Economia e Logistica

FOLLIE SINISTRE

Ilva, Taranto sarà un deserto. Grazie Emiliano!

I veti ideologici di Emiliano e della sinistra cancellano l'acciaio Ilva da Taranto. La produzione si sposterà a Genova

Michele Emiliano Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Taranto è ormai destinata a diventare un deserto industriale. La produzione dell’ex Ilva, che fino a pochi anni fa rappresentava il cuore pulsante dell’industria siderurgica italiana, si sposterà definitivamente a Genova. E se qualcuno pensa che la responsabilità sia solo legata alla situazione economica o alle questioni ambientali, sbaglia: la colpa è in gran parte dei politici locali, a partire dal governatore pugliese Michele Emiliano, che, spinti da interessi elettorali e ideologie estreme, hanno ostacolato in ogni modo la rinascita dello stabilimento.

Le scelte fatali di Emiliano e dei sindaci locali

I continui “no” ai progetti di rilancio, come il rigassificatore nel porto di Taranto, sono solo la punta dell’iceberg. A queste scelte politiche si aggiungono i tentativi falliti di coinvolgere nuovi investitori, il tutto in un contesto dove la magistratura ha avuto un peso determinante nel rallentare qualsiasi processo di recupero industriale. “La politica pugliese ha affossato l’Ilva”, affermano esperti del settore. Senza un piano condiviso, Taranto è destinata a rimanere solo un ricordo di quello che fu.

Il piano siderurgico nazionale: Genova come nuova capitale dell’acciaio

Il nuovo piano siderurgico nazionale, che si prefigge di sviluppare impianti con forni elettrici e tecnologie a zero emissioni, punta tutto su Genova e altre città come Novi Ligure e Cuneo. In Puglia, invece, le prospettive sono cupe. “Taranto non potrà più competere. Il futuro dell’acciaio italiano si farà altrove”, dichiarano fonti vicine al governo. Il risvolto drammatico per la città è che la produzione si ridurrà drasticamente, mentre il numero di lavoratori si abbasserà ulteriormente, in un ridimensionamento che sancisce la fine della storica attività siderurgica tarantina.

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Un dramma che arriva da lontano

Se oggi Taranto è una città con un’industria quasi inesistente, non è certo per colpa di eventi recenti. Anni di battaglie politiche e sentenze hanno messo in ginocchio quello che un tempo era il fiore all’occhiello dell’acciaio europeo. Dalla fine della gestione della famiglia Riva, alla sciagurata cancellazione dello scudo penale durante il governo grillino, le decisioni politiche sbagliate si sono sommate l’una all’altra, senza una visione strategica complessiva. Ogni tentativo di risollevare la città è stato ostacolato, tanto che, oggi, la produzione è ferma quasi del tutto, mentre il futuro di Taranto appare sempre più incerto.

Un Paese che perde la sua industrializzazione

In un contesto globale in cui la domanda di acciaio è destinata ad aumentare, soprattutto per la necessità di rifornire l’industria della difesa, l’Italia si ritrova con una siderurgia che si sta sgretolando. “Gli altri Paesi, tra cui la Romania, stanno già producendo l’acciaio di cui abbiamo bisogno. Noi, invece, siamo fermi a normative obsolete che non ci permettono di essere competitivi”, dichiarano gli esperti. E mentre la politica italiana sembra concentrata più su interessi locali che su una strategia industriale unitaria, la speranza di un rilancio dell’acciaio nazionale è ormai una chimera.

La storia dell’Ilva a Taranto, dunque, si avvia verso un finale tragico, dove a pagare il prezzo saranno i lavoratori, le famiglie e l’intero Paese. Taranto diventa, ancora una volta, la vittima di una politica incapace di guardare oltre l’immediato, con la tragica consapevolezza che il futuro industriale italiano è ormai segnato.

Enrico Foscarini, 4 luglio 2025

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