Politica

Gaza, non dimentichiamo: Pd e M5S non hanno votato il piano di pace

Schlein, Conte e Fratoianni avevano rifiutato il piano di Washington. Ora che Hamas lo firma, fanno finta di niente

Conte Schlein Gaza Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La solita figura barbina. La sinistra ha confermato ancora una volta di portare avanti una crociata talebana contro la destra e il risultato è stato semplicemente disastroso. Il riferimento è all’accordo per Gaza firmato Donald Trump. Cosa c’entra, direte? Invece c’entra. Perché otto giorni fa la Camera ha approvato la risoluzione sul Piano di pace per il conflitto a Gaza presentata dalla maggioranza. Il testo impegnava il governo guidato da Giorgia Meloni a “compiere ogni attività utile a sostenere e favorire l’iniziativa di pace messa in campo dagli Usa, che oggi costituisce l’unica prospettiva realistica per porre fine ad un conflitto sanguinoso”. La risoluzione è stata votata dai partiti di maggioranza, con il sostegno di Azione e Italia Viva, mentre Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle si sono astenuti. Quel Piano ieri è stato sottoscritto da Hamas. Quindi, per capirci: la proposta di Trump va bene per i terroristi palestinesi ma non a Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli?

Ovviamente non è così. Il discorso è semplice: i leader di sinistra hanno fatto la solita sceneggiata per contrastare la Meloni e provare a lucrare qualche punticino nei sondaggi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti ed è lo stesso da tre anni: un fallimento. La Meloni aveva invitato le forze politiche a esprimere un voto condiviso: “Mi piacerebbe che l’Italia votasse compatta per dimostrare che la pace la si vuole davvero”. Il premier aveva sottolineato che “la pace non arriverà perché Landini o le Usb indicono lo sciopero”, ma “se qualcuno lavora ai tavoli a cui bisogna lavorare a proposte serie. E su questo davvero mi piacerebbe che lavorassimo insieme”.

Ma l’appello non è stato raccolto dalle opposizioni, che hanno preferito presentare mozioni autonome. La leader del governo aveva commentato così la scelta: “Mi dispiace che di fronte a un appello che avevamo fatto alle opposizioni a votare unitariamente una mozione di sostegno al piano di pace, la gran parte dell’opposizione abbia fatto un’altra scelta. Davvero non lo comprendo. Perché ricordo che c’è stato un sostegno di questo piano da parte dei paesi europei, dei paesi arabi, dell’Autorità nazionale palestinese. E quindi diciamo rimane solo la sinistra italiana che evidentemente ha delle posizioni più radicali”.

La reazione della sinistra? Le solite accuse, il solito patetico ritornello. “La presidente del consiglio ha tirato fuori la clava nei confronti degli attivisti della Flotilla”, mentre su Gaza “resta muta per non litigare con Netanyahu”, le parole di Elly Schlein: “Molli la clava e provi a fare la presidente del Consiglio di questo paese, soprattutto adesso che si apre uno spiraglio di pace”, ha aggiunto. “Non abbiamo sentito una parola di condanna o di critica” a fronte degli “atti di pirateria in acque” compiuti da Netanyahu” su Flotilla, a differenza di altri governi, ha rimarcato la dem. “La voce di chi in Italia non vuole essere complice si è alzata chiara” e “non accettabile che il governo provi a coprire il loro grido. Smettetela di criminalizzare ogni piazza”, ha proseguito parlando di “un attacco di Meloni allo sciopero. Giù le mani dai diritti dei lavoratori”.

Ora l’annuncio dell’accordo tra Israele e Hamas ha spiazzato la sinistra. La Schlein ha definito l’intesa “un passo decisivo”, pur sottolineando che “il cammino della pace sarà ancora lungo”. Ha poi ribadito l’importanza di proseguire verso “gli indispensabili prossimi passi per costruire la soluzione politica dei due popoli e due stati, per avviare il riconoscimento dello stato di Palestina e porre fine all’occupazione illegale in Cisgiordania”. La leader dem ha inoltre invitato tutte le parti coinvolte a rispettare gli impegni presi: “Ora serve che tutti rispettino l’accordo”, aggiungendo un ringraziamento “agli sforzi degli Stati Uniti, del Qatar, dell’Egitto e della Turchia e dei mediatori che hanno lavorato a quest’accordo”. Il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha espresso soddisfazione per la tregua raggiunta, dichiarando al Tg1 di essere “emozionato dell’annuncio della tregua, al pensare a tutti i palestinesi sopravvissuti al genocidio che finalmente possono vedere una Gaza dove tacciano le armi e arrivano gli aiuti umanitari”. Senza mai citare Trump – ovviamente – Conte ha auspicato che “questo primo passaggio segni una svolta definitiva nel processo di pacificazione e possa garantire un processo di pacificazione che metta al centro l’effettiva autodeterminazione del popolo palestinese, più che calcoli, speculazioni che nulla hanno a che fare con il suo benessere”.

Il leader di Avs Nicola Fratoianni ha espresso “grande gioia per tutto ciò che può significare la sospensione, la fine – speriamo – del genocidio, dello sterminio del popolo palestinese”, ma ha anche evidenziato che “costruire la pace significa riconoscere lo Stato palestinese, porre fine all’occupazione illegale di Israele in Palestina, porre fine al regime di apartheid, costruire la prospettiva di uno Stato palestinese indipendente”. Sulla stessa linea, Tino Magni (Avs) ha osservato che “l’Europa è mancata come protagonista politico, così come anche il governo italiano”, sottolineando invece “la marea umana dei cittadini che ha invaso le piazze del paese contro il genocidio ai danni del popolo palestinese e per fermare la guerra”. Ha poi ringraziato “chi ha rischiato di persona nelle flottiglie umanitarie” e invitato a “continuare con determinazione su questa strada”. Narrazioni distorte. Ma il migliore è stato Marco Grimaldi (Avs) che rispondendo alla domanda se Donald Trump meriti il Nobel per la Pace, ha dichiarato: “Lo meritano i popoli scesi in piazza”. Un riassunto perfetto dello stato della sinistra italiana.

Franco Lodige, 10 ottobre 2025

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