A vederla da fuori, non dal teatro della sacra rappresentazione, non chiusi nel circolo dei guitti e degli istrioni, la megalomania dei flottiglieri pro-Pal induce sensazioni raggelanti, ricorda la cialtronaggine granduignolesca dei capi e capetti del Sessantotto, del movimento da cui sarebbe sortito il terrorismo dalle mille madri e dalle mille code. Uno li vede mentre sbarcano e si lanciano nella pancia dei mammasantissima che ce li hanno mandati, una scena alla “scion scion”, come l’onorevole Amuchina, Benedetta Scuderi, radiosa nel suo protagonismo intossicato, uno li osserva travolti dagli abbracci, coi sorrisi mannari di chi ha compiuto la sua personale missione, il promuoversi, il darsi spolvero, e capisce la totale irresponsabilità, il completo miserabile cinismo. Che altro fa se non ripulirsi l’immagine dopo troppe figure barbine, dopo troppe provocazioni odiose quel Saverio Tommasi che “rubava i tavolini ai novax”, divenuto proverbiale di una attitudine imbarazzante, fiondatosi sulla Flotilla dove è subito finito sui nervi a tutti per l’eccesso di esibizionismo, al punto da sponsorizzare una un fast food?
Ha azzeccato la finta persecuzione del fermo e adesso, tornato in aura di martire, gode palesemente, sorride come suo solito nela foresta di microfoni mentre esagera, mente, come gli accade, non rinuncia a citare la testata per cui si agita, con tanto di indirizzo “punto it”. E il battage parte inesorabile: “Si, ho subito torture”. Torture per essere stato chiamato scemo? Per aver digiunato qualche ora “e ho bevuto acqua calda di rubinetto”? O quell’altro, quel fotografo con la kefiah, difficilmente distinguibile da un militante della Striscia, dall’inglese maccheronico, che la spara grossa, “si sono comportati da terroristi, non avevamo acqua fresca”, e sale sul carretto della Greta Thunberg di cui l’impagabile Ilaria Salis dice: “Giunge notizia che sia torturata”. Giunge da dove? Le hanno chiesto. E lo capisce anche uno sciocco che la nostra antagonista da Bce usa l’esagitata affarista svedese mollata da tutti, dagli sponsor come dal suo Paese, per perorare la sua causa personale, torturata lei ma più torturata io, siccome dopodomani, nella data evocativa del 7 ottobre, si decide il suo destino già deciso perché più quelli del Ppe giurano di mollarla e più son d’accordo con la sinistra radicale per salvarla (vedrete, vedrete…).
Sì, chi ha la giusta età della memoria sa, ricorda, rivede il circo irresponsabile e lugubre dei piccoli e grandi cinici, dei meschini senza scrupoli, degli opportunisti all’ultimo sangue. E a vederla da fuori, questa rappresentazione empia, prova gli stessi brividi di allora, sente paura come la fanno i matti o gli sciacalli che non si fermano davanti a niente. E capisce che il circo mitomane cresce incontrollato, nutrito dall’informazione drogata, sente, sa che questi non molleranno l’osso, ce li terremo a lungo, forse a vita esattamente come i loro trisavoli, i Capanna, i Sofri e gli altri del casinismo organizzato di cinquanta, sessanta anni fa. Torturati? Seviziati? Lo sanno di cosa parlano o sono prede dei loro deliri da Peter Pan bercianti, allevati nella pretesa di essere coccolati, esaltati per le loro scempiaggini teppistoidi, le loro provocazioni senza senso? La verità è che a tutti loro, non solo ai parlamentari di casta subito reimbarcati in business class, a tutti questi fancazzisti in caccia di futuro, è andata di lusso, che dagli israeliani sono stati trattati coi guanti. Non come in Italia, dove fanno il giro delle sette chiese mediatiche, ma comunque coi guanti perché Israele, abituata a difendersi da 80 anni, è un popolo duro, con una polizia dura, abituato a non guardare in faccia nessuno; e non la provochi impunemente, e ci mancherebbe pure, e se la sono cavata a buono, ottimo mercato.
