Cronaca

I 4 gravi misteri di Garlasco che Garofano non vuole chiarire

Il caso del Ris di Parma è un pericoloso precedente. E chissà che adesso non possano fioccare nuovi indagati

garofano garlasco fazzoletti Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Nelle ultime ore sul caso Garlasco c’è il rischio di capire ben poco. E questo è esattamente ciò che sembrano auspicare coloro i quali desiderano continuare a nascondere sotto al tappeto vent’anni di polvere che tuttavia rende ormai irrespirabile l’aria della giustizia italiana. Dopotutto, la carta della confusione per evitare che l’opinione pubblica sappia la verità fattuale delle cose potrebbe essere per alcuni figuri l’ultima spiaggia.

Per questa ragione, mettere in ordine i dati incontrovertibili e tangibili della procura pare essere non solo un dovere d’informazione ma financo un dovere civico.

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato dalla Procura di Pavia che, nel comunicato di chiusura delle indagini verso Andrea Sempio, afferma, quasi a corollario, una notizia fondamentale per il giudicato Alberto Stasi: il RIS di Parma (nella persona di Alberto Marino, consulente tecnico della Procura) non ha consegnato due test datati 20 settembre 2007 che palesavano l’assenza del DNA di Chiara Poggi sui pedali della bici Umberto Dei del suo fidanzato. Due dati in assoluta contraddizione con la positività (l’unica) del test del 19 settembre. Il giorno precedente, infatti, fu riscontrato una copiosa traccia di DNA di Chiara sul mezzo di Alberto Stasi. Casualità ha voluto che quella quantità di materiale genetico fosse esattamente identico alla quantità di DNA repertato sul cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi: 2,78 nanogrammi tondi tondi. Sarebbe stato forse più facile fare “sei” al Superenalotto piuttosto che trovare una perfetta coincidenza fra due dati così infinitesimali. Ma glissiamo su questa inconsueta corrispondenza.

Il punto della questione è che, anche riconoscendo (come è giusto fare sino ad ora, essendo garantisti) che non vi sia stato alcuno scambio di provette né nessun altro errore nell’analisi dei campioni, un consulente tecnico è tenuto a comunicare ogni risultato dei suoi test alla Procura e non soltanto quelli che possono aggravare la posizione dell’indagato. Di conseguenza, perché Alberto Marino (o chi per lui, ma ora ci arriviamo…) ha comunicato alla PM solo il risultato positivo del 19 settembre, evitando di comunicare i due risultati negativi del 20 settembre che avrebbero certamente affievolito l’impianto accusatorio contro Alberto Stasi?

Dinnanzi a ciò, una settimana fa a SIT, davanti al Procuratore di Pavia Stefano Civardi, Alberto Marino ha sostanzialmente ammesso l’errore. Ma ha anche riferito qualcosa di più curioso, ovvero di aver comunicato gli esiti al suo superiore Gen. Luciano Garofano. Per quale motivo? Se il consulente tecnico della procura era Marino, a che pro quest’ultimo ha richiesto un controllo al suo superiore anziché inoltrare tutto direttamente alla Procura? Mistero. Uno dei tanti.

Nelle ultime ore Marino, probabilmente ringalluzzito dalle intemerate tv del Generale, ha riferito di aver comunicato i risultati anche ai consulenti di parte di Stasi. Questi però hanno categoricamente smentito (peraltro ventilando, giustamente, diffide a chi sostiene che fossero stati informati).

E allora giungiamo all’ottimo Gen. Garofano. Messo in discussione da alcuni suoi sottoposti a SIT (che hanno riferito di come lui si muovesse tenendo spesso conto delle “esigenze televisive”), lotta come un leone tra Mediaset e Rai e minaccia querele a destra e a manca. Il problema grande, per il Generale, è che ciò che afferma la procura è sotto gli occhi di tutti: i dati del 20 settembre non sono stati comunicati. E c’è anche il tiepido mea culpa a SIT di Marino. Quindi, perché continuare a combattere difendendo qualcosa che è già crollata per stessa ammissione del suo autore? Mistero. Perché continuare a dire che i consulenti di Stasi avevano accesso a questi atti se non è così? Un altro mistero. Perché arrivare a dire una boiata pazzesca, cioè che è marginale comunicare al PM anche gli esiti negativi in quanto poco utili se il Consulente Tecnico è obbligato, obbligato, obbligato a comunicare anche quelli? Un altro mistero.

Menzione d’onore per Giorgio Portera. Alias “port”. Colui che ha caricato l’analisi del 19 settembre sul sistema operativo dei RIS ma che sostiene di non aver fatto l’analisi. Quindi non si capisce: non ha fatto lui l’analisi ma ha caricato lui il dato? Non ha fatto lui l’analisi, non ha caricato lui il dato ma qualcuno l’ha fatto con il suo account? Quindi ci state dicendo che in futuro ciascuno di noi potrà essere accusato di aver lasciato in giro il proprio DNA sulle peggiori scene del crimine e che, chiedendo chiarimenti, non potremo nemmeno sapere chi ha trovato il nostro DNA perché al RIS si lasciano gli account personali alla mercé degli altri colleghi che per sbadataggine o per chissà quale altro motivo possono caricare la qualsiasi sfruttando l’anonimato? Bene. Annamo proprio bene…

In tutto questo un’orda di giornalisti e commentatori della domenica continuano ad avvelenare i pozzi della corretta informazione farcendo i social network di foto di documenti appartenenti al cretaceo che non dimostrano nulla o presentandosi alle trasmissioni tv con agendine colme di dati costruiti a fallo di loppide. C’è da comprenderli e da compatirli: è gente che su Garlasco e grazie ad Alberto Stasi, il mostro costruito in laboratorio, c’ha costruito una carriera.

Perché dormire sonni tranquilli dinnanzi a questo scempio disumano che potrebbe vederci in futuro tutti colpevoli per qualcosa che non abbiamo mai commesso? Perché il bene, fortunatamente, esiste ancora. Ed è rappresentato da chi sta indagando a schiena dritta e senza compromessi. E chissà che nelle prossime ore non possano fioccare nuove iscrizioni sul registro degli indagati, magari persino di qualche nome più che illustre…

Alessandro Bonelli, 2 ottobre 2026

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