Una giornata nera per i mercati europei, colpiti da tre fattori insieme. Il primo è il petrolio, risalito ai massimi da maggio dopo i nuovi attacchi degli Houthi all’Arabia Saudita. Il secondo è il crollo degli Oat, con il rendimento del titolo di debito decennale francese al nuovo record. Il terzo sono i timori sui titoli tech, riaccesi dalle trimestrali deludenti dei colossi americani dell’intelligenza artificiale. A metà seduta il Ftse Mib perde il 2,1% e scende sotto i 48.700 punti, vicino ai minimi da maggio. Parigi cede circa l’1,5%, Francoforte l’1,2% e Madrid l’1,75%.
Il greggio torna sopra i 110 dollari
Il Brent è salito fino a 112,55 dollari al barile e si è poi assestato intorno a 112, ai massimi dal 18 maggio. Il Wti sfiora quota 100. A spingere le quotazioni sono stati gli attacchi degli Houthi filoiraniani: un raid sull’aeroporto civile di Dammam ha fatto almeno un morto e otto feriti, mentre un drone ha colpito l’area del giacimento di Shaybah di Saudi Aramco, uccidendo due persone. Il Dipartimento di Stato americano ha ordinato al personale non essenziale di lasciare le sedi diplomatiche in Arabia Saudita. Anche il gas si muove al rialzo: il Ttf di Amsterdam guadagna circa il 2% a 89,5 euro al megawattora, sui livelli più alti dalla fine del 2022.
Il rialzo non riguarda solo la materia prima. Secondo Goldman Sachs, il costo medio globale del nolo del greggio è passato in un anno da 3 a oltre 20 dollari al barile. Circa 7 dollari dipendono dal premio per il rischio di guerra sullo Stretto di Hormuz. La banca prevede che queste tensioni restino «largamente» finché il conflitto mediorientale resterà nella fase attuale, e anche nel suo scenario base il Brent scenderebbe solo a 90 dollari entro fine anno. Pictet ricorda che nell’ultimo mese il greggio è salito di quasi il 18%, portando il rincaro annuo oltre il 70%.
Parigi al record, il Btp regge meglio
Sul mercato dei titoli di Stato gli investitori vendono e si rifugiano nel Bund. Lo spread Oat-Bund sale a 173 punti base e il rendimento del decennale francese tocca il 5,11%. Il differenziale tra Btp e Bund è arrivato a 127 punti, contro i 115 della chiusura di ieri, e poi è sceso a 125, con il decennale italiano al 4,63%. Il dato è significativo: l’Italia oggi si finanzia a costi più bassi della Francia di quasi mezzo punto.
Le ragioni sono soprattutto politiche e di bilancio. Il debito francese supera il 119% del Pil. Il governo punta a portare il deficit dal 5,4% del 2026 al 5% nel 2027, ma Goldman Sachs resta scettica e stima un 5,3%, tra crescita più debole delle attese e possibili concessioni alle opposizioni. Il ministro delle Finanze Roland Lescure non esclude di approvare la manovra per ordinanza, scavalcando il Parlamento. Nel frattempo le piazze si riempiono: il 17 ottobre almeno 550mila persone hanno manifestato contro i tagli alla scuola. Nei sondaggi per le presidenziali del 2027 resta favorita Marine Le Pen, a cui il modello di Goldman attribuisce il 77% di probabilità di vittoria.
Claudio Wewel di J. Safra Sarasin vede analogie con la crisi del bilancio italiano del 2018, ma anche una differenza decisiva. Allora Roma voleva aumentare la spesa contro le regole europee. Oggi l’impegno di Parigi a ridurre il deficit è frenato dalla mancanza di una maggioranza stabile, perché «il principale ostacolo sembra essere il Parlamento stesso». UniCredit aggiunge un elemento di fragilità: quasi il 60% dei titoli francesi è in mano a investitori esteri, che reagiscono più in fretta agli shock politici. Il debito italiano invece è detenuto in larga parte all’interno del Paese, anche grazie ai titoli pensati per i risparmiatori.
