in

Il green pass è fondato su una fake news

E non basta che cessi lo stato di emergenza per abolire il lasciapassare: ecco perché

green pass

Dimensioni testo

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

L’ “emergenza” è finita. Il tasso di positività è sceso intorno al 10%, mentre a fine dicembre aveva sfiorato il 22%, le terapie intensive si stanno gradualmente svuotando (ormai ben al di sotto dei mille posti letto occupati), mentre resta ancora apparentemente alto il numero dei morti, sui trecento al giorno. Questo alimenta il sospetto che la gente muoia per altre patologie ma, fatto il tampone, risulta positiva alla Covid. In altre parole, viene solo certificata la positività al virus di persone che muoiono di altre patologie. Era un tabù dirlo in passato, ma ora qualcuno se ne sta accorgendo. Persino Draghi nella sua ultima conferenza stampa ha omesso di citare il numero di morti, segno che non crede neppure lui ai dati trasmessi alla stampa dal suo amatissimo Ministro della salute.

Vaccinazione di massa

Campagna vaccinale. La popolazione over 12 vaccinata è pari all’89%, con oltre l’84% di persone che ha già fatto la terza dose. Dati ai quali bisogna aggiungere quasi il 37% di bambini dai 5 agli 11 anni che hanno completato il ciclo vaccinale, più oltre 10 milioni di italiani (tra adulti e bambini) che hanno preso la Covid e sono guariti, ma purtroppo – se senza vaccino – considerati di serie B, con diritti a tempo determinato. Il vaccino è diventato un atto di fede: se non lo fai ma sei guarito, la tua immunità naturale quasi non conta. La vaccinazione di massa ha avuto come effetto – anche se non lo si vuole riconoscere – una pandemia di vaccinati, ma anche questa ormai si sta esaurendo. Nessuna pandemia dura in eterno, anche se alcuni governi – tra cui il nostro – tentano per finalità politiche di prolungarla il più a lungo possibile.

Cosa cambia con la fine dell’emergenza

Come che sia il 31 marzo scade lo stato di emergenza, pluri-prorogato dal governo anche oltre il termine dei due anni stabilito dal D.lgs. n. 1/2018. Alcune forze politiche, tra cui Lega e FdI, chiedono che esso non venga prorogato oltre la fine di marzo. Se non vi erano già prima le condizioni per prolungarlo questo vale a maggior ragione oggi. Ma cosa accade se cessa lo stato di emergenza? La dichiarazione dello stato di emergenza, adottata con delibera del Consiglio dei ministri il 31 gennaio 2020 e prorogata più volte, consente al governo – in forza dell’art. 7 del D.lgs. n. 1/2018 – di utilizzare “mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo”, che l’articolo 24 fissa in un totale di 24 mesi, limite peraltro già superato di due mesi. È il cosiddetto potere di ordinanza che si sostituisce ai mezzi ordinari di legislazione.

La cessazione dello stato di emergenza non fa però decadere automaticamente la legislazione emergenziale, impedisce soltanto al governo di continuare ad utilizzare “mezzi e poteri straordinari” in deroga a quelli ordinari. Facciamo un esempio. Se oggi il Ministero della Salute può impedire a chiunque con semplice ordinanza ministeriale di camminare per strada senza mascherina, dopo la cessazione dello stato di emergenza occorre una legge o un atto avente forza di legge che prescriva di coprire il volto, dunque col controllo del Parlamento e successivamente – se necessario – della Corte costituzionale.

Il green pass al lavoro? Incostituzionale

Tra la normativa emergenziale, quella senza dubbio più invasiva dei diritti fondamentali è rappresentata dai decreti-legge (e successive leggi di conversione) sul green pass. Un cittadino che non sia in possesso della certificazione verde, che attesti l’avvenuto completamento del ciclo vaccinale, non può infatti nemmeno andare a lavorare, con conseguente sospensione dalla retribuzione. E questo accade in un periodo in cui la crisi energetica e l’aumento dei prezzi che ne deriva stanno riducendo alla soglia di povertà numerose famiglie.  Una norma profondamente ingiusta che presenta profili di incostituzionalità già adesso, figuriamoci dopo la cessazione dello stato di emergenza.

