Nuovo contesto, nuova strategia di investimento. Le tensioni geopolitiche e la volatilità dei mercati hanno spedito in soffitta la tradizionale divisione tra fondi attivi e fondi passivi. Vediamo i motivi con l’aiuto del Group CEO del colosso finanziario Schroders, Richard Oldfield.
Non solo la gestione attiva degli investimenti va oltre la semplice selezione dei titoli, ma la tempesta innescata dal Liberation Day di Trump ha dimostrato quanto possa essere rischioso replicare indici dominati da pochi titoli. “Quasi tre quarti dell’indice MSCI World è costituito da società statunitensi e solo dieci titoli, principalmente tecnologici, ne rappresentano la metà”, mette in guardia Oldfield.
Gli investitori professionali cercano un approccio più ponderato, con l’80% che si sta orientando verso strategie di gestione attiva. A dirlo è l’ultimo sondaggio Global Investor Insights Survey di Schroders. La priorità è rendere i portafogli più resistenti, diversificando tra aree geografiche, stili e asset class. Molti hanno poi ridotto l’esposizione al dollaro.
“Di fronte alle insidie di un indice, gli investitori desiderano un approccio anticipatorio o contrarian”, sottolinea il Group Ceo di Schroders. Fattori macroeconomici – quali tassi di interesse o liquidità – stanno cedendo il posto a quelli microeconomici, portando in primo piano la resilienza degli utili delle singole società. Una idea potrebbe quindi essere l’approccio value, in cui i titoli sottovalutati offrono un margine di sicurezza; oppure scegliere alcuni temi di investimento.
Trump a parte, esistono problemi strutturali come il forte aumento del debito sovrano. Questo spingerà i rendimenti, offrendo un parziale appiglio agli investitori; a cui si aggiunge l’alternativa del debito privato.
Complice l’intelligenza artificiale, i fondi avranno inoltre portafogli sempre più personalizzati in base agli obiettivi e alle scadenze, di ciascun investitore. Dopo 25 anni di ascesa per i fondi passivi, siamo al punto di svolta.

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