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Il caso Abruzzo: i contagi diventano colpa di Marsilio

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A conferma che la questione è politica, peggio, di puro potere, resti agli annali l’allucinante vicenda dell’Abruzzo. Dove il governatore, Marco Marsilio, ha deciso di anticipare a oggi il rientro della regione da rossa ad arancione. Neanche gialla, giusto arancio. Cambia poco, e solo di una manciata di ore. Ma il governo non ci sta e non si contano i ringhi: del ministro Boccia, non da una sede istituzionale ma ovviamente da Barbara d’Urso, del collega Speranza, di tutta la galassia della sinistra parolaia e incompetente: criminale, stragista, ti assumi tu la responsabilità dei contagi. Uno scaricabarile incredibile, tanto che lo stesso governatore si chiede: ma i contagi e i morti registrati fin qui, allora, di chi sono la colpa? Ma è ovvio: degli italiani.

Quale la colpa di Marsilio? Sottovalutare le curve, i numeri, i ricoverati? Niente di tutto questo, la situazione abruzzese risulta “confortante”, dati alla mano: mai così pochi positivi dal 23 ottobre, tanto più, se non fa schifo ricordarlo, che la regione aveva addirittura anticipato, di sua iniziativa, l’applicazione della disciplina più restrittiva così come prevista dalle norme nazionali, dall’ineffabile comitato tecnico scientifico. Quindi il povero Marsilio non era, non è un negazionista becero e irresponsabile. Allora perché lo azzannano? Semplice, perché è di Fratelli d’Italia. E perché ha deciso che la sua regione non ne può più di lockdown economico e, sotto le feste, ogni ora di ogni giorno è tremendamente pesante.

Non per i mammasantissima dei ministeri, la cui unica missione è far capire chi è che comanda: verso le regioni, verso gli alleati, all’interno delle rispettive fazioni. Il solito gioco di faida, da fratelli coltelli in cui si sublima il “modello Italia”, che sarebbe poi quello dei record negativi, i peggiori dietro la Gran Bretagna, i peggiori al mondo o quasi come numero di decessi per centomila abitanti eccetera. Il modello Italia, tanto pompato da Conte via Casalino, sarebbe questo: siccome noi abbiamo perso tempo a gennaio, rifiutando dei prendere atto della realtà, lo abbiamo perso a marzo, rifiutando le zone rosse dove il virus divampava, lo abbiamo perso in estate criminalizzando chi si sparava uno spritz o un ballo in discoteca anziché provvedere sui trasporti, i reparti, i tamponi, lo abbiamo perso in autunno facendo la ruota del pavone invece di tirar fuori un piano pandemico decente, allora noi chiudiamo tutto e poi affermiamo che la curva scende, ci presentiamo in conferenza stampa e diciamo: che bravi che siamo, siamo i migliori della terra. I migliori col peggior numero di casi, di morti, anche se manco su quelli v’è certezza. I migliori anche se unici a insistere con un blocco pressoché totale che va avanti da marzo, salvo tregue di Dio che non bastano a rimettere in moto un cuore del paese ormai bradicardico.