La Bce non salverà chi spende troppo
Il mercato si chiede se Francoforte interverrà. Marco Valli, capo economista di UniCredit, frena le attese. Secondo lui la Bce «non può impedire una rivalutazione del rischio di credito che sia giustificata dai fondamentali», né dovrebbe contrastare l’allargamento degli spread causato da una «politica fiscale persistentemente insostenibile». Lo scudo anti-spread Tpi ha requisiti poco restrittivi, ma richiede che il Paese che ne beneficia corregga i conti in modo credibile e che il suo debito sia sostenibile. Quando lo strumento fu introdotto, nel 2022, lo spread Btp-Bund oscillava tra 200 e 250 punti. Le tensioni di oggi sono ancora lontane da quei livelli.
Il tech affonda per i dubbi sulla redditività
Sul fronte azionario pesano le trimestrali americane. I future sul Nasdaq perdono quasi il 2%. Tesla cede il 5,3% nel pre-mercato dopo aver ridotto le stime annuali di spesa in conto capitale. Meta scende dell’1,9% dopo aver annunciato nuove azioni senza diritto di voto per finanziare gli investimenti nell’AI. Calano anche Nvidia (-2,4%), Intel (-5,1%) e Ibm (-5,7%), quest’ultima nonostante conti superiori alle attese. Tokyo ha chiuso a -2,65%. A Piazza Affari l’indice tecnologico perde il 3,5%, con StMicroelectronics a -3,8%, Technoprobe a -4,6% e Prysmian in fondo al listino a -5%. Soffrono anche le banche: UniCredit perde il 3,3% e Intesa Sanpaolo il 3%. Stellantis (-2,8%) tocca il minimo delle ultime 52 settimane. In controtendenza la difesa, con Avio a +1,5% e Leonardo a +1% grazie a commesse da 3,7 miliardi della joint venture con Rheinmetall.
Quando i colossi dell’AI fanno concorrenza agli Stati
C’è poi un filo che collega i timori sul tech alla pressione sui titoli di Stato. Per finanziare data center e infrastrutture, i grandi gruppi americani dell’AI, i cosiddetti hyperscaler, sono diventati tra i maggiori emittenti di debito al mondo. Secondo il Wall Street Journal, quasi metà delle nuove emissioni investment grade del 2026 negli Stati Uniti è legata all’intelligenza artificiale. Le stime di mercato indicano circa 250 miliardi di dollari di bond emessi dagli hyperscaler entro fine anno, che salgono a 400 includendo il resto del settore. Sono titoli molto lunghi: Amazon ha emesso fino al 2076 e Alphabet ha collocato un bond a cento anni in sterline.
Questa offerta compete con i Treasury per lo stesso capitale. T. Rowe Price spiega che il nuovo debito societario di qualità contende la domanda degli investitori ai titoli governativi e contribuisce a spingerne in alto i rendimenti. Amanda Lynam, strategist di Goldman Sachs, osserva che «in molti mercati le emissioni legate all’AI rappresentano una quota significativa dell’offerta complessiva». Padhraic Garvey di Ing parla di una pressione che «continua a montare», soprattutto se si considerano le emissioni degli hyperscaler. Il gestore TwentyFour invita però alla prudenza: questa offerta aggrava la pressione sulla parte lunga della curva, ma non ne è la causa principale, che resta legata soprattutto ai deficit pubblici.
L’effetto sull’area euro è indiretto e passa dal mercato americano. Il Treasury decennale oscilla tra il 5,08% e il 5,2%, ai massimi dal 2007. Secondo Pictet il rendimento medio dei titoli di Stato mondiali ha superato il 4%, il livello più alto dal 2000. Quando il Tesoro Usa deve pagare di più, sale il costo del denaro per tutti, e a pagarne il prezzo più alto sono gli emittenti con i conti meno solidi, come la Francia. Per questo Pictet preferisce restare neutrale sui governativi, osservando che i deficit pubblici restano «ostinatamente elevati».
Enrico Foscarini, 22 ottobre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
