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Hanno perso il contatto con la realtà

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Come nel celebre coro verdiano “Partiam partiam”, c’è sempre qualcuno, dopo elezioni dai risultati a lui sgraditi, che minaccia di lasciare l’Italia. Si sa, la regola di alcuni “democratici” è ben conosciuta: se vince la sinistra, vuol dire che gli elettori italiani sono saggi e responsabili. Se invece vince qualcun altro, gli stessi elettori italiani si trasformano in un’accozzaglia di bifolchi volgari e irredimibili.

Stavolta, ha cominciato Gino Strada, sdegnato per le scelte di Salvini al Ministero degli Interni: ha gridato ai quattro venti di esser pronto a lasciare l’Italia, qualcuno ha pure proposto di chiamargli un taxi (o un barcone) per accelerare la procedura, ma non si sono più avute notizie di esodi o controesodi.

Poi, sono arrivati gli appelli resistenziali (mezzi veri e mezzi taroccati, o comunque contestati pure da alcuni dei firmatari) della rivista Rolling Stone: la solita compagnia di giro di cantanti-attori-registi (più “party-giani” che partigiani…) convinti che le moltitudini italiane aspettino un loro cenno per sapere cosa pensare. Infine, sono arrivate torme di “resistenti” in magliette e camicie rosse (il mitico Gad Lerner in Rolex da una terrazza di Portofino) per fare appelli pro-immigrazione tra apericene e cocktail.

La sensazione è che alcune di queste personalità abbiano perso il contatto con la realtà. Spiega tutto un’antica ma sempre attuale citazione del grande e compianto Sergio Ricossa: “Gli intellettuali di sinistra amano il popolo come astrazione: lo detestano probabilmente come insieme di persone vive e cioè rumorose, sudate, invadenti, volgari. Il popolo vivo sembra sopportabile solo se lo si guarda dall’alto di un palco ben isolato ed elevato”.

Daniele Capezzone, 9 luglio 2018

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