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Nucleare, l’Italia riapre il dossier

Il Consiglio dei ministri domani esaminerà il ddl delega che reintroduce il nucleare puntando su nuove centrali, ricerca avanzata e indipendenza energetica

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Dopo oltre trent’anni di stop, l’Italia è a un punto di svolta. Il dossier nucleare è ufficialmente riaperto e lo fa con un’ambizione che va oltre la semplice costruzione di nuove centrali. È atteso in Consiglio dei Ministri l’esame definitivo del disegno di legge che conferirà al Governo il potere di ridisegnare l’intero settore, spianando la strada non solo a una nuova generazione di centrali a fissione, ma anche alla gestione delle scorie, alla ricerca sulla fusione e alla creazione di una filiera industriale nazionale completa.

Una roadmap per il ritorno dell’atomo

Il testo in discussione è una complessa legge delega. Questo significa che il Parlamento fisserà i principi e gli obiettivi strategici (come la necessità di dotare il Paese di una legislazione moderna per la produzione di energia nucleare sostenibile), mentre il Governo avrà dodici mesi per tradurli in decreti legislativi operativi.

L’obiettivo è chiaro: inserire il nucleare a pieno titolo nel mix energetico nazionale per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. La visione non si limita alla sola elettricità, ma guarda anche alla produzione di idrogeno pulito attraverso la tecnologia nucleare.

Un ecosistema nucleare completo

Il progetto tracciato dalla delega è olistico e ambizioso, mirando a coprire ogni aspetto della catena di valore nucleare:

  • Nuovi Impianti e SMR: Verranno definiti i criteri per la sperimentazione e la localizzazione di nuove centrali, con un focus sulle tecnologie avanzate e modulari (SMR), più flessibili e veloci da costruire.
  • Scorie e Decommissioning: Verranno riordinate le normative sulla gestione del combustibile, dei rifiuti radioattivi e sul decommissioning (smantellamento) delle vecchie centrali.
  • Ricerca sulla Fusione: Un capitolo fondamentale è dedicato alla fusione nucleare, riconosciuta come la frontiera energetica del futuro.

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La sicurezza è il pilastro della nuova strategia. La legge delega prevede un riordino completo delle competenze di vigilanza e controllo. L’ipotesi è quella di istituire un’autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, un’agenzia sul modello di quelle già esistenti nei grandi Paesi nucleari, che garantirà il rispetto dei più elevati standard internazionali, in linea con i parametri dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica).

Parallelamente, il piano pone l’accento sulla formazione: sarà cruciale creare nuove competenze specializzate (tecnici, ingegneri, ricercatori) per sostenere la nascente industria.

Il coinvolgimento dei territori

La rinascita nucleare italiana dovrà avvenire nel rispetto della sostenibilità, non solo ambientale, ma anche sociale ed economica, in linea con i requisiti della tassonomia europea.

I decreti dovranno definire criteri chiari per la localizzazione degli impianti, che avverrà su iniziativa dei proponenti. Il testo prevede inoltre meccanismi di consultazione e coinvolgimento dei territori interessati, con misure di promozione e valorizzazione per le comunità che ospiteranno i nuovi siti, assicurando che il beneficio sia condiviso.

Il piano è sostenuto da uno stanziamento iniziale, con 20 milioni di euro all’anno dal 2027 al 2029 per gli investimenti e risorse significative (1,5 milioni per il 2025 e 6 milioni per il 2026) dedicate a una campagna di informazione per i cittadini. L’obiettivo è superare le paure del passato e costruire un consenso informato su una scelta che potrebbe cambiare il volto energetico dell’Italia per i prossimi decenni.

Enrico Foscarini, 1 ottobre 2025

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