Il governo Sanchez assicura che la situazione al confine è tornata sotto controllo (anche grazie al muro di boe costruito in mare) e rivendica di aver rispedito in Marocco la quasi totalità dei migranti approdati a Ceuta. Poco dopo l’invasione, ne tornavano indietro anche 150 al minuto. Tutto bene quel che finisce bene, con tanto di libertà per il premier di andare a Lanzarote in vacanza. Eppure non è una grande idea spacciare per “risolta” la crisi di Ceuta se gli occhi del mondo sono puntati sulla piccola exclave spagnola in Africa.
Già, perché i media spagnoli oggi riportano una situazione tutt’altro che ottimale. Si vedono immagini di accampamenti di migranti sulla spiaggia, controllati dalle forze di polizia (Sanchez ne ha spediti 3mila sull’exclave). I negozi riaprono pian piano, ma la preoccupazione resta. Come la crisi umanitaria. Tra chi è rimasto a Ceuta nella speranza di un permesso di soggiorno, molti sono minori non accompagnati: si stima che ce ne siano 862, a fronte di 29 posti disponibili, per un sovraffollamento del 2872%. Il centro di accoglienza, anche quello per adulti, è al collasso. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares su TVE ha ribadito di ritenere che praticamente tutti gli 80.000 migranti che hanno attraversato il confine con Ceuta in due giorni siano già rientrati nei loro paesi d’origine. Ma il governo locale, per voce del ministro Alberto Gaitán, stima che siano accampati in territorio spagnolo tra i 3mila e i 5mila immigrati irregolari. Un numero enorme, per una popolazione residente di appena 84mila persone.
“La spiaggia è deserta e il mio bar sulla spiaggia è pieno solo a metà”, ha detto Virginia – che gestisce un locale sulla spiaggia di Chorillo al El Mundo. “La stagione estiva è rovinata”. Poi ci sono gli altri costi per l’assistenza, anche medica: circa 1500 persone sono state assistite dall’inizio della crisi.
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