Cronaca

Garlasco, le mosse della Procura (e della difesa) riaprono i giochi

Il destino di Stasi e Sempio appeso a un filo

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Mentre si avvicina a grandi passi il 28 settembre, giorno in cui la Procura di Pavia dovrebbe concludere la nuova indagine per l’omicidio della povera Chiara Poggi, prosegue incessante la guerra delle consulenze. Dopo le cinque analisi aggiuntive richieste all’inizio dell’estate, la stessa Procura ne ha predisposte altre due: la prima, affidata alla anatomopatologa Cristina Cattaneo, per confrontare la pianta del piede di Andrea Sempio con l’impronta repertata sulla scena del crimine; la seconda dispone ulteriori verifiche sul Dna da parte del genetista Carlo Previdere’.

Secondo alcune indiscrezioni, più che sull’aplotipo del cromosoma Y, che secondo gli inquirenti apparterrebbe alla linea paterna di Sempio, sembrerebbe che si voglia fare luce sulla traccia che avrebbe lasciato il cosiddetto ignoto 2. Un profilo di un analogo aplotipo del cromosoma Y, caratterizzato da 11loci, che se si riuscisse ad attribuire a qualcuno, esso potrebbe stravolgere l’attuale capo di incolpazione che vede una sola persona coinvolta nel delitto.

Ma c’è un altro elemento giornalisticamente rilevante da segnalare. Come annunciato dai legali di Alberto Stasi, stanno per essere depositate tre consulenze difensive che darebbero un colpo decisivo alle speranze dei colpevolisti il quali, incuranti del dilagante scetticismo circa la sua condanna del bocconiano, continuano a sostenere l’inattaccabilità della sentenza passata in giudicato.

In primis, un nuovo approfondimento genetico, affidato ai consulenti Pasquale Linarello e Ugo Ricci, è stato già completato e consegnato ai difensori di Stasi. Si tratta di un elaborato che approfondisce gli aspetti genetici del caso e che sarà utilizzato proprio per sostenere la richiesta di revisione.

Inoltre, si stanno per concludere altre due consulenze: una dedicata alla rilettura delle intercettazioni di Andrea Sempio risalenti al 2017; l’altra focalizzata sulla camminata e sulle scarpe di Stasi e dello stesso Sempio, in relazione alle impronte di suola a pallini rinvenute sulla scena del crimine.

Tutto ciò, occorre sottolinearlo, si inquadra in un panorama molto complesso, dominato dalla massima incertezza. In pratica non sappiamo se la Procura del dottor Fabio Napoleone alla scadenza prevista invierà, ai sensi dell’articolo 415-bis, a Sempio e ai suoi legali l’avviso formale della conclusione delle indagini, oppure se verrà presentata una istanza di proroga al giudice per le indagini preliminari.

Nel primo caso è assai probabile che la Procura avanzerà una richiesta di rinvio a giudizio. Al contrario, sebbene ciò sia teoricamente possibile, dopo una inchiesta così capillare, dispendiosa e che sta tenendo con il fiato sospeso milioni di italiani ( oltre al fatto che allo stato gli elementi a carico di Sempio appaiono decisamente più pesanti rispetto a quelli – i famigerati 7 indizi – che portarono in carcere il “Biondino dagli occhi di ghiaccio”), concludere un tale ambaradan con una richiesta di archiviazione rappresenterebbe un fatto quasi incomprensibile.

Ma l’aspetto, a mio modesto parere, più incerto riguarda ciò che deciderà di fare la Procura generale di Milano, alla quale Fabio Napoleone in persona, il 24 aprile scorso, ha portato sul tavolo della dottoressa Nanni le carte per una possibile revisione della condanna di Alberto Stasi.

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In questo senso credo che il grande scrupolo con cui i magistrati di Milano stanno esaminando le stesse carte, prendendo evidentemente molto tempo – così come preventivato all’inizio dalla stessa Procuratrice generale – , si protrarrà ancora molto a lungo prima di decidere il da farsi. Sotto questo profilo sbaglierò, ma ho il fondato sospetto che il nodo centrale della revisione – revisione da ostacolare in ogni modo per molti colpevolisti del circo mediatico – verrà sciolto quasi certamente dopo l’eventuale rinvio a giudizio dell’attuale indagato.

In questo caso, sebbene la partita di un processo contro Sempio sarebbe tutta da giocare, con un esito assolutamente non scontato, una plausibile richiesta di revisione avanzata dalla Procura generale avrebbe una maggiore forza, soprattutto nei riguardi dell’opinione pubblica. Opinione pubblica che nei casi mediatici, checché ne dicano i puristi del diritto, costituisce un fattore spesso determinante.

Claudio Romiti, 16 settembre 2026

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