In merito al caso di Garlasco, in questi giorni è emerso un altro oscuro mistero portato all’attenzione dell’opinione pubblica da Luigi Grimaldi, giornalista che ha a lungo collaborato con Le Iene e che sta seguendo con particolare attenzione la sconvolgente evoluzione della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. In particolare, si tratta di una cassaforte ritrovata in una stanza della Procura di Pavia, la quale non risultava in nessun elenco ufficiale della medesima Procura.
Così ne dà conto nell’incipit di un lungo e argomentato articolo Grimaldi, pubblicato sul suo giornale online Grimaldipress: “Nella stanza 27 della Procura di Pavia c’era una cassaforte con un archivio che non doveva esistere. Dentro, non denari, ma una compilation investigativa sul delitto di Chiara Poggi: consulenze, DNA, Bloodstain Pattern Analysis, laser scanner 3D, memorie della parte civile, DVD di intercettazioni del 2017. Materiale selezionato, ordinato, tenuto separato dal fascicolo ufficiale per anni. Solo nel 2023, durante l’ispezione ordinata dal procuratore Napoleone, è emerso. Solo dopo è stato reinserito nei faldoni del PP 8283/2016. La domanda non è più solo “cosa c’era”. È “perché era lì, e perché per così tanto tempo?”. Quella selezione ha avuto un ruolo di regia nel modo in cui sono state orientate le indagini archiviate su Andrea Sempio nel 2017?”.
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Ora, sebbene il giornalista investigativo non si azzardi a lanciare accuse o ipotesi di reato, così sintetizza le sue perplessità, che a questo punto sono anche le nostre: “Il punto centrale è questo: un archivio del genere può diventare una mappa. Una mappa utile a seguire una linea investigativa, a ricostruire ipotesi, a selezionare piste, a valorizzare alcuni elementi e lasciarne altri sullo sfondo. Non necessariamente in modo illecito nel contenuto, ma certamente in modo problematico se quella raccolta non è accessibile, non è tracciata, non è inserita correttamente nel fascicolo ufficiale, è in pratica un archivio segreto”.
Ebbene, a parere di chi scrive, questa ennesima e misteriosa stranezza non fa che arricchire i sospetti sul più mediatico caso giudiziario degli ultimi 20 anni. Sospetti che autorizzerebbero a pensare che in questa inverosimile vicenda vi fosse fino all’arrivo di Fabio Napoleone molto, ma molto marcio in Danimarca. Osserveremo e vedremo.
Claudio Romiti, 20 settembre 2026
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