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Franceschini, un flagello alla Cultura

dario franceschini

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Dario Franceschini appena può torna sul luogo del relitto, cioè il Ministero dei Beni Culturali. Dal 2014 al 2018 è stato ministro prima nel governo Renzi e poi riconfermato in carica nel governo Gentiloni. Dal 5 settembre 2019 una nuova disgrazia: è nuovamente nominato nel “Governo Conte II”.

Dario Franceschini è un flagello che sembra non svanire mai perché è il ministro della cultura che è rimasto in carica più tempo nella storia della Repubblica. Ed entrando al Quirinale per il giuramento ha dichiarato nuovamente: “Mi sento chiamato a guidare il ministero economico più importante del Paese”.

Ma cosa ha fatto a oggi?

Dal luglio 2014 ha disposto l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, a tutti i musei e luoghi della cultura statali. Dal settembre 2016 al maggio 2017 con l’iniziativa “Cinema2day”: il secondo mercoledì di ogni mese si entra in tutti i cinema italiani al prezzo di 2 euro.

Un’operazione populista perché – sarà d’accordo con me Vittorio Sgarbi, che dovrebbe essere nominato Ministro dei Beni Culturali “ad disonerem” (non credo che “ad honorem” gli faccia piacere) – non ci vuole elitarismo nell’accedere ai Musei ma soltanto un pochino di testa: ogni domenica gratis ci sono migliaia di “turisti della cultura”.

C’è gente che, ad esempio a Milano, arriva con i pullman organizzati da agenzie turistiche con incluso il viaggio, pranzo tipico con risotto con ossobuco e cotoletta alla milanese, caffè e digestivo a 13 euro. Il Comune di Milano, così attento ai nuovi movimenti “green” ed ecologisti – Beppe Sala è sempre fotografato con una zappa in mano a piantumare un nuovo albero – dovrebbe intervenire: le decine di pullman parcheggiati lungo tutto il perimetro del Castello Sforzesco sono una vergogna: gli autisti con il motore acceso, d’inverno per il freddo e d’estate per l’aria condizionata, da soli bastano ad inquinare mezza Lombardia.

L’accesso alle mostre, poi, dovrebbe essere regolamentato. Vuoi vedere il Cenacolo di Leonardo? Fai un test: tre domande secche tipo “Quando è nato?”, “Che corrente segue Leonardo?”, “Qual è la sua più grande invenzione’?”. Se sbagli anche solo una domanda non entri e lasci entrare a chi è veramente interessato. Lo stesso sistema che, personalmente, userei anche per le elezioni: non sai niente di storia e di democrazia? Ti togliamo la scheda elettorale per cinque anni, poi puoi ritentare. Vuoi andare a vedere un castello? Salta il fossato coi coccodrilli. Perché questa finta “democrazia” della cultura per tutti, è cultura per nessuno.

Sono decenni, ad esempio, che Franceschini viene intervistato sulla crisi dell’editoria. Le sue risposte, da decenni, sono sempre le stesse: “Ci stiamo muovendo”, “Stiamo promuovendo una legge in Parlamento”, “La legge sugli sgravi fiscali per i librai sta per essere varata”.

Nel frattempo dal 2012 al 2017 sono state chiuse in Italia 2332 librerie (fonte Istat), con la perdita nello stesso periodo di 4.596 posti di lavoro. E nel frattempo Dario Franceschini, cosa fa? Scrive libri. Nel 2006 ha esordito con il romanzo Nelle vene quell’acqua d’argento; nel 2007 ha pubblicato il romanzo La follia improvvisa di Ignazio Rando. Nel 2011 Daccapo un romanzo improbabile che ha come protagonista il figlio di un notaio di che ha avuto 52 figli segreti da altrettante prostitute. Nel 2013 pubblica il suo quarto romanzo Mestieri immateriali di Sebastiano Delgado. Nel 2017 pubblica una raccolta di racconti “Disadorna e altre storie”. Libri da macero immediato e che contribuiscono a incrementare i 65 mila titoli che ogni anno invadono le librerie.  Molto meglio Vittorio Sgarbi perché in confronto a lui Franceschini è un supplente.