Politiche green

Europa, miliardi per l’ambiente ma l’energia continua ad arrivare dall’estero

Dalla cattura della CO₂ alla tecnologia più costosa per ripulire l’aria: gli investimenti europei rischiano di aumentare i consumi energetici e la dipendenza dalle importazioni, senza garantire risultati proporzionati ai costi

Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Mentre l’Europa attraversa una crisi energetica che continua a riflettersi sui prezzi dell’elettricità, sulla competitività industriale e sulla sicurezza degli approvvigionamenti, una parte importante delle risorse pubbliche e private viene indirizzata verso tecnologie di cattura della CO₂ che, pur perseguendo obiettivi climatici, non contribuiscono in alcun modo a ridurre la dipendenza energetica del continente. Anzi, in molti casi la aggravano.

Il tema è stato richiamato anche nel convegno dell’Osservatorio Zero Carbon Technology Pathways del Politecnico di Milano, che ha evidenziato come la Carbon Capture and Storage (CCS) richieda ancora massicci schemi di sostegno economico per risultare praticabile. Secondo il rapporto, la CCS nei settori cemento, generazione elettrica e waste-to-energy non è oggi economicamente competitiva e richiederebbe incentivi compresi tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro all’anno per almeno 10-15 anni.

Il problema non è soltanto economico. La cattura della CO₂ comporta un significativo consumo aggiuntivo di energia. Nei sistemi CCS applicati alle centrali termoelettriche, il “parassitic load” può ridurre sensibilmente il rendimento degli impianti, aumentando quindi il fabbisogno di combustibili. In altre parole, per catturare la CO₂ occorre consumare più energia.
Questo aspetto appare particolarmente contraddittorio se si considera che l’Unione Europea rappresenta oggi meno del 6% delle emissioni globali di CO₂, una quota destinata a diminuire ulteriormente nei prossimi decenni. Al contrario, la sua dipendenza energetica dall’estero rimane elevata: oltre il 58% dell’energia primaria consumata nell’Unione è di importazione.

Anche guardando ai risultati ottenuti finora dalla CCS emergono interrogativi sulla scala reale del contributo. Secondo il rapporto del Polimi-Zero-Carbon-Technology-Pathways-Report-2025, a livello mondiale sono operativi 62 impianti con una capacità complessiva di circa 64 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. Per dare un ordine di grandezza, le emissioni globali di CO₂ da energia e industria superano oggi 38 miliardi di tonnellate all’anno. Ciò significa che tutta la CO₂ catturata annualmente dagli impianti CCS oggi operativi nel mondo equivale a quanto il pianeta emette in circa 14 ore.

Ancor meno comprensibile appare il crescente interesse verso la Direct Air Capture (DAC), la tecnologia che estrae CO₂ direttamente dall’atmosfera, che la IEEFA identifica come l’applicazione più costosa dell’intero panorama CCS, con costi medi nell’ordine di 238 dollari per tonnellata, a cui aggiungere i costi per il trasporto e lo storage, largamente superiori ai prezzi della CO₂ nel sistema ETS europeo.

Eppure, proprio sulla DAC si concentrano nuovi investimenti, come il progetto FURU recentemente finanziato dalla Commissione europea. Il paradosso è evidente: l’Europa non soffre oggi di una carenza di CO₂ per applicazioni industriali, quale potrebbe essere in futuro la produzione di combustibili sintetici. Al contrario, è impegnata in una complessa e costosa corsa alla decarbonizzazione e importa enormi quantità di energia e materie prime. Utilizzare elettricità, calore e capitali per estrarre dall’aria una molecola disponibile nei flussi industriali appare una scelta difficile da giustificare, e non solo sotto il profilo energetico.

La vera domanda che i decisori europei dovrebbero porsi non è quanta CO₂ sia teoricamente possibile catturare nel 2050, ma se abbia senso destinare decine di miliardi a tecnologie energivore e ancora immature mentre il continente continua a importare la maggior parte dell’energia di cui ha bisogno. Per un’Europa che emette ormai meno del 6% della CO₂ mondiale, la sicurezza energetica dovrebbe forse tornare a essere la prima priorità.

Gianluca Alimonti, 5 novembre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI