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Europee, chi ha vinto e chi ha perso

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Innanzitutto, chi ha perso:

Exit poll: Cominciano la serata dicendo: “Stavolta non sbaglieremo”. Rilevazioni incrociate: exit poll, sondaggi e instant poll.

E poi sbagliano e di tanto. La Lega di Salvini viene data in flessione rispetto alle aspettative. La forbice più alta lo dà al massimo al 30%. Invece man mano che arrivano i dati reali, le maratone elettorali diventano la telecronaca della cavalcata di Salvini verso la gloria. E gran mal di pancia di tutti coloro, vedi al punto successivo, che si sono addormentati con la vittoria di Salvini, per risvegliarsi con il suo trionfo.

Raimo, Saviano e Co.: Nell’ultimo mese, Salvini è stato sottoposto al fuoco incrociato di un fronte unico che va dalla chiesa  al suo alleato di governo. L’intellighenzia di sinistra ha convenientemente rispolverato la grancassa dell’antifascismo.

Vi ricordate le polemiche al salone del libro? L’entrata a gamba tesa di Christian Raimo che tenta di saldare, nell’immaginario collettivo, l’accostamento tra fascismo e Salvini? Per qualche ora, è sembrato che ce l’avessero fatta. Ma poi si è capito che l’unico effetto è stato di influenzare i sondaggi, non il voto.

Ormai è diventato un fenomeno tipico, da Brexit, a Trump alle recenti elezioni in Australia. Intellettuali e media che censurano il discorso pubblico, stigmatizzando gli avversari come razzisti e xenofobi. Gli elettori imbarazzati tacciono… ma poi nelle urne, sorpresa, continuano a votare Trump e Salvini.

Il vincitore: Salvini. E perché?

Immigrazione, immigrazione, immigrazione.

Io non credo che gli elettori abbiano premiato, in maniera così evidente, Salvini per la flat tax, per l’euro, per la tav o perché bacia il crocifisso. Gli elettori hanno premiato Salvini perché è l’unico che dice e fa cose concrete in maniera di immigrazione incontrollata.

Finché la sinistra non comprende la gravità epocale del problema (e prosegue il calo demografico dei nativi europei) il vento continuerà a sospingere il barcone dei nazional-populisti. E a ben vedere, gran parte della sinistra europea lo ha già fatto.

La Merkel avrà accolto, a cose fatte, la marcia dei profughi siriani, ma poi si è affrettata ad accordarsi con la Turchia e ha lasciato che i paesi dell’est innalzassero i loro muri. I socialdemocratici danesi si sono affrettati a rigettare le generose politiche di accoglienza del passato. A Melilla, i migranti vengono respinti con gli idranti senza che in Spagna si abbia molto da eccepire.

In Italia, invece, la sinistra, gli intellettuali, la chiesa e una buona fetta di opinione pubblica hanno finora dimostrato di non volersi schiodare dalla posizione oltranzista e velleitaria dell’accoglienza senza limiti. Sarà per questo che Salvini è diventato il populista più di successo di Europa? Credo proprio di sì.

Verdi e Alexandria Ocasio-Cortez.

Da domenica, l’Europa è un po’ più simile all’America. Mi sembra che lo abbiano notato in pochi, ma il calo dei partiti socialdemocratici e il successo dei verdi, pone la sinistra europea nelle stesse condizioni del partito Democratico negli Stati Uniti. Anche in America, i tradizionali temi sociali della vecchia guardia vengono messi sotto pressione da una minoranza agguerrita che sposa la battaglia identitaria-ambientalista del Green New Deal. La dialettica tra queste due anime definirà il percorso della sinistra, sia in America che nella Ue, nei prossimi anni.

A ben vedere, l’emergere dei verdi a sinistra è il riflesso dell’avanzata dei populisti a destra. I partiti tradizionali mettono ancora al centro del loro messaggio temi economici, come il lavoro e la distribuzione del reddito. Invece sia populisti che verdi sono sostanzialmente partiti identitari, il cui terreno di scontro principale non è più l’economia, quanto la cultura.

Stefano Varanelli, 28 maggio 2019