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Emilia Romagna, Salvini non basta

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La sinistra vince di misura in Emilia Romagna, dai primi numeri a disposizione pare che l’aumento dell’affluenza alle urne sia dovuto alla ritrovata compattezza dell’elettorato del vincitore. C’è quindi la possibilità concreta che Matteo Salvini abbia ottenuto due risultati. Il primo: la Lega non cresce in maniera significativa rispetto alle ultime europee. Il secondo: la Lega ha ridonato vita a un centrosinistra che ha potuto impostare la campagna elettorale contro Salvini stesso.

Insomma, il leader della Lega ha resuscitato i suoi avversari, deboli dal punto di vista ideologico e costretti a mettersi a rimorchio delle Sardine, un movimento di piazza che non ha particolari contenuti a parte il  “no” a Salvini.

Ecco, forse la demagogia, con i famigerati tre gradi di giudizio emessi al citofono di un presunto spacciatore tunisino, non era la strada giusta da percorrere se l’obiettivo era davvero la vittoria. Lo dicevano anche i numeri. Ieri mattina, ore 9, in Emilia, ultimi sondaggi alla mano, si dava per certa la sconfitta della Borgonzoni. A Bonaccini va riconosciuta la scelta azzeccata di presentarsi come buon amministratore, senza fronzoli e senza contare sul governo “amico”. Anzi, Bonaccini si è tenuto ben distante, come immagine, da 5 stelle, Conte e perfino Zingaretti. In termini di voti, non si può dire che per Salvini sia in assoluto una sconfitta tragica. Anche perché, non dimentichiamolo, c’è anche la vittoria del centrodestra in Calabria, oggettivamente meno rilevante, ma comunque positiva. Indubbiamente questo insuccesso, per quanto non assoluto, frena Salvini.

E rende necessaria una profonda riflessione dei leader della destra, se ce ne sono: l’alternativa alla sinistra non può riassumersi nella demagogia, nel giustizialismo e nello statalismo di Salvini. Ci vuole ben altro. Magari un po’ di libertà in più.

Ps. Pezzo chiuso alle ore 00:20 di domenica 26 gennaio. Numeri in aggiornamento.

Alessandro Gnocchi, 27 gennaio 2020