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Green pass a lavoro, ecco cosa cambia

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Pubblicata lo scorso 20 novembre, la legge n. 165/2021 – di conversione del decreto-legge n. 127/2021 – ha introdotto alcune novità relativamente all’obbligo di possesso della certificazione verde Covid-19 al fine di accedere al luogo di lavoro, a partire dalla possibilità per il lavoratore di consegnare al datore di lavoro una copia della propria certificazione verde Covid-19. In tal modo, i lavoratori interessati – per tutta la durata della validità del green pass – sono esonerati dai controlli – all’accesso e/o a campione – posti in essere dal rispettivo datore di lavoro. Giova sottolineare che detta possibilità è riconosciuta in capo al solo lavoratore e non al datore di lavoro; pertanto, resta fermo il divieto per il datore di lavoro di richiedere al lavoratore una copia della certificazione verde Covid-19.

Sul punto, il Garante privacy, lo scorso 11 novembre, ha inviato una segnalazione al governo e al Parlamento, sollevando alcune perplessità circa le concrete modalità di attuazione di detta disposizione nel rispetto della normativa privacy. In tale sede, il Garante ha rilevato come la possibilità di consegnare il green pass al datore di lavoro rischi di eludere la finalità sottesa all’introduzione dell’obbligo di certificazione verde Covid-19 negli ambienti di lavoro, ovvero l’esigenza di tutela della sanità pubblica. Infatti, a detta del Garante, il green pass risulta efficace a tal fine nella misura in cui sia soggetto a verifiche periodiche sulla sua persistente validità: mediante la consegna dello stesso al datore di lavoro non sarebbe possibile, pertanto, rilevare l’eventuale e sopravvenuta positività al Covid-19 in capo al lavoratore intestatario con conseguente violazione del principio di proporzionalità del trattamento dei dati rispetto alle finalità perseguite.

Ma vi è di più. Così facendo, si assisterebbe altresì ad una violazione del divieto di conservazione del green pass – ribadito anche a livello comunitario dal Regolamento Ue n. 2021/953 – volto a garantire la riservatezza del dato relativo alla condizione clinica del soggetto e al presupposto legittimante il rilascio della certificazione stessa; è evidente come, mediante la consegna del green pass, il datore di lavoro venga reso edotto della data di scadenza dello stesso ben potendo, pertanto, da tale dato dedurre il presupposto legittimante il rilascio dello stesso (vaccinazione, tampone o avvenuta guarigione dal Covid-19). In tal modo – a detta del Garante – la scelta del lavoratore relativamente alla vaccinazione risulterebbe priva delle necessarie garanzie di riservatezza con evidente pregiudizio del diritto all’autodeterminazione individuale del singolo individuo.

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Francesca
Francesca
4 Dicembre 2021 15:43

Se ti becchi il covid da una commessa no vax, sai la privacy dove te la puoi mettere…

Francesca
Francesca
4 Dicembre 2021 15:41

Carta verde solo col vaccino per tutte le categorie lavorative. Tranne chi non lo può fare.

Andrea
Andrea
3 Dicembre 2021 13:47

È recente l’affermazione di Bonomi di Confindustria di introdurre il Super GP anche per il mondo del lavoro.
Attenzione

Ste vari
Ste vari
3 Dicembre 2021 12:10

Ma di cosa parliamo?? Qui è negata ogni minima tutela della privacy del lavoratore e non frega niente a nessuno che non ci siano controlli atti a verificare periodicamente la validità del GP x scopi sanitari. L’unico scopo è vaccinare, quindi ai vaccinati è concesso tutto, per cui chi ha il GP consegna la sua bella copia al datore di lavoro, che così si annota che lui/lei è vaccinato/a (anche se tanto lo sa già, ovviamente) e di conseguenza risparmia tempo nei controlli giornalieri, che saranno fatti solo a chi ha il gp da tampone (solo loro infatti non manderanno alcuna fotocopia, visto che dura 2 giorni se va bene). Altra cosa vergognosa.

giorgiop
giorgiop
3 Dicembre 2021 8:13

Il deposito del GP avviene attraverso una richiesta del lavoratore, scritta e da tenere agli atti, che esonera contestualmente il datore a richiederlo fino alla scadenza. Detto questo, il datore di lavoro non può altro che tenere una sorta di registro nel quale sono indicate le date di rilascio, di scadenza (il GP ancora oggi parla di 270 giorni), di consegna del cartaceo. Come farebbe, altrimenti, a richiedere un nuovo GP alla scadenza del vecchio se questa scadenza non la conosce perchè non può prenderne nota ? Io ho un foglio Excel coperto da passw coi dati di cui sopra. Se non va bene ritornerò a scannare GP giornalmente. Bella roba.

Gianfranco
Gianfranco
2 Dicembre 2021 22:28

Traduzione:
Il datore di lavoro la prende sempre in quel posto.

Follia… tutto. Ovunque… in questa povera Italia

Poi, quando sentiamo in TV che le aziende delocalizzano, non crediamo alla storiella degli stipendi più bassi all’estero…per fare piu profitti per ingordigia ecc…. i soldi sono definiti liquidi perché si comportano come l’acqua…. facile da capire ?

Fare impresa in Italia è praticamente impossibile… solo l’eccellenza si salva… o i ladri infami.

le nostre imprese sono come i calabroni… volano, ma in teoria non potrebbero