Ogni volta che si parla di sicurezza, c’è sempre qualcuno che tira fuori la solita frase: “Eh, ma il Codice Penale è chiaro”. Bene, sono andato a rivedermelo davvero, questo benedetto Codice Penale, per capire cosa dice sulla reiterazione del reato. E indovinate? Dice parecchio. Recidiva: art. 99 c.p. Reato commesso dopo una condanna definitiva. Semplice, hai già sbagliato, sbagli di nuovo, la pena aumenta.
- Delinquenza abituale: art. 102–105 c.p., qui non si parla di “errore”: si parla di abitudine. Reati commessi come routine.
- Delinquenza professionale: art. 105 c.p. Il reato come mestiere. Non un incidente, ma una fonte di reddito.
- Delinquenza per tendenza: art. 108 c.p., propensione naturale a delinquere. Non serve aver commesso mille reati: basta la tendenza.
- Reiterazione cautelare: art. 274 c.p.p., se c’è il rischio concreto che il soggetto lo rifaccia, scattano le misure cautelari.
- Misure di prevenzione: Codice Antimafia. Condotte reiterate nel tempo, pericolosità sociale, sorveglianza speciale.
Insomma: il Codice Penale non è muto. Anzi, parla chiarissimo.E allora la domanda sorge spontanea… Perché quando un delinquente stupra, ruba, spaccia, aggredisce le Forze dell’Ordine, entra in tribunale e dopo poche ore esce come se nulla fosse? Perché chi ha già una sfilza di precedenti continua a girare libero, proprio a ricominciare da capo? La domanda è legittima. E se la fanno in tanti, non solo “quelli arrabbiati”. Sappiamo che le carceri sono sovraffollate, ce lo ripetono da anni.
Ma sappiamo anche che in Italia ci sono caserme dismesse, strutture vuote, edifici pubblici che potrebbero essere riconvertiti con un minimo di buon senso. Non servono cattedrali nel deserto: servono luoghi di detenzione dignitosi, sicuri, funzionali. E allora perché buona parte degli articoli qui citati non viene applicata?
Perché la recidiva, l’abitualità, la tendenza, la reiterazione cautelare restano spesso lettera morta? Perché il Codice Penale sembra valere solo sulla carta, mentre nella pratica chi delinque continua a farlo? La risposta, per ora, non arriva. E intanto, fuori dai tribunali, la gente continua a chiedersi la stessa cosa: ma lo Stato, esattamente, da che parte sta?
Ezio Pozzati, 21 settembre 2026
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


