Noi i festeggiamenti, le urla, i pianti di gioia (che tanto ricordavano il giubilo da jihad per le strade di Gaza l’11 settembre 2001), la celebrazione del massacro del 7 ottobre in cui si sono esibiti i gazawi riversati in strada dopo il progrom, non li dimenticheremo mai. Le folli immagini del ritorno in patria dei 2000 macellai delle brigate al-Qassam, accolti come eroi – loro che all’alba avevano massacrato 1200 persone, ucciso civili con rigore sistematico, rincorso e giustiziato giovani innocenti, dato alle fiamme villaggi di confine; loro che avevano da poco stuprato decine di donne e rapito 251 ostaggi, poi condotti a Gaza sui carrelli attaccati ai van, violati e profanati nell’essenza di umani da un popolo in festa che li scherniva e li oltraggiava – non le cancelleremo mai dalla mente. Questo è stato il 7 ottobre. L’Olocausto in Terra Santa ad 80 anni da Auschwitz.
I labirintici tunnel sotterranei della città parallela, i centri militari organizzati nelle scuole e negli ospedali, i bambini utilizzati come facchini di mitragliatori, la popolazione civile utilizzata come scudo umano, gli aiuti umanitari sequestrati e la popolazione affamata e assetata come indulgenza necessaria utile alla propaganda genocidaria. Questo, invece, il canovaccio dei successivi tre anni.
La pantomima delle accuse di genocidio – mentre Israele, in guerra contro i barbari, eliminava i terroristi di Hamas al soldo del regime degli ayatollah – è diventata facile slogan, marchio che ha trasformato quella bandiera in identità politica. Il segno di uno scivolamento verso la banalità del male di Hannah Arendt, testimoniata dalle migliaia di manifestazioni violente in tutto il mondo al grido di “Palestina libera dal fiume al mare”, che significa immaginare non solo il riconoscimento di uno Stato che, fino a prova contraria, non esiste, ma soprattutto la cancellazione fisica di Israele; testimoniata dall’increscioso ed esponenziale aumento degli episodi violenti di antisemitismo in tutto il mondo ad opera di masse deboli e manovrabili, terreno fertile in Occidente affinché una bugia diventasse verità. La bomba nel cuore delle nostre società libere, il cavallo di Troia dell’islamismo che strumentalizza la tragedia.
E non ci è voluto tanto perché il vecchio continente trovasse i suoi alfieri del propalismo, selezionandoli accuratamente in quell’ormai inutile organizzazione chiamata ONU (figurarsi che un’inchiesta interna ha portato al licenziamento di 9 dipendenti UNRWA per ben più di un sospetto che li vedeva potenzialmente coinvolti nelle azioni dei tagliagole del 7 ottobre) tra le fila di quelli col sangue rosso, lo sguardo a La Mecca e il portafoglio a destra; assoldando schiere di commentatori che senza remore, ormai, dicono chiaramente che per loro, Israele, quella mattanza l’ha meritata.
E non ci è voluto tanto perché anche negli Stati Uniti ci si inchinasse alla corte di particolari – per usare un eufemismo – sindaci musulmani che durante le commemorazioni dell’11 settembre rifiutano di associare il concetto di terrorismo islamico alla caduta delle Torri Gemelle o rifiutano di condannare l’espressione “globalizzare l’intifada”.
Così, nell’aria rarefatta e intrisa d’odio, l’oicofobia si mescola al sentimento antisemita, strizzando l’occhio al radicalismo islamico; e la preferenza di taluni, per i quali la caccia all’ebreo non rappresenta un disvalore, diventa man mano sempre meno fastidiosa e accettata. Qualcosa con cui convivere, forse.
È bastato un attimo e dietro il vessillo palestinese è proliferato un sottobosco indecente, un’identità nazista nel cuore dell’Occidente che confonde la critica al governo israeliano con l’odio per gli ebrei, spaccia i terroristi di Hamas come eroi della Resistenza e celebra il 7 ottobre come una data di ribellione.
Ditelo alle folle inferocite – ed oggi festanti – alle menti più manipolate in estasi pornografica al botteghino dei cinema per una specie di documentario-propaganda che cerca i pezzi da unire per individuare il male del mondo: è grazie a loro se il cavallo di Troia è entrato nelle nostre società e si è propagato in fretta.
Francesco Catera, 8 ottobre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


