Greta “fulmina” Trump? Ma se non la calcola nemmeno…

Se volete misurare l’abisso che c’è fa la realtà e il suo racconto ideologicamente orientato, date un occhio al video qua sopra. Il commento copia&incollato dei giornaloni oggi è stato: così Greta “incenerisce”, “fulmina”, e altri verbi atti a rafforzare l’immagine dell’Erinni ecotalebana, Donald Trump.

Beh, noi in questi pochi secondi vediamo un’altra storia. Vediamo la Greta che c’è, non quella che dovrebbe esserci secondo la bolla politically correct che sta strumentalizzando ormai senza ritegno le paturnie in buona fede di una sedicenne annoiata, anzitutto dalla scuola. Vediamo una Greta che si stizzisce per un’ovvietà: il presidente della più grande democrazia del globo, il leader della nazione che detiene il primato economico, militare, immaginifico, l’uomo che siede sui codici nucleari e sulle quotazioni di Wall Street, il quale fa il suo ingresso nella sede dell’Onu, nella sua New York. E giustamente non considera la ragazzina vicino alla parete, passa oltre con spontaneità (tutta impostata, ovviamente, ma a marketing, marketing e mezzo), sta in un altro ruolo e in un’altra interpretazione del mondo, ha cose adulte di cui occuparsi, ha quotidiane preoccupazioni di geopolitica, ha in mente contemporaneamente il prossimo strappo, o la prossima ricucitura, nella guerra dei dazi con la Cina e un aumento della pressione sugli ayatollah iraniani che non sfoci nella pura escalation bellica, e Dio sa cos’altro ancora.

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8 Commenti

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  1. Ma per favore!!
    Una ragazzetta gretina con la faccia da pistola sai come può aver impressionato Trump?
    Lui avrà pensato che il cielo è stato ben crudele con lei, gretina del menga, ed odiosa al solo vederla.

  2. @DavideV8 (non si trova la funzione rispondi dopo il Suo commento più recente). Negli Usa i disperati sono la (ex) classe media.
    Oltre 40 milioni di cittadini hanno problemi a procurarsi cibo, il 40% non è in grado di affrontare una spesa straordinaria di 400$ e le 700.000 vittime per overdose da oppiacei erano tutte poveri esseri privi di cure, che assumevano antidolorifici per alleviare almeno le sofferenze.
    Gli immigrati sono assolutamente minoritari in tutto questo.

    • E quindi? Arriva Obama a salvarli coi soldi degli altri?
      Che gli immigrati siano minoritari avrei qualche dubbio, guardando le analisi demografiche relative a reddito e quant’altro.
      Se il 40% non è in grado di affrontare una spesa straordinaria, cominciamo a riflettere sul massacro del RISPARMIO che l’agenda liberal porta avanti da 25 anni.
      Parliamo dei keynesiani, quindi degli amici di Obama, che continuano a dire che il risparmio è MALE, e che bisogna consumare tutto, sempre e comunque, o si è nemici dell’umanità.
      Abbassando tassi oltre misura, rubando i risparmi con l’inflazione, e quant’altro.
      E’ ridicolo perseguire queste politiche per decenni, e poi lamentarsi dei risultati.
      Lo statalismo è una storia continua di: ti danneggio e ti impoverisco, poi ti vengo a salvare.
      Ti salvo a TUE spese, così ti impoverisco ancora di più, e poi posso salvarti ancora, e così via.

      • Gentilissimo Davide Le rispondo volentieri perché rivedo in Lei molto cose del me giovane (spero non Le dispiaccia), la stessa adesione a certi principi e la stessa ammirazione per un paese. Lei ha ragione, lo statalismo impoverisce, ma il liberismo senza regole precise fa altrettanto, è come una corsa podistica dove uno vince, qualcuno va a podio, gli altri arrancano o spariscono. C’è una questione che più mi turba dello spietato modello sociale Usa ed è la solitudine in cui viene lasciato il malato (se non ricco), un turbamento che deriva anche da vicende personali. Sono moltissimi anni che dispongo di una polizza sanitaria complementare, ma da cinque anni ho potuto (e dovuto) capire l’importanza di un sistema sanitario universale, che ha assicurato un eccellente livello di cure ad una persona a me molto vicina, colpita da una certa patologia. Il mio giudizio sugli Usa è cambiato anche capendo che là, quella persona non sarebbe stata curata. Un sistema che contrasta qualsiasi spirito di comunità, a vantaggio di un individualismo assoluto, non è a vantaggio della libertà di tutti, come credevo anch’io, ma solo del piu forte.
        Cordialmente.

    • Gentile Sig. Alfredo:

      “40% degli Americani non è in grado di affrontare una spesa straordinaria di 400 US$…

      Allora, io conosco solo quelli che non fanno parte dei 40%, anche se ho parenti che ci vivono da stranieri dopo aver lavorato nei parchi di divertimento come “monitor” ed oggi vivono molto bene in diverse attività.

      Lei, per caso, non confonde gli Stati Uniti con qualche altro Paese socialista come il Venezuela di qualche anno fa, e non solo, mentre oggi 90% – o giù di lì – dei Venezuelani, se potessero andrebbero proprio negli Stati Uniti, sapendo che non patirebbero la fame, mentre invece molti di loro vanno cercare resti di alimenti nei rifiuti in patria?

