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La guerra del gas

Il mistero della turbina. Così la Russia tiene in scacco l’Ue

Lo scontro tra Berlino e Mosca si apre a nuovi scenari. Il nodo del pezzo inviato in Canada

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Il gas naturale è indispensabile per far muovere l’economia europea e in particolare quella del gigante tedesco. Purtroppo le maggiori forniture di questa importante fonte di energia arrivano principalmente dalla Russia.

A causa dell’attacco russo e della guerra all’Ucraina, come noto, l’Europa ha stabilito varie sanzioni economiche contro Mosca, per fiaccarne l’economia. Putin però sa che, grazie alle imprescindibili quantità di gas di cui la Germania e l’Europa hanno bisogno, può tenere in scacco tutto il Continente chiudendo i rubinetti delle sue pipelines a piacimento e andando a trovare acquirenti piu’ amichevoli in Asia se necessario.

Secondo il Corriere della Sera, il Cremlino mira addirittura all’apertura del gasdotto Nord Stream 2, la nuova conduttura che era stata oggetto della piu’ eclatante sanzione economica nel febbraio scorso all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.
Questo braccio di ferro politico diventa una vera e propria lotta per la sopravvivenza: senza forniture di gas la Germania e buona parte dell’Europa potrebbero collassare in inverno, senza gli ingenti guadagni dal gas la Russia avrebbe anche lei i suoi problemi.

Per pompare il gas naturale nei gasdotti occorre una certa serie di cosiddette stazioni di compressione, che servono per fornire al gas l’energia per fluire all’interno del gasdotto e raggiungere la destinazione finale a migliaia di chilometri dalla stazione di partenza. Il gas viene spinto da ingenti compressori mossi a loro volta da potenti turbine. Turbine di scorta garantiscono il funzionamento continuato dell’impianto quando quelle in servizio necessitano manutenzione o riparazioni.

E tutta questa lotta politico-economica tra Germania e Russia sulle forniture di gas parte appunto da una di queste macchine: una turbina modello SGT-A65 di Siemens Energy.

Tempo fa la SGT-A65 in questione era stata spedita da Gazprom a Siemens in Germania per operazioni di manutenzione, eseguite poi in un impianto Siemens (ex Rolls-Royce) in Canada. A causa della guerra in Ucraina e delle sanzioni a Mosca, la turbina non sarebbe più potuta tornare in Russia. Berlino allora aveva chiesto in tutta fretta al governo canadese uno speciale “permesso temporaneo”, ottenendolo, per poter rispedire la turbina in Russia bypassando le sanzioni. Gazprom intanto aveva ridotto le forniture attraverso Nord Steam 1 di circa il 40% (da circa 1,2 miliardi a meno di 480 milioni di metri cubi a settimana) e continuava a sostenere che per problemi burocratici la SGT-A65 non riusciva a tornare in Russia, rimanendo bloccata in Germania.

Con questo argomento, il colosso del gas russo ha poi ridotto ulteriormente le forniture di gas alla Germania attraverso Nord Stream 1 fino a scendere a 270 milioni di metri cubi, praticamente poco piu’ di un quinto del normale.

Gazprom quindi usa la scusa della turbina “mancante” (ma non ci dovrebbero essere quelle sostitutive nelle stazioni di compressione per poter continuare ad operare a regime?) per tagliare il gas alla Germania e all’Europa.
La Germania dal canto suo non sembra però del tutto trasparente in questa storia. Dopo le solenni dichiarazioni di non voler piu’ dipendere dal gas russo, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, l’accordo temporaneo tedesco col Canada per sospendere le sanzioni e far tornare la turbina in Russia non sembra poi così limitato… Questo patto, sempre secondo fonti del Corriere, pare addirittura essere valido fino a metà del 2024 (due anni!) e includere ben 6 turbine Siemens. Le parti in causa non hanno rilasciato dichiarazioni al Corriere.

Tuttavia, malgrado l’alleggerimento delle sanzioni, Gazprom ha ridotto ancora di piu’ le forniture di gas, invece di aumentarle. Il Cremlino punta al jackpot e, secondo il Corriere, l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder (che continua a lavorare per Gazprom) ha clamorosamente dichiarato che tutto si risolverebbe se Berlino desse il via libera all’apertura del nuovo gasdotto Nord Stream 2. Come logico, dopo questa richiesta, le discussioni all’interno della Spd, il partito del cancelliere Scholz, hanno generato molteplici scintille.

Nel mondo odierno, sempre più affamato di energia, risulta veramente problematico quando tali fonti primarie risultano concentrate in pochi Paesi, non sempre affidabili o gestibili come vorremmo noi occidentali. La pandemia di Covid nell’ultimo biennio aveva già rivoluzionato i collegamenti, le relazioni, il modo di lavorare e di pensare di tutto il mondo. La guerra in Ucraina, ora, pone drammaticamente in luce l’importanza della diversificazione delle proprie fonti di approvvigionamento di energia, materie prime e generi alimentari. Speriamo che nel prossimo futuro non servano altre calamità o crisi internazionali per poter imparare ad essere finalmente veramente “sostenibili”.

Andrea Gebbia, 6 agosto 2022