Esteri

Gli accordi “violati” sul nucleare iraniano: cosa c’è dietro l’attacco di Israele

L'agenzia Onu ha accusato Teheran di aver violato le intese sull'arricchimento dell'uranio. Come è nata l'azione "preventiva" di Netanyahu

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Benjamin Netanyahu è passato all’azione, il premier israeliano ha sfruttato l’appoggio formale di un’istituzione internazionale. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) è stata categorica: per la prima volta in vent’anni, ha puntato il dito contro l’Iran, accusandola apertamente di non rispettare gli impegni presi sul programma nucleare.

A Vienna, il consiglio direttivo dell’Aiea ha approvato una risoluzione dura che evidenzia le «numerose mancanze» dell’Iran nel rispondere alle richieste dell’organismo sul proprio programma atomico. Il documento è passato con 19 voti favorevoli su 35, tra cui quelli pesanti di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania. Un segnale inequivocabile da parte dell’Occidente. E c’è di più: il report dell’Agenzia parla di una «generale mancanza di cooperazione» e rivela che Teheran è ormai in possesso di uranio arricchito al 60% in quantità sufficiente per costruire ben nove testate nucleari.

La Ripartenza

Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, non ha usato giri di parole. Intervistato dal Corriere della Sera, ha spiegato: «C’è differenza tra materiale fissile e bomba. Ma sul materiale sono già arrivati: ne hanno accumulato a sufficienza. Per costruire un’arma servono altri passaggi tecnologici, non certo fuori dalla portata degli iraniani. Loro stessi ammettono: abbiamo tutti i pezzi del puzzle». E oggi ha offerto la sua disponibilità a volare a Teheran per ispezionare il sito di Natanz, mentre gli impianti di Fordow e Isfahan – almeno per ora – sono rimasti fuori dal mirino. La frase chiave del report, che a Gerusalemme suona come musica per le orecchie di Netanyahu, è chiara: l’Agenzia non può garantire che il programma nucleare iraniano sia esclusivamente pacifico. Una formula che, di fatto, ha spalancato la porta a un’azione preventiva.

Ovviamente la reazione di Teheran è stata immediata: la risoluzione è stata definita «politica», e come risposta il governo iraniano ha annunciato l’intenzione di aprire un nuovo sito di arricchimento e potenziare le centrifughe di Fordow con macchinari di ultima generazione. L’Iran continua a sostenere, come un mantra sempre più difficile da difendere, che il proprio programma nucleare ha scopi esclusivamente civili. Eppure, da quando nel 2018 l’amministrazione Trump ha ritirato gli Stati Uniti dallo storico accordo del 2015 (il famoso Jcpoa, siglato con le principali potenze mondiali), la Repubblica islamica ha ripreso a violare sistematicamente i limiti previsti per l’arricchimento dell’uranio.

I negoziati per una nuova intesa con Washington erano già in salita. Ora sembrano definitivamente tramontati: il sesto round dei colloqui, previsto per domenica in Oman, è stato annullato. A confermarlo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che accusa l’Occidente di minare il dialogo con pressioni «inaccettabili». Ma ormai il tempo delle trattative sembra scaduto. Netanyahu è convinto da anni che l’unico modo per fermare l’atomica degli ayatollah sia uno solo: colpirli prima che sia troppo tardi.

Anche Bruxelles ha preso posizione. L’Unione europea “sostiene la risoluzione adottata dal consiglio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) che invita l’Iran a ristabilire una piena cooperazione con l’Agenzia e a rispettare integralmente i propri obblighi”. Il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, ha aggiunto: “Questa risoluzione arriva dopo diversi richiami del Consiglio all’Iran affinchè migliori la cooperazione con l’Agenzia, e dopo un rapporto esaustivo del direttore generale dell’Agenzia sull’attuazione degli obblighi previsti dalle salvaguardie del Trattato di non proliferazione da parte dell’Iran. Prendiamo atto degli annunci da parte dell’Iran riguardo a misure che intende adottare in risposta alla risoluzione – ha aggiunto il diplomatico Ue – e invitiamo l’Iran alla moderazione e a evitare qualsiasi passo che possa ulteriormente aggravare la situazione”. Non ci resta che monitorare l’evolversi della situazione.

Franco Lodige, 13 giugno 2025

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