Proprio così, gli è andata bene, fin troppo, sono stati immediatamente rispediti a casa, tutti e nessuno ha torto loro un capello, probabilmente per insostenibile fastidio, uno ha scritto sui social rivolgendosi alla Meloni “se Israele ci riconsegna Tommasi va considerato un deliberato atto di guerra”. Nessuna traccia di sevizie su quei sorrisetti arroganti, solari, questi non hanno una faccia per dire una dignità, e francamente il loro carrierismo straccione, quel vittimismo bugiardo, quella mitomania militante ma infantile hanno brutalmente stancato. Le torture vere, che a questi bambocci non interessano, sono per gli ostaggi di Hamas, la stessa Hamas che giustificano come quella incredibile Albanese, da cui dovrebbe ripartire la sinistra forsennata e demenziale, per non dire che la sostengono, che la esaltano. Quegli ostaggi nei cunicoli, sepolti vivi da due anni, cadaveri finiti o ancora rantolanti, ridotti a larve, magri come i cani, e loro ci sputano sopra, li irridono, se ne esaltano; allo stesso tempo usano i bambini di Gaza, che andrebbero sì salvati, strappati a una situazione disumana comunque la si guardi, ma solo loro perché il resto della popolazione, le loro famiglie sono organiche ad Hamas, sono quelle che il 7 ottobre sfilavano in strada, da nessuno costrette, a chiedere più bambini ebrei falciati, cotti vivi nei forni, più donne sventrate, maciullate.
E su questa barbarie, su questo abominio nessuno dei nostri resistenti solidali, sedicenti umanitari, si è mai lasciato sfuggire l’ombra di un pensiero, non si dica una critica, un lieve inorridire. Ho scritto, facendo incazzare qualcuno, che l’Italia in questi giorni è ostaggio di Hamas (nella morbidezza eccessiva del governo), poi la formula ho visto si è diffusa, è stata ripresa. Perché non era una esagerazione e a dimostrarlo una volta per tutte è stata la delirante, ignobile manifestazione di ieri che fa un tutt’uno con la Miserabile Armada, squagliatasi alle prime prevedibili difficoltà, con le liturgie invereconde dei privilegiati e dei furbi che si imbarcano, si fanno prendere, gridano alle torture che non hanno subito e tornano nell’incredibile vittimismo di quelli ai quali hanno preso i documenti, confiscato le fedi o la crema solare.
Sì, i bambini di Gaza meritano destino migliore: come lo meritano i bambini di Ucraina, del Sudan e di mille altri inferni del mondo che nessuno vede. Quelli di Gaza per crudeltà del destino hanno addosso pure il cinismo mefitico di chi finge di volerli salvare, rifocillare, e sulle bagnarole non c’era niente di niente, se non, Dio non voglia, supporti per i carnefici di Hamas. I bambini di Gaza andrebbero salvati dagli stronzi che vorrebbero salvarli qui, a parole, inneggiando al 7 ottobre. Conosco una che non si perde una manifestazione in supporto, non mi è chiaro se per fanatismo o per far conoscenze, e ha preso a mandarmi certi commenti provocatori su Israele genocida, sul sionismo maledetto, il solito repertorio degli sciocchi o di quelli in pessima fede. Le ho risposto col filmato dei bambini di Firenze addestrati a sfilare scandendo “Palestina libera dal fiume fino al mare”, bambini inconsapevolmente stragisti per bambini vittime di strage; le ho risposto con l’immagine di quello striscione da vomito e da galera immediata, la celebrazione del 7 ottobre che spazza via qualsiasi buona intenzione millantata; sotto, ci ho messo una sola parola: vergognatevi. È venuta a scrivermi in privato: “Perché mi tratti così?”.
Max Del Papa, 5 ottobre 2025
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