Tutti i decreti-legge adottati finora dal governo sul green pass presentano come premessa necessaria il presupposto giuridico della dichiarazione e/o proroga dello stato di emergenza, in assenza della quale non è neppure lontanamente pensabile che si possa subordinare l’esercizio di diritti fondamentali alla condizione vaccinale di ciascuno. Eppure, il green pass, stando alle norme attuali, resterà in vigore fino al 15 giugno 2022 (salvo addirittura ulteriori proroghe), cioè due mesi e mezzo oltre la scadenza dello stato di emergenza. L’equazione emergenza = green pass, dopo il 31 marzo, non è dunque più sostenibile.

Come siamo arrivati al super green pass

Il primo decreto-legge con cui il governo ha introdotto il green pass è il n. 105 del 23 luglio 2021, entrato in vigore a partire dal 6 agosto, obbligatorio all’epoca per sedersi all’interno di un bar, di un ristorante, di un cinema o di un qualsiasi altro luogo al chiuso. Successivamente, con decreto-legge n. 127 del 21 settembre 2021, il governo ha introdotto – a partire dal 15 ottobre – l’obbligo per tutti i lavoratori del settore pubblico e privato di possedere la certificazione verde per andare a lavorare, pena la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione. All’epoca era ancora valido il green pass base, cioè la possibilità di ottenere il pass a seguito di un semplice tampone antigienico rapido o molecolare della validità, rispettivamente, di 48 e 72 ore.

Le maglie continuano a stringersi col decreto-legge n. 172 del 26 novembre 2021, che introduce – a partire dal 6 dicembre – il cosiddetto super green pass o green pass rafforzato, cioè l’obbligo di possedere la certificazione verde (non più base ma da vaccinazione) per accedere a bar, ristoranti, cinema, teatri, discoteche etc. Fatta eccezione per l’obbligo vaccinale a carico del personale medico-sanitario, per quello delle forze dell’ordine e per quello scolastico, si poteva ancora andare a lavorare col green pass base, cioè quello da tampone. Ma ancora per poco.

La serrata arriva con decreto-legge n. 1 del 7 gennaio 2022, il quale introduce l’obbligo vaccinale per gli over 50 ed estende l’obbligo del green pass rafforzato (rilasciato solo a completamento del ciclo vaccinale, salvo la necessità di fare la terza dose dopo sei mesi dalla seconda pena la scadenza del certificato verde), sia per andare a lavorare (pena la sospensione dal lavoro e dalla retribuzione) che per salire sui mezzi pubblici, compresi treni e aerei. Gli over 50 che non hanno rispettato l’obbligo vaccinale sono soggetti ad una multa di 100 euro una tantum che l’Agenzia delle Entrate potrà prelevare direttamente dal conto corrente di ciascuno. Non siamo in Cina, ma quasi.

Ecco come uscire dallo stato di emergenza

Fatto sta che il 31 marzo lo stato di emergenza non verrà prorogato. Draghi, dopo aver perso la sua battaglia per andare al Quirinale, non può calcare troppo la mano con un Salvini che dopo l’ammissione da parte della Corte costituzionale dei “suoi” referendum sulla giustizia si è politicamente rafforzato. Ed ecco allora la “road map” per uscire dall’impasse, cercando di nascondere tutti i suoi fallimenti e le gravi responsabilità politiche del Ministro della Salute.

La prima cosa che farà sarà sciogliere il CTS, onde insabbiare tra l’altro eventuali indagini sui conflitti di interessi di alcuni dei suoi membri, poi magari toglierà il green pass rafforzato per entrare in bar, ristoranti, cinema e parrucchieri, lasciando però in vigore il green pass base e l’obbligo vaccinale per gli over 50 e per alcune categorie di persone.

Eh già, la cessazione dello stato di emergenza non fa decadere automaticamente neppure l’obbligo vaccinale: quando nel 2016 fu introdotto un simile obbligo per i bambini della scuola materna e primaria, pena l’esclusione da scuola, non vigeva alcuno stato di emergenza. Ma, attenzione, si tratta di cose diverse, qui stiamo parlando di un vaccino non immunizzante e non sterilizzante che proprio per questo non doveva essere reso obbligatorio. D’altronde ci si può anche domandare come si potrebbe controllare l’obbligo vaccinale senza il green pass?