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Il virus e quella preoccupante rinuncia alle libertà degli italiani - Seconda parte

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La vita umana ha una sua natura tragica non superabile. L’epidemia ci mette davanti a scelte drammatiche e nessuno – nessuno – ha in mano la scelta giusta buona per tutti. Ma se questo è vero, allora, è evidente che non si può rinunciare alla libertà da cui dipendono proprio le scelte. Come non si sradica la tragicità, così non si eradicano i morbi. L’umanità non vivrà mai in una condizione edenica o di beatitudine: questo è il sogno dell’edonismo che è alla base delle forme totalitarie e immunitarie dell’esistenza. Quanti sono i morbi che abbiamo incontrato, facendo un calcolo limitato, dagli anni Settanta ad oggi? Hiv, epatite C, legionella, Marburg, Sars, Aviaria, Ebola, Bse, febbre di Lassa e i ritorni di colera, peste, ma l’elenco è incompleto. Dunque?

La vita umana non è senza virus, non è senza infezioni. Il Coronavirus non è né il primo, né l’ultimo, né il peggiore: è solo il primo nell’epoca dei social e della comunicazione universale. Forse, il problema è proprio qui. Per sconfiggere virus e epidemie, che ritorneranno sempre, abbiamo bisogno di intelligenza scientifica e intelligenza politica. Ma l’intelligenza si sviluppa nella libertà e nella collaborazione degli uomini che con il necessario lavoro affrontano dignitosamente la tragedia che incarnano.

Giancristiano Desiderio, 17 marzo 2020

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