      Sulla solita favola che la gente negli Stati Uniti non gode di assistenza medica, è un’altra di quelle che circolano in Italia, alimentata dai sinistri mancini che magri non sono mai usciti dal loro paesello. Già, in Italia la gente ha tutto anche l’assistenza medica che funziona alla perfezione; non è ciò che si commenta, specialmente per le visite specialistiche…

      Ma se gli Americani stessero così male, come mai da tutto il mondo cercano di entrarvi in tutti i modi e non vedo gente che se ne vuole andare via, perché rischia di morire per mancanza di assistenza medica?

      Credo di conoscere gli Statu Uniti abbastanza bene – dal Nord al Sud, dall’Est all’Ovest – e se fossi giovane, ci andrei ad occhi bendati, mentre se mi cacciassero dal Paese dove vivo, non tornerei in nessun Paese d’Europa, pur avendo vissuto (o per studio o per lavoro) in Inghilterra, Francia, Spagna ed avendo lavorato per una multinazionale tedesca, pertanto, potendo comunicare facilmente in qualsiasi Paese ed avendo parenti non solo in Italia…

      Distintamente, Tullio

      • Gentilissimo Tullio il dato del 40% è stato pubblicato alcuni mesi fa da diversi media e, onestamente, mi sembra realistico.
        Sul sistema sanitario Usa, il giudizio condiviso lo vede caratterizzato da punte di eccellenza assoluta, accessibili a pochi, e da mediobassa o molto bassa qualità per il rimanente. Le cure sono costose e fuori portata per una larga parte dei malati, le cui sofferenze vengono lenite con antidolorifici, con conseguente dipendenza, che ha causato la catastrofe di 700.000 morti (dodici Vietnam) negli ultimi anni. Del resto il paese, negli ultimi tre anni ha visto (unico in occidente) ridursi l’aspettativa di vita. Non sono un fan ideologico del sistema universale, da molti anni dispongo di una assicurazione sanitaria integrativa, ma ho molto apprezzato le eccellenti (e costose) cure garantite, negli ultimi cinque anni, ad una persona a me vicina che, sono ragionevolmente convinto, in Usa non avrebbe potuto riceverle.
        Molti vogliono emigrare in Usa certo, vengono da paesi in condizioni peggiori, ma quanti si pentono vedendo che la martellante propaganda non raccontava il vero sul paese e sulla popolazione, che si rivela ostile? E vengo alla propaganda, anche per rispondere ad un altro Suo commento. Sono davvero stato filoamerikano (k voluta) per cinquant’anni ed ho creduto alle parole d’ordine sul paese eccezionale, poi ho guardato oltre la facciata ed ho capito che sbagliavo. Ma da posizioni liberali, posizioni che, come dimostra il Suo interessante sito, Lei condivide. Tuttavia la critica agli Usa da posizioni liberali, per qualche incomprensibile ragione, sembra non poter esistere, malgrado il paese, guardando oltre la superficie, abbia ben poco di liberale. Chi critica gli Usa deve essere per forza marxista, ma io sono stato anticomunista per tutta la vita.
        Cordialmente

        • Gentile Alfredo,

          lavoro con gli Stati Uniti fin dagli anni ’80, conosco diversi Europei che vi si sono trasferiti e non la pensano come lei, anzi.

          Ho attualmente ben due nipoti, una che vi lavora da tempo, al punto di dover (per imposizione) assumere la cittadinanza americana o lasciare il Paese; l’altra sta studiando, coperta pure lei da un’assicurazione sanitaria, nel suo caso, obbligatoria.

          Mia figlia ha fatto il dottorato di ricerca a Champaign (Illinois), portandosi con sé i suoi 3 figli, ma sempre con l’assicurazione sanitaria obbligatoria. È rientrata alla sua Università dove insegna, ma sarebbe pronta a tornare negli Stati Uniti anche lei con la famiglia.

          Sui dati che lei cita non mi pronuncio perché non ne ho altri, ma continuo a ribadire che, con eccezione di qualche ex dirigente caduto in disgrazia e qualche dipendente “chimico”, non vedo gente che chiede elemosina o che supplica aiuti per potersi pagare cure mediche, come per esempio, mi è capitato di vedere a Cuba.

          Ero e sono filo americano, come lei ben nota; mi considero oltremodo fortunato delle opportunità che quel modello mi ha proporzionato; ripeto, se fossi giovane non esiterei un attimo per stabilirmi in quel Paese, dove tutto costa molto meno e si pagano meno tasse, mentre le opportunità per chi ha iniziative e creatività sono infinitamente superiori a qualsiasi Paese che visito da anni – che non sono pochi -, ma riconosco che gli ultimi governanti non hanno contribuito a migliorare le condizioni e parlo di Clinton, e soprattutto ide socialista Obama ecc.

          Cordialmente, Tullio

          • Gentilissimo La ringrazio e esprimo le mie congratulazioni alle Sue nipoti ed a Sua figlia.
            Ero filoamericano, non lo sono più e sono contento che mio figlio non si sia trasferito là per studio e lavoro, oggi sarei terrorizzato.Non voglio togliere spazio ulteriore, la disturbero’ sul suo sito, davvero interessante e ricco di spunti.
            Cordialmente

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