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Grillini (e governo) in bilico sul ponte di Genova - Seconda parte

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Prodigioso il commento dell’ex ministro ed esponente di punta del M5s Danilo Toninelli sulla concessione del Ponte di Genova ad Autostrade: “La linea nostra non cambia di un centimetro, il ponte non deve essere dato ai Benetton”. Toninelli fa dichiarazioni inflessibili (“non deve essere dato”) come se vivesse in un tempo parallelo al reale e nega di voler concedere ciò che è stato già concesso dal suo governo, profanando il sistema logico che dovrebbe regolare un ragionamento. L’ex ministro e il suo Movimento hanno ceduto non solo centimetri alla loro dogmatica e ottusa linea politica, essendo migliaia i chilometri che li vedono soccombere nella riconferma di Autostrade sancita dal governo di cui sono titolari.

Il comportamento dei Cinque Stelle si potrebbe assimilare al bagarinaggio elettorale, hanno fatto incetta di voti proponendo un messaggio di estrema semplificazione per poi truccare il bottino elettorale in un’alleanza con il Pd, rinnegando i presupposti su cui il loro consenso era maturato.

In questo caos, però, s’è inserita la sentenza della Consulta, secondo cui l’esclusione di Autostrade da demolizione e ricostruzione del ponte di Genova non è stata illegittima. Una decisione che i grillini possono sfruttare per tornare alla carica contro Aspi. Ce ne sarebbe abbastanza per far deflagrare il governo, che all’orizzonte ha altri nodi delicatissimi da affrontare: aiuti Ue, Mes, crisi economica. Autostrada per l’inferno, canterebbero gli AC/DC…

Andrea Amata, 9 luglio 2020

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