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Il Covid innesca la nuova lotta di classe

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Se non ci fosse la barriera invalicabile del senso della misura e di quello dell’umorismo, scriverei in maiuscolo e a caratteri cubitali che serve, qui e ora, una nuova LOTTA di CLASSE.

Non esiste una sola Italia, ce ne sono almeno due. Da un lato, l’Italia del settore privato (imprenditori e loro dipendenti, professionisti, partite Iva): non hanno nessuna protezione, nessuna garanzia, e, per la natura stessa del loro lavoro, devono uscire di casa, hanno necessità di un luogo di lavoro fisico e del contatto con gli altri (clienti o comunque destinatari di servizi ecc). Possono esservi eccezioni, ma la regola è quella per cui un lockdown o una restrizione forte della possibilità di movimento colpisce al cuore la loro possibilità di portare il pane a casa.

Dall’altro lato, c’è un’altra Italia (che ovviamente non ha alcuna colpa, sia chiaro, della sua diversa condizione): è l’Italia dei dipendenti pubblici e dei pensionati, che – bene o male – si trovano oggi, in piena pandemia, nelle medesime condizioni economiche e di garanzia giuridica dei tempi ordinari.

Attenzione, perché a questa seconda Italia si è aggregata (ma qui c’è eccome una colpa, in termini di mancata comprensione degli altri) la quasi totalità dell’”Italia intellettuale”, che – per mille ragioni – è in condizione di percepire il proprio reddito continuando a operare a casa o in situazioni assolutamente protette. E dov’è la colpa? Nel non capire la prima Italia, nel giudicarla, nel disprezzarla. Nel farsene beffe – in qualche caso nemmeno rendendosene conto – descrivendo, com’è avvenuto per mesi e come temo riaccadrà nei prossimi giorni, la “bellezza” del lockdown (con relativo e surreale dibattito su Repubblica se chiamarla “clausura”). Ecco dunque la retorica del “ne usciremo migliori”, le interviste ai vipponi che ci comunicano le loro riletture dei classici (quando va bene) o i loro esperimenti di cucina (negli altri casi).

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66 Commenti
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Riccardo
Riccardo
27 Ottobre 2020 17:17

E pensi dott . CAPEZZONE che non trattasi nemmeno di , otta di classe No , spiacente , non trattasi di lotta di classe , qui il livello è molto piu5 infimo ; aggiungo magari .!L’equivoco sta proprio nel concettualismo massimizzato dell’immaginario , esemplificazione per economia d’esercizio . Tuttavia , in purezza , le giuste aspirazioni a voler concorrere con dignità , con offerta di doverosa pertinente capacità , alla costruzione del plusvalore , intenderne riconoscimento dignitoso , non può essere definito ‘lotta di classe “ . Possiamo definire rapporti di forza , a torto o ragione potere contrattuale . Non vedo anomalia fatto salvo , e sotto egida di rapporti SANI . Infatti in alcuni parti della patria il dipendente collaboratore viene percepito come patrimonio INTANGIBILE dell’azienda , una famiglia d’idem sentire di valori, inclusa l’etica del rispetto di ruolo e peso specifico delle expertise , condivisioni ma soprattutto convincimenti travalicanti l’immediatezza dei bisogni e molto più attinente ai desideri . Una visione che proporziona naturalmente entità dell’investimento dell’imprenditore determinante imprimatur al business per rischio d’impresa , collaborazioni, compartecipazioni alla Company , stakeholder , maestranze investitori , e via cantando. Puntualizzazione ove corre l’obbligo , tra persone serie al capirsi con lealtà . Detto questo dunque di cosa parliamo ? Tra arrivismi di falliti a carico della fiscalità collettiva… Leggi il resto »

Alessandro
Alessandro
27 Ottobre 2020 13:51

Ma che lotta di classe.
Quando B fece filotto in Sicilia gli isolano erano mafiosi, quando l’altro giorno i Napoletani sono scesi in strada erano camorristi, ieri a Torino e Milano erano fascisti ed oggi è pure uscito che è tutta colpa di Salvini (razzista).
Che schifo.

Nella
Nella
27 Ottobre 2020 13:45

Caro daniele…solo una domanda:ma perché chi ha rotto ad es. La vetrina di Gucci ieri sera a Torino deve x forza appartenere ad una forza di DESTRA VIOLENTA? ( dal tg1 di 5.minuti fa)

Sandro Cecconi
Sandro Cecconi
27 Ottobre 2020 13:13

Capezzone,
con queste categorie scelte con l’accetta questa volta ha scritto una grossa stupidaggine.

La prova provata è il responso dato proprio ieri sera dal sondaggio eseguito per conto del TG de La7 che ha bocciato il DPCM a maggioranza assoluta con il 62%.

Si è iscritto anche lei al club i cui associati credono he gli italiani hanno l’anello al naso e la sveglia al collo?

Pessimo intervento da vero sprovveduto.

Fabio rafanelli
Fabio rafanelli
27 Ottobre 2020 12:02

L’evidente sproporzione tra le ragioni sanitarie e le scelte politiche mi convincono dell’esistenza di un disegno perverso. Come il virus venga supportato e amplificato tra chi vive a corte e ne gode economicamente i privilegi e sia più ragionevolmente considerato e subito da chi ne è fuori appare chiarissimo anche dalle parole senza senso espresse dalla tronfia supponenza di chi ci governa ora. Cerco una spiegazione nella loro imbecillità ma vedo molto piu evidente la loro vigliaccheria d’aver venduto l’anima ai re del mondo

Virginia Socci
Virginia Socci
27 Ottobre 2020 7:30

Soprattutto c’è una miopia o cecità nel non capire che se la parte produttiva del paese smette di pagare le tasse e sopravvive con i sussidi, dove si prenderanno le risorse economiche per continuare a pagare pensioni stipendi e sussidi stessi, nonché ospedali e servizi ai cittadini? Con i soldi del debito MES? C’è qualcosa che non torna

Alex
Alex
26 Ottobre 2020 16:37

Stavolta Capezzone non l’ho proprio capito.
Si richiede rispetto e cautela per le categorie più colpite dalle restrizioni economiche. Bene.
Avete mai visto in giro festeggiamenti per i commercianti in difficoltà? Feste per la chiusura dei ristoranti? Tifo da stadio perché non si può più andare al cinema?
La chiusura di molti esercizi è un danno e una penalizzazione anche per tutti gli utenti che non possono più fruirne e sono milioni di persone.
Rispetto e cautela? Denari per campare e le minime risorse per tenere viva l’attività, questo serve.

Davide V8
Davide V8
26 Ottobre 2020 16:17

Con la classe di “garantiti” con garanzia gentilmente estorta a quella dei non garantiti, tra le altre cose.
Danni della statolatria.