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La svolta italiana

Giorgia Meloni premier, una nomina storica (per due motivi)

Mattarella conferisce l’incarico: la leader di Fdi è la prima premier donna. E porta la Destra a Palazzo Chigi

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Sono due i motivi per cui la nomina della Meloni è a suo modo storica. La prima, chiara come l’esistenza dei generi e dei sessi, è che donna Giorgia è appunto una signora. La seconda, riguarda la storia: si tratta del primo premier “di destra” a entrare a Palazzo Chigi. E questo è sicuramente il segno dei tempi.

Dal punto di vista “culturale”, il fatto che la prima premier donna d’Italia arrivi dallo schieramento “conservatore” mostra la differenza, netta, tra il famoso “dire e il fare”. Il mare della sinistra ha predicato per anni la lotta al gender gap e ha cavalcato le quote rosa, ma poi è sempre caduta sul più bello. Quando si è presentata l’occasione di votare i ministri del governo Draghi, dal Pd sono arrivate solo indicazioni col testosterone. E quando i dem hanno dovuto scrivere le liste per le elezioni, le hanno redatte in modo che in Parlamento ci finissero poche signore e molti maschietti. Al contrario, Meloni non ha mai fatto del femminismo isterico il suo cavallo di battaglia. Anzi. Non ha mai nascosto di aver dovuto sgomitare per emergere, ma l’ha fatto da pari a pari. Ha cercato i fatti, più che predicare principi. Il tutto senza cercare scorciatoie, cooptazioni o vie preferenziali.

Femminile ma non femminista, e c’è tutta la differenza del mondo. Accusata di non essere a favore del gentil sesso, a volte addirittura di non essere donna fino in fondo, la neo-premier è stata testimonial del “farsi da sé”. E non è vero che le hanno permesso di arrivare dove è arrivata solo perché ha accettato, o non abbattuto, il sistema patriarcale della politica. Si tratta di onanismo linguistico, buono solo per chi si ferma alla forma e non alla sostanza. Prendete Simona Malpezzi: nel giorno in cui il genere femminile conquista Palazzo Chigi, lei sottolinea che al governo sono presenti solo 6 donne su 24. Ed è tutta qui la distanza: nei posti chiave, nell’ottica di Meloni, ci si arriva per merito e non per genere.

Semplicemente Giorgia è stata Giorgia. Brava lei. Ma ci sia concesso dire che il tetto di cristallo più duro a morire che ha davvero infranto la leader di FdI, non è tanto l’aver finalmente portato una donna al potere. Ma l’essere riuscita a far conquistare Palazzo Chigi ad una “comunità umana”, quella della Destra, che sin qui ne era stata sostanzialmente esclusa. Vero: La Russa e soci sono già stati ministri; Gianfranco Fini ha fatto il presidente della Camera; lo sdoganamento è roba vecchia. Ma era tutto sempre avvenuto “grazie” a qualcuno (segnatamente, Berlusconi) e comunque da posizioni di secondo piano. Adesso invece “la Destra” sceglie i ministri, costringe Forza Italia a ingoiare il rospo sulla Giustizia, fissa i paletti, va ai consessi internazionali.

Non era scontato. Anzi. Meloni ha navigato in Alleanza Nazionale, è stata ministro di Berlusconi, ma poi si è staccata dal Pdl fondando un partito in cui nessuno credeva. È stata coerente, e questo le va riconosciuto. Ha condotto un’opposizione dura ma ragionata a Draghi. E alla fine ha convinto gli elettori a votare una “donna, madre, cristiana”. E pensate: senza mai usare la “schwa”. Incredibile, vero?

Giuseppe De Lorenzo, 21 ottobre 2022