Populismo. La fine della destra e della sinistra (Alain de Benoist)

Populismo. La fine della destra e della sinistra, di Alain de Benoist (Arianna Editrice), non è decisamente un libro liberale, anzi i liberali sono i nemici giurati, ma occorre leggerlo con attenzione. È comunque, come il suo autore, intelligente e pieno di spunti. Più vicino alle idee di un Diego Fusaro che alle nostre. Il populismo, e in questo non possiamo che concordare, non è un’invenzione, ma una reazione al fallimento di un establishment. Il punto è che questa élite considerata fallimentare sembra essere quella liberale. È tutta colpa di governi tecnocratici che hanno preteso di governare senza il popolo. Da qui i fenomeni polacchi, ungheresi, francesi, italiani e non solo.

È un processo che parte da lontano. Generalmente lo si fa coincidere con la Brexit, ma il primo fenomeno, il primo campanello d’allarme si deve ricercare nella bocciatura della Costituzione europea da parte dei francesi addirittura nel 2005. Il ragionamento non fa una piega. Basti pensare alle cose nostre. Prima il governo di Mario Monti e poi, in una certa misura, quello di Enrico Letta, che cosa sono stati se non una tecnocrazia che se ne infischiava del popolo? E parliamoci chiaro, una certa borghesia e intellighenzia non ha forse pensato che i tecnocrati avrebbero fatto il lavoro sporco che i politici tradizionali non avrebbero avuto la forza di fare?

Più o meno quanto scrive l’indiano Parag Khanna ne La rinascita delle città-stato, riferendosi alle tecnocrazie che governano Svizzera e Singapore. La tesi di de Benoist è molto convincente. Così come la denuncia dell’incapacità di gestire la globalizzazione e i repentini e forzati cambiamenti che ha comportato. Interessante inoltre lo spunto secondo cui gli effetti della globalizzazione sono stati amplificati dalla caduta del blocco sovietico. «La globalizzazione ha messo in concorrenza non più soltanto imprese e prodotti, ma anche sistemi sociali e nazioni intere, ponendo fine alla lenta ascesa delle classi medie e rendendo insostenibili le conquiste sociali concesse al mondo del lavoro». Altrettanto interessante l’analisi della formazione del «sistema oligarchico» i cui «membri si cooptano tra loro per difendere prioritariamente i loro interessi».

Tutto giusto dunque? Mica tanto. Non dobbiamo commettere l’errore, individuato nella prefazione di Eduardo Zarelli, di identificare il populismo come conseguenza delle paure. E, aggiungiamo noi, ridicolmente lo combattiamo con gli argomenti della paura.

Il tema è un altro. Il populismo risponde a istanze comprensibili, spesso corrette. Racconta fenomeni esistenti, non inventati. Esso resta il vero e oggi unico nemico del liberalismo. La sua forza cangiante, le sue radici diverse, la sua aderenza alla realtà, lo rendono ancora più pericoloso. Come un moderno socialismo analizza bene lo stato dell’arte, ma individua le soluzioni sbagliate.

Davvero pensiamo che lo Stato meglio di noi sappia che cosa è bene per noi? Davvero l’impalpabile e accomodabile principio della tradizione e del saper fare può sostituire la concorrenza? Davvero il mondo da piatto ritorna sconosciuto. Il libro di de Benoist ci fa ragionare, serve ai liberali, per modernizzarsi, per capire le radici del populismo, per capirlo e non demonizzarlo.

Nicola Porro, Il Giornale 13 agosto 2018

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anna
anna
14 Agosto 2018 3:21

Caro Nicola, qui si sta ancora a discutere popolo si popolo no, perché siamo rimasti ancora molto indietro sul lato sociale. Per esempio in Svizzera non si pongono il problema, perché nella loro meravigliosa costituzione federale è dato per certo che lo stato NON DEVE ESSERE MAI troppo stato, ed il cittadino non deve sentirsi oppresso dallo stato, questo per loro è normale. Qui la cultura è ancora basata su schemi del tempo dei faraoni e la gente si scontra ancora su parole astratte come populismo ecc. Gli Italiani dovrebbero crescere, diventare socialmente adulti, e soprattutto liberarsi da quelle immature idee, intellettualmente decadenti a cui sono stati indottrinati per decenni. Sono troppo deboli perché si nutrono di parole astratte, troppo peso alle parole e non ai fatti.

Angeloni Alessandro
Angeloni Alessandro
14 Agosto 2018 1:04

ho letto sia quello scritto da Nicola che i vari commenti
Sinceramente non riesco a capire perchè il termine popolusmo abbia acquistato un significato dispregiativo.
Il governo non dovrebbe essere espressione della volontà del Popolo?
Solo con una mentalità di estrazione sinistroide il popolo deve essere al servizio dello Stato.
Nella mentalità liberale è esattamente l’opposto
L’apparato Statale deve essere al servizio del popolo

