare aggiuntivo rispetto ai contratti, dando la possibilità di applicare una tassazione all’1% fino a 5mila euro sta producendo dei risultati. Aumenta il numero dei contratti sottoscritti, aumenta la soglia, cioè il livello medio di premio riconosciuto ai lavoratori: erano circa 1.400-1.500 euro nello scorso anno, adesso siamo a una media di 1.800 euro e questo credo sia frutto della politica di sostegno e di detassazione che il governo ha messo in campo».
La crescita dei premi di risultato rappresenta probabilmente uno dei passaggi più interessanti del rapporto, perché lega una parte della retribuzione alla produttività aziendale, meccanismo generalmente più efficiente rispetto agli aumenti salariali determinati esclusivamente dalla contrattazione nazionale.
Occupazione ai massimi storici e conti Inps in equilibrio
Il Rapporto evidenzia inoltre che l’occupazione ha superato definitivamente i livelli precedenti alla pandemia, arrivando a oltre 24 milioni di occupati e a un tasso di occupazione del 63%, il più elevato mai registrato. La crescita è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo indeterminato.
Positivi anche i conti dell’Istituto. Nel 2025 gli impegni ammontano a 554,3 miliardi di euro a fronte di entrate per 571,2 miliardi, con un avanzo complessivo di 16,8 miliardi.
Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha sottolineato che «il sistema è in equilibrio con un bilancio positivo, ma proprio perché il sistema è in equilibrio sappiamo allo stesso tempo quali sono le criticità e le preoccupazioni».
La vera sfida resta la crescita della produttività
Se il rapporto certifica un miglioramento dei principali indicatori del mercato del lavoro, resta aperta la questione che da anni limita l’economia italiana: la produttività.
Gli sgravi fiscali possono aumentare il reddito disponibile dei lavoratori e alleggerire il costo del lavoro, ma rappresentano strumenti di accompagnamento. Nel lungo periodo, salari più elevati e crescita stabile possono essere sostenuti soprattutto da un incremento della produttività, degli investimenti e della capacità competitiva delle imprese.
Anche per questo, tra i dati del Rapporto Inps, quelli relativi alla diffusione della contrattazione di secondo livello e dei premi di risultato appaiono tra i più significativi: sono gli strumenti che più direttamente collegano la crescita delle retribuzioni alla creazione di valore nelle aziende, invece che a un maggiore intervento pubblico.
Enrico Foscarini, 9 luglio 2026
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