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Ha ragione Cacciari: lo stato d’emergenza è diventato stato di normalità

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Mentre nel resto del mondo si ritorna ad una vita più o meno normale, in Italia si parla addirittura del super green pass ossia quel lasciapassare sanitario che permette ad alcuni di accedere ai posti di lavoro e di condurre una vita più o meno civile, decente e ad altri invece di essere esclusi.

Sul green pass si sono divisi i partiti politici, ma si sono divisi anche italiani e filosofi. Ne è venuta fuori quella che è stata chiamata la disfida dei filosofi: da una parte Massimo Cacciari e Giorgio Agamben che ritengono che il lasciapassare sia esclusivamente una politica di controllo sociale e che sia anche anticostituzionale; dall’altra parte altri filosofi, come ad esempio Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe, i quali ritengono invece che lo strumento del green pass sia non solo utile, ma anche in linea con la Carta costituzionale perché impedisce che altri possano danneggiare altri.

Chi ha ragione? Ritengo che la posizione di Cacciari e di Agamben sia più aderente all’ispirazione di una Carta costituzionale più o meno liberale. Perché si possa parlare di un danno di qualcuno su qualcun altro, infatti, bisogna considerare un elemento decisivo: la violenza. Ma in che modo, ad esempio, una persona sana non vaccinata danneggia me che sono vaccinato o in che modo un vaccinato che però rifiuta il lasciapassare danneggia altri vaccinati o altri non vaccinati? É evidente che il lasciapassare è un uno strumento di controllo sociale che introduce in maniera surrettizia la necessità o l’obbligo della vaccinazione. Quella vaccinazione rispetto alla quale tutti quanti ormai più o meno siamo d’accordo, tant’è che la percentuale dei vaccinati in Italia è molto alta e si arriverà, in breve, a toccare addirittura il 90 per cento della nostra popolazione.

I filosofi, dunque, farebbero bene a concentrarsi su un altro elemento importante, peraltro sottolineato anche dallo stesso Cacciari: quello di uno stato di emergenza infinito, troppo lungo. Così lungo da essere diventato ormai uno stato di normalità in cui si adottano delle misure che sono in linea con uno Stato autoritario, dispotico e distopico piuttosto che con un ordine liberale.

Ecco, da questo stato di emergenza noi ci dobbiamo porre la questione di uscire ormai il nostro problema non è più il controllo dell’epidemia ma l’uscita dallo stato di emergenza.