La crisi energetica riapre il confronto tra Roma e Bruxelles sui vincoli di bilancio. Con una lettera inviata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, la premier Giorgia Meloni ha chiesto di estendere “temporaneamente il campo di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale, già prevista per le spese di difesa, anche agli investimenti e alle misure straordinarie necessarie per fronteggiare la crisi energetica”.
Il punto politico è chiaro: il governo vuole evitare che il nuovo shock sul petrolio e sui carburanti finisca per scaricarsi interamente sui conti delle famiglie e delle imprese italiane senza che l’Europa conceda margini di manovra sui bilanci nazionali. Secondo Palazzo Chigi, la distinzione tra sicurezza militare e sicurezza energetica non regge più davanti alla pressione dei mercati e al rischio di un rallentamento economico continentale.
Nella missiva Meloni sottolinea infatti che “lo straordinario incremento dei costi energetici che stiamo subendo rappresenta una circostanza eccezionale al di fuori del controllo degli Stati membri con pesanti ripercussioni sulle finanze pubbliche”. Da qui la richiesta di una linea europea più pragmatica: “Non possiamo giustificare agli occhi dei nostri cittadini che l’Ue consenta flessibilità finanziaria per sicurezza e difesa strettamente intese e non per difendere famiglie, lavoratori e imprese da una nuova emergenza energetica che rischia di colpire duramente l’economia reale”.
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Il nodo delle accise e la ricerca delle coperture
Dietro la richiesta italiana c’è anche una questione molto concreta: trovare le risorse per prorogare il taglio delle accise sui carburanti senza compromettere il percorso di rientro del deficit. Lo sconto introdotto a metà marzo dopo l’impennata del petrolio scade infatti questa settimana e il ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti sta cercando nuove coperture finanziarie.
Finora il taglio è costato quasi 1,3 miliardi di euro alle casse pubbliche. Per estenderlo di altre tre settimane servirebbero almeno 340 milioni, mentre resta aperto anche il capitolo degli aiuti agli autotrasportatori. Il governo prova così a evitare una doppia stretta: da una parte l’aumento dei prezzi alla pompa, dall’altra il rischio di dover comprimere altre voci di spesa per rispettare rigidamente i parametri europei.
È proprio questo il cuore dell’iniziativa italiana: chiedere che gli interventi straordinari contro il caro energia vengano considerati alla stregua delle spese per la sicurezza strategica. Non a caso Meloni avverte Bruxelles che “in assenza di questa necessaria coerenza politica sarebbe molto difficile per il governo spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste”.
Scorte di petrolio ai minimi e mercati sotto pressione
Lo sfondo resta quello di un mercato petrolifero sempre più teso. Le scorte mondiali di greggio continuano infatti a ridursi mentre il blocco dello Stretto di Hormuz rallenta il traffico delle petroliere e alimenta nuove tensioni sui prezzi. Secondo Ubs, entro la fine di maggio le riserve globali potrebbero scendere ai livelli più bassi dal 2016, passando da 8,2 a 7,6 miliardi di barili.
Nel frattempo il Brent ha superato i 100 dollari al barile e il Wti americano viaggia attorno ai 110 dollari. Un quadro che rischia di trasformarsi rapidamente in un problema non solo inflazionistico ma anche industriale, soprattutto per un’Europa ancora fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e già alle prese con una crescita debole.
Enrico Foscarini, 18 maggio 2026
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