Perdonate l’eccesso di personalismo, del resto se un Papa può affacciarsi e usare l’Angelus per parlare della sua cartella clinica, un Del Papa potrà pure umilmente parlare di una guerra dichiarata, combattuta da una parte sola nella terrificante inerzia di chi la subisce. Allora io mi sarei, comedire, comepossodire, perdonate l’eccesso di dialettica analitica, mi sarei rotto i coglioni di talk show siliconati da scoppiare dove cresce la gramigna di quelli che difendono gli sfasciatori griffati, i maranza di conquista, impunibili depositari di una vile rivoluzione consegnata ai bambini dai soliti fetidi maestri, i rottami del terrorismo endogeno riconvertiti in quello islamico. E non credo che la mia insofferenza resti personale. Ogni trasmissione su ogni canale di ogni network, come un tam tam mefitico, un passaparola filoterroristico fingendo comprensione, ostentando la tolleranza degli irresponsabili o dei complici.
Sì, io ne ho pieno fin qui di ascoltare l’elogio dei balordi da giullari, intrattenitori falliti, musicarelli da una canzoncina nella vita, rapper e trapper che denunciano la civiltà del lusso alle sfilate della moda avvolti in giacchine da tremila euro, attivisti de stocazzo, militanti a tariffa, coscienze a gettone. Sì, io non lo accetto più lo Iacchetti della situazione che, come la SaliSilvia della situazione, si disinteressa dei 15 milioni di danni in un pomeriggio, degradati a “una vetrina rotta”, e mentono e lo sanno, e dovrebbero venire chiamati a rispondere delle loro bugie. “Ah, farli pagare alle famiglie no perché sono povere”. Questo lo stabilisce Iacchetti? Sta all’Agenzia delle Entrate, lui? La verità che non dicono è che ai maranza figli di maranza, viziatissimi, più ricchi degli italiani poveri che a distruggere per allegria non ci pensano, vogliono dare piena impunità e i costi li pagano gli altri, li pagano gli italiani coglioni che non sanno più neanche scuotersi, che hanno accettato tutto, senza riserve, senza neanche provare a reagire. Quello che più agghiaccia non sono tanto le norme tardive o stoppate dal solito eterno Colle, uno che tira in mezzo i cavoli a merenda di Trump, per dire le logiche finanziarie ma riceve le Greta che sono un prodotto eversivo delle medesime logiche, i pupazzi macabri finanziati dai Soros, dalle fratellanze musulmane, che hanno preparato la sovversione attuale nelle città europee con gli stessi slogan, “ci avete rubato il futuro”. È così difficile da vedere, Mattarella? Quello che più terrifica è il senso di resa, di sconfitta, di rassegnazione, di estenuazione, di fatalismo, di inerzia. Se in Francia, in Inghilterra, in altri Paesi europei la conquista è avvenuta fisiologicamente, per metastasi interna, da noi si verifica più per cedimento strutturale, nello sfilacciarsi di qualsiasi velleità di resistenza, nella sottomissione appaltata dalla sinistra un tempo atea, oggi filoislamica, al clero cattolico.
I maranza distruggono non per la giustizia sociale ma per il piacere di farlo da impuniti; non per giustizia sociale ma per la giustizia sommaria dei delinquenti; non contro il capitalismo ma nella logica del capitalismo più efferato, quello di rapina, quello criminale che razzia e ricetta o rivende sulle piattaforme on line. Questi non dovrebbero pagare? Gli Iacchetti nella loro infinita superficialità, e siamo vili noi, che andiamo di ipocrisia lesssicale, sanno, intuiscono che la prima misura che stroncherebbe l’islamismo di conquista affidato al maranzato minorile consiste precisamente nei risarcimenti: ebbene, in tempi di democrazia infranta come una vetrina gli apologeti della distruzione, del teppismo, del terrorismo vanno costretti a rendere conto delle loro affermazioni. Convocati, tenuti le 24 ore, se occorre anche oltre, che spiegassero tutto per bene, indi vengano denunciati. Dite che non ne sortirebbe niente, che la magistratura mai si presterebbe? Fa niente, l’importante è pressarli, far capire a chi sopravvive o sottovive in questo Paese risucchiato che qualcosa, una serietà, una responsabilità ancora sopravvive in chi ne porta il peso per investitura. Non è possibile che si possano continuare a difendere le situazioni più invereconde e più criminogene. L’informazione in tutte le sue forme e trasmissioni si sta rivelando qualcosa di abissale, al di sotto di qualsiasi sospetto, agisce in aperta funzione di sostegno ai “guerriglieri” di una guerra unilaterale; che poi tanto accada per idiozia senile, ideologica, o a fondo perduto, a piè di lista, in fondo importa poco. Quello che conta, che brucia, è che, mentre un Paese viene preso d’assalto, un sistema politico giornalistico intellettuale, tra infinite virgolette, soffia sul fuoco, si esalta, esulta, spinge al peggio. In quale prospettiva?
