Economia e Logistica

L'ANALISI

Conti pubblici, l’Italia sta meglio della Francia

Lo spread tra i Btp e gli Oat francesi è ai minimi storici. Le misure di Giorgetti tengono in carreggiata i conti pubblici, per Macron saranno lacrime e sangue

Giorgetti macron Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Lo spread tra i Btp italiani e gli Oat francesi si è ridotto a meno di 20 punti base, segnando un minimo storico che solo un anno fa sembrava irraggiungibile, quando la differenza si attestava intorno agli 80 punti. A determinare questa dinamica, secondo l’analisi dell’economista Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison e presidente del Comitato Scientifico del Centro Studi Confindustria, è la crescente consapevolezza dei mercati circa la fragilità dei conti pubblici francesi.

Francia: debito fuori controllo

Alla fine del primo trimestre 2025 il debito pubblico francese ha toccato i 3.345 miliardi di euro, superando di ben 314 miliardi quello italiano (3.033 miliardi). Solo un anno prima, il divario era di 260 miliardi: una crescita che segnala un allargamento costante della forbice, determinata in larga parte da un deficit primario strutturale, non dagli interessi. Nel solo ultimo anno, il debito francese al netto degli interessi è salito di 124 miliardi, quasi tre volte l’aumento dell’Italia (46 miliardi).

Italia: deficit sotto controllo e surplus primario

L’Italia, al contrario, è tornata in surplus primario già dallo scorso anno. Merito delle politiche prudenti del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha saputo tenere sotto controllo i conti pubblici. L’aumento del debito è oggi legato principalmente al costo del servizio del debito, che nel periodo è stato pari a 87,1 miliardi (contro i 60,9 miliardi francesi. Questo differenziale, spiega Fortis, dipende dall’elevato spread pagato in passato dal nostro Paese, ma anche da un rating che resta più basso di quanto meriti.

Nonostante questo, la stretta tra i rendimenti dei Btp e degli Oat è ormai una realtà, con i titoli italiani a breve termine che già pagano quanto i francesi (sui 3 mesi è cosi, sui 6 mesi lo spread è di soli 4 punti). E, stante l’attuale disciplina di bilancio, il percorso verso una convergenza più rapida è possibile, specie se le agenzie di rating iniziassero a seguire l’evidenza dei mercati. L’analisi fin qui condotta, infatti, non giustifica un “AA-” per Emmanuel Macron e un “BBB+” per l’Italia. Considerata l’evoluzione in corso, un regime “singola A” per entrambi rappresenterebbe una giusta valutazione.

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Il sorpasso che cambia la narrativa sull’Italia

Il confronto con la Francia è impietoso anche sul fronte della composizione del debito. A fine 2024, ben 1.754 miliardi di debito pubblico francese erano in mano a investitori non residenti. Famiglie e imprese francesi detenevano appena 39 miliardi, pari a solo l’1,1% del totale. L’Italia, invece, mostra una forte capacità di autofinanziamento: famiglie e imprese italiane detenevano 421 miliardi di titoli di Stato, ovvero il 14,2% del debito pubblico complessivo.

Questo elemento è sempre più fondamentale agli occhi degli investitori internazionali: un debito troppo dipendente da soggetti esteri diventa potenzialmente instabile in caso di crisi di fiducia. Ecco perché le recenti turbolenze politiche francesi e i timori di un intervento europeo, paventati perfino da “Le Monde”, hanno rafforzato il confronto a favore dell’Italia.

Il peso dei dati e il futuro dei rating

Secondo Fortis, tra il 2019 e il 2024 il debito pubblico italiano non detenuto da investitori interni è sceso dal 121,2% al 116,1% del Pil. Al contrario, quello francese è salito dal 96,3% al 111,7%. I due Paesi oggi si trovano con livelli di debito assoluto quasi identici, ma con strutture e dinamiche profondamente diverse.

Un dettaglio chiave: mentre il governo italiano continua a difendere con rigore i conti pubblici, come ribadito più volte dal ministro Giancarlo Giorgetti, la Francia si trova costretta a parlare pubblicamente di austerità. La ministra delle Finanze Amélie de Montchalin ha lanciato l’allarme: «Se non facciamo questa scelta adesso, saranno i nostri creditori o il Fmi che ce lo imporranno».

La riforma invisibile

Il sorpasso della Francia da parte dell’Italia sul fronte del debito “non autofinanziato” in rapporto al Pil non è solo simbolico. È, secondo Fortis, la più grande riforma economica italiana degli ultimi quarant’anni: la riforma della credibilità internazionale. I mercati lo stanno capendo, ora tocca alle agenzie di rating prenderne atto.

Enrico Foscarini, 10 luglio 2025

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