IL REPORT

Inps, il posto fisso vince anche in pensione

Rapporto Inps 2024: la spesa per le pensioni degli ex dipendenti pubblici è doppia rispetto ai privati. E ci sono 280mila baby pensionati ancora a carico

7.6k 31
pensioni

La favola del posto fisso, magistralmente narrata da Checco Zalone in Quo Vado, continua anche dopo l’ultimo stipendio. Secondo il Rapporto Inps 2024, i pensionati pubblici se la passano meglio di tutti: l’assegno medio è di 2.221 euro al mese, quasi il doppio dei poveri cristi del settore privato che devono accontentarsi di 1.408 euro. E al vertice della piramide ci sono loro, i sanitari, che ogni mese incassano in media 5.117 euro. Altro che camici bianchi: qui parliamo di camicie dorate.

Il conto lo pagano tutti

La spesa pensionistica complessiva nel 2024 è stata di circa 320 miliardi di euro. Di questi, 227 miliardi sono serviti a pagare i pensionati privati, e 94 miliardi quelli pubblici. Peccato che il rapporto costi-benefici non sia proprio equilibrato: un pensionato privato pesa 1 sul bilancio, uno pubblico 1,71. E non è solo una questione di numeri, ma di principio: mentre il settore privato versa contributi veri, derivanti dal lavoro e dalla produzione di reddito, nel settore pubblico si gioca con le “partite di giro”. In pratica, i contributi dei dipendenti pubblici non sono altro che versamenti che entrano da una porta e riescono dall’altra. Chi finanzia davvero queste pensioni generose? Sempre loro, i contribuenti. Tutti, anche quelli che non vedranno mai un assegno decente.

Leggi anche:

I Paperoni dell’Inps

Se pensate che la pensione sia uguale per tutti, sbagliate di grosso. Nel club esclusivo dei Paperoni dell’Inps, oltre ai sanitari, troviamo gli ex statali con 2.298 euro al mese, gli ex ufficiali giudiziari con 1.933 euro e i dipendenti degli enti locali con 1.886 euro. Gli insegnanti, poveri tra i ricchi, si fermano a 1.689 euro. In fondo alla scala sociale, gli autonomi: artigiani con 1.138 euro, commercianti con 1.090 euro e parasubordinati che a malapena raggiungono 289 euro. Quasi una paghetta.

I baby pensionati

E poi ci sono loro, i leggendari baby pensionati. Sono ancora 280 mila quelli che hanno avuto la fortuna — o la furbizia — di lasciare il lavoro prima del 1980, con un’età media di 34 anni. Da allora incassano puntuali un assegno che, nel frattempo, è stato rivalutato più e più volte. Fate due conti: chi è andato in pensione nel 1980 oggi è a riposo da 45 anni. Quarantacinque anni di pensione contro, in media, 16 anni di lavoro. Una proporzione da favola, ma pagata da chi oggi suda per arrivare a fine mese. E indovinate chi erano, per la maggior parte, questi privilegiati? Esatto: dipendenti pubblici, o lavoratori di aziende controllate e/o sovvenzionate dallo Stato.

Una torta divisa male

Il sistema “a ripartizione” dovrebbe essere solidale e garantire equilibrio tra generazioni. Nella teoria, tutti versano i contributi, e questi soldi servono a pagare chi oggi è in pensione. Nella pratica, però, la torta viene divisa in modo poco equo: il settore pubblico prende fette più grosse e più dolci, mentre al settore privato restano le briciole. E così, anno dopo anno, il paradosso continua: chi ha lavorato di più, rischia di prendere di meno.

Enrico Foscarini, 27 agosto 2025

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version