Cronaca

Garlasco, Garofano colpisce ancora

Dai vestiti di Rosa e Olindo ai pedali della bici di Stasi: due vicende diverse, un interrogativo sulle prove scientifiche

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Il generale Luciano Garofano, rilasciando una intervista a LaPresse, ha dichiarato di essere al centro “di una campagna mediatica costruita sul nulla” e che per questo non teme un avviso di garanzia. Inoltre, lo ha svelato Salvo Sottile nel suo talk serale su Rai2, l’ex comandante del Ris di Parma avrebbe presentato una raffica di querele, circa una quindicina. Tra le persone oggetto di tale querele ci sarebbe lo stesso conduttore e l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis.

Ora, personalmente non so se ai danni di Garofano ci sia una campagna mediatica, posso solo dire che nel nostro piccolo stiamo da tempo cercando di mettere in luce molte anomalie della prima indagine le quali, purtroppo, spesso vedono tra i protagonisti quest’ultimo.

Tutto questo ha spinto alcuni giornalisti, come Felice Manti ed Edoardo Montolli, a scavare anche in altri casi in cui lo stesso Garofano ha avuto un ruolo di protagonista nelle indagini scientifiche. In particolare mi riferisco ad un altra vicenda che puzza maledettamente di errore giudiziario: la condanna di Olindo Romano e Rosa Bazzi per la strage di Erba.
Ebbene, per farla breve, il giorno stesso in cui i due coniugi furono arrestati – siamo all’8 gennaio del 2007 -, il comandante del Ris, sicuramente per un eccesso di scrupolo, mandò un fax ai magistrati inquirenti in cui si sosteneva che alcuni indumenti sequestrati a Rosa e Olindo (tra cui un paio di jeans e un pigiama marrone prelevati dalla lavatrice) avevano dato esito positivo al test del luminol, lasciando intendere che potessero essere sporchi di sangue. Tant’è che i pubblici ministeri usarono questa informazione durante l’interrogatorio di garanzia per incalzare Olindo e Rosa.

Il difensore storico della coppia, l’avvocato Fabio Schembri, ha poi raccontato che i magistrati, anche sulla base di questo elemento, dissero loro che con queste prove li avrebbero condannati all’ergastolo in cinque minuti, riuscendo in breve a raccogliere due confessioni, piene zeppe di errori, che furono successivamente ritrattate da Olindo e Rosa.
Successivamente furono eseguite approfondite analisi biologiche che esclusero categoricamente la presenza di sangue o Dna delle vittime sugli indumenti sequestrati.

Ora, sarà sicuramente un caso fortuito, tuttavia questo episodio ci ricorda molto la storia del Dna/sangue dei pedali che sarebbe stato rinvenuto sulla bicicletta di Alberto Stasi. Si tratta una una ulteriore combinazione che, senza accusare nessuno, tende obiettivamente a farci riflettere.

Claudio Romiti, 24 ottobre 2026

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