Giacomo Cambiaso
Giacomo Cambiaso
13 Agosto 2018 22:26

Che brutto spot, sono un tuo fan e continuerò ad esserlo, ma questa novella me la sarei risparmiata. Il populismo esiste certo, ma la novità è che sia diventato l’appellativo di ogni alternativa vera a chi ha malgovernato. Già perché se un consiglio d’amministrazione viene fatto dimettere per rimpiazzarlo con uno nuovo non si chiama rivoluzione francese, ma normale amministrazione. Ora ovunque vinca un partito d’opposizione si urla che avanza il populismo, mi sembra logico che nessuno ascolti la lagna di chi è stato già provato e bocciato. Colpa dei tecnocrati? Certo, questi erano i piani di chi dava i voti ai tecnocrati, ma la verità è che i cittadini, o se preferite il popolo, di responsabili vede solo i partiti che li hanno sostenuti questi. Il populismo sarebbe l’opposto del liberismo, in effetti vero, perché anche di liberismo e globalismo si può soffocare un popolo. Chiedere che questi fenomeni procedano in maniera controllata tenendo in considerazione gli equilibri sociali è preistorico? È proibizionista? È populista? Il dumping sociale, l’elusione fiscale, la demonizzazione delle frontiere come strumento di controllo dell’immigrazione sono invenzioni del populismo? È da populisti volersi sentire tutelati su questi elementi basilari da una casta strapagata che strozza di tasse i propri paesi con la pretesa di essere plaudito da quegli stessi cittadini che vengono svenduti, ridotti a… Leggi il resto »

Albert 2018
Albert 2018
13 Agosto 2018 17:42

LA SVIZZERA = POPULISMO CHE FUNZIONA! Questo indiano Parag Khanna ha scritto una colossale FESSERIA, dicendo che la Svizzera sarebbe governata dalle “tecnocrazie”. Io conosco la Svizzera come le mie tasche da 50 anni, abito a 5 km. dal confine, e semmai la Svizzera è proprio un esempio di POPULISMO CHE FUNZIONA da secoli! La Svizzera è sempre stata divisa in tantissimi cantoni, e ha sempre usato gli strumenti popolari della democrazia diretta e popolare, tra cui il REFERENDUM, per consentire al massimo la partecipazione dei cittadini al governo dei cantoni e della confederazione. Inoltre, la Svizzera ha da oltre 5 secoli scelto la neutralità, proprio per tutelare al massimo la propria indipendenza nazionale. Gli svizzeri sono uno dei pochissimi popoli europei in cui l’esercito e la difesa sono costituiti su base rigorosamente POPOLARE: tutti i cittadini maggiorenni possono detenere un’arma e un fucile, e la leva è permanente, ogni 15 giorni l’anno i maschi adulti svolgono servizio di leva. Gli svizzeri non sono mai entrati – e hanno fatto benissimo! – nei meccanismi globalisti dell’euro, dell’UE, ecc. , voluti dalle élites finanziarie, e nonostante le banche svizzere – come noto -accolgano una liquidità enorme, che farebbe comodo a molti burocrati UE poter controllare. Quindi semmai la Svizzera è un esempio straordinario di POPULISMO CHE FUNZIONA, nonostante ciò che pensano… Leggi il resto »

Nuccio Viglietti
13 Agosto 2018 17:06

In quali stati europei è stato effettuato referendum per verificare reali umori popolo relativamente a trionfale ingresso in E.U.? https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

Orlo
Orlo
13 Agosto 2018 16:27

Secondo me l’analizzare le situazioni partendo sempre dall’assunto che la società occidentale è il paradigma dell’andamento economico è un’idea oligarco-liberista(nn liberale) che impedisce di comprendere altre vie di sviluppo.
Porre come inizio del “nostro declino” la fine dell’URSS è oltremodo podromico di un populismo d’accatto che nn può avere nessun paragone con i populismi del secolo breve,dal momento che gli stessi partivano da realtà di popolo nn oppresse,ma realmente affamate nel fisico.
Oggi sono lo scoglio che vuole arginare il mare e nn comprendono le realtà affamate fisicamente,ne le realtà affette da regimi dittatoriali sadici e spietati.
Un populismo da centro commerciale,dove l’estate è sempre fresca e l’inverno sempre caldo.

Tullio Pascoli
Tullio Pascoli
13 Agosto 2018 16:03

Caro Nicola, il populismo non è nemmeno una novità, come certamente sai meglio di me… È la reazione alla politica incapace di risolvere i veri problemi e di interpretare le aspirazione della gente. Così, sorgono i nuovi pretoriani allo stile di Salvini ed i grilli stillanti e gente che non ha mai fatto niente a non criticare e suggerisce soluzioni magiche “populisti” che incantano i più ingenui. Mussolini è stato un ottimo esempio come lo è stato Hitler e prima di lui Franklin Delano Roosevelt. Quando la gente si accorgerà che i santi non fanno miracoli anche questa onda passerà. Purtroppo, siamo finiti in mano ad una classe dirigente che è stata educata nella strategia mancina di Gramsci che è riuscito a generare l’egemonia culturale da lui idealizzata. Basta vedere che la Scuola Austriaca di economia, quella di Chicago, Bruno Leoni, sono stati indotti all’ostracismo al punto che nessuno ne sa qualcosa… L’Italia, ahimè – ma non solo -, non può sperare a tempi migliori com gente che incanta le folle ed insegna loro che costruire linee di comunicazione, di fornitura di energia, che vaccinarsi sia un’opzione, la nostra Italietta non potrà progredire. A tanta distanza nel tempo, bisogna davvero dare ragione a Giuseppe Prezzolini ed a Leo Longanesi che avevano capito meglio di molti contemporanei, questo nostro “popolino”… Cordialmente,… Leggi il resto »