Abbiamo visto telegiornali alla ricerca agiografica, da supereroe, del “più giovane maranza che ha partecipato agli scontri”, che non erano scontri ma un sacco, una distruzione pianificata: 11 anni, marocchino già tentato omicida di una anziana, coinvolto in pratiche turpi, madre segregata, padre spacciatore: come lo recuperi uno così, Mattarella? Parlandogli del campolargo e di quanto son cattivi Trump e Putin? A Bergamo i genitori di ragazzine adolescenti hanno deciso di tenerle a casa da scuola temendo di vedersele tornare a casa stuprate, in armonia con il precetto coranico che alla CEI sfugge: i maranza gridano vittoria e subito la pletora di sociologi e opinionari collaborazionisti grida al razzismo per quei genitori che non si fidano dell’integrazione fatta d’aria. Qualcuno si accorge che siamo sprofondati dall’ignominia del Pandemonio alla follia del manicomio?“Ah, per una vetrina”. No, a Milano sono stati fatti danni per decine, forse centinaia di milioni se si considera la chiusura successiva, il mancato introito commerciale. E si discute se mandare i distruttori in comunità residenziali o direttamente a Disneyland. Nessuno paga. Si vedono in rete certi filmati allucinanti, uno che sfonda un vetro, l’altro che con la bandiera di Hamas per mantello lo abbraccia, poi si voltano e minacciano la polizia, che non interviene, la mandano a fare in culo. Cosa è mai questa pazzia per cui un Paese post industriale è ostaggio del terrorismo dei bambini? Ci si mette pure la CEI che manda nelle scuole un delirante, nella migliore delle ipotesi manuale dove, leggere per non credere, si esalta senza mezzi termini la figura di Maometto al posto di Cristo, si denuncia il cristianesimo colonizzatore, si sorvola sul Corano che stabilisce lo sterminio degli infedeli a cominciare dagli ebrei e i cristiani. Come interpretare tutto questo se non alla luce dei peggiori sospetti? Quanti soldi ha davvero da investire la fratellanza musulmana? E il papa parla della sua convalescenza!
È troppo facile, come pure fanno tanti nei commenti, invitare lo Iacchetti di turno a pagare lui i costi delle devastazioni: uno sfogo retorico comprensibile ma sterile, nella consapevolezza che non accadrà mai. Ma almeno chiamarli, tutti questi, a rendere conto delle rispettive apologie di reato, e di terrorismo, sarebbe già qualcosa, almeno gli chiuderebbe quella bocca che erutta le peggiori nefandezze per ragioni puramente commerciali o narcisistiche, in una vergogna che si chiama collaborazionismo e punta più all’estinzione che alla sostituzione, ad una resa con le armi di una inclusione che dopo trent’anni si è risolta come volevasi dimostrare. In estromissione dei deboli, dei miti, dei cristiani. Degli indifesi, abbandonati a un destino che non era il loro. Ma l’undicenne marocchino che “va a scuola di rado e solo per fare violenza”, che ha tirato sotto una vecchia storpiandola, è irrecuperabile, va stroncato, demolito nella psiche già marcia. E non abbiamo nessun cazzo di dovere di “recuperarlo”. Come lui le altre migliaia che assaltano la città per mandato terroristico. È una guerra e dobbiamo vincerla noi. Fine della storia, e fine delle vetrine.
Max Del Papa, 22 ottobre 2026
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