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Il giallo dei quattrini di Maduro ai grillini

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Il quotidiano spagnolo ABC pubblica in esclusiva la notizia sul finanziamento di 3,5 milioni di euro elargiti nel 2010 dal governo venezuelano di Hugo Chávez al Movimento 5 stelle. L’inchiesta di ABC riporta documenti riservati della Dirección general de inteligencia militar (Dgcim), agenzia di intelligence venezuelana, nei quali il cofondatore del M5s Gianroberto Casaleggio è descritto come “promotore di un movimento di sinistra rivoluzionario e anticapitalista”. ABC ha pubblicato sul suo sito uno di questi documenti.

Qualora la notizia fosse confermata sarebbe grave che un Paese democratico come l’Italia annoveri un ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, espressione di un Movimento che ha intascato ingenti risorse in nero dal governo chavista. Ricordiamo che i grillini nella crisi venezuelana adottarono la formula ipocrita della neutralità, schierandosi di fatto con il dittatore comunista Nicolas Maduro, che all’epoca della presunta “donazione” era ministro degli Esteri, e boicottando l’autorità di Juan Guaidó come timoniere del processo di transizione, nonostante l’investitura dell’Assemblea nazionale di Caracas.

I fautori del reddito di cittadinanza hanno pensato prima al reddito di sottomissione ideologica a un regime che ha affamato il suo popolo? I grillini, da parte loro, negano tutte le accuse e annunciano querele, ricordando che la notizia era uscita più volte, l’ultima nel 2016. Davide Casaleggio ha parlato di una vera e propria “fake news”. Fatto sta che la vicenda è l’occasione per tornare a discutere della posizione geopolitica del M5s. L’Italia ha una tradizione filoatlantica e di adesione ai valori della democrazia liberale e non può essere rappresentata nelle relazioni internazionali da un Movimento i cui esponenti hanno spesso difeso una dittatura comunista.

Quanto alla vicenda dei presunti finanziamenti, il premier Giuseppe Conte ha la responsabilità dei servizi segreti e dovrebbe riferire alle Camere le informazioni in suo possesso, congedandosi dall’opacità della sontuosa residenza Pamphilj per ossequiare quei principi di trasparenza estranei a chi ne ha garantito l’ascesa nel Palazzo. Non ci scordiamo che Giggino Di Maio nel 2017 propose per la Libia una “conferenza di pace che coinvolga i sindaci e le tribù, mediata da Paesi senza interessi, tipo quelli sudamericani di Alba”. Il progetto Alba richiama l’alleanza bolivariana, con finalità di cooperazione politica, sociale ed economica, tra Paesi dell’America Latina e Paesi caraibici, caldeggiato dal Venezuela e da Cuba. Dunque, l’attuale titolare della Farnesina legittimava il dittatore comunista Maduro, al quale voleva affidare la mediazione nell’instabile teatro libico.