Capire le molecole (Franco Battaglia)

Se non avete un libro di chimica nella vostra biblioteca, o se ne avete solo di divulgativi e ve ne manca uno professionale, Capire le molecole (Cedam) di Franco Battaglia fa al caso vostro. È un volume da studiare, non da leggere al mare. L’autore, a cui sono affezionato per le sue battaglie controcorrente sull’ambiente, lo usa per il corso all’università, ma essendo il livello da primo anno, per affrontarlo serve la cultura scientifica scolastica e, soprattutto, la voglia di usarla.

Il libro non avrebbe posto in questa rubrica se non già dalla copertina non avesse attirato la nostra attenzione. Vi si ritrae la mano della figlia dell’autore (alla quale l’opera è dedicata) che sostiene un campione cilindrico. È materiale vetroso insolubile, inattaccabile, infrangibile, costituente una matrice per la vetrificazione dei rifiuti radioattivi. Giunti alla fine del capitolo 3, sarete in grado di calcolare il volume di rifiuto radioattivo prodotto da ciascuno di noi se il consumo elettrico durante la nostra vita fosse al 100 per cento da fonte nucleare. E alla fine del calcolo scoprirete che quello è il volume, appunto, del cilindretto sostenuto dalla mano di Cleis. Verrebbe da pensare, a noi profani, che il tanto sbandierato irrisolto problema delle scorie nucleari ha una semplicissima soluzione: incapsulare il cilindretto nel piombo o in qualche materiale d’adeguata lega e depositarlo nella bara accanto al cadavere di ciascuno di noi. In ogni caso, se a cena con amici siete assillati dalla solita domanda «e-le-scorie?» non avrete che da proporre la stechiometria del libro al vostro interlocutore.

In un altro problema stechiometrico, Battaglia propone ai suoi studenti di aumentare di 100 parti per milione la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera dell’aula magna dell’università. È, questo, l’aumento causato da tutte le attività umane negli ultimi 150 anni. Risolto il problema, si scopre che, allo scopo, basterebbe bruciare… una candelina! Il professore informa che, per numero e intensità, gli eventi meteo severi sono oggi inferiori rispetto a ieri. Noi siamo come San Tommaso e abbiamo voluto verificare: in effetti, fra il 1850 e il 1930 l’America è stata colpita da 149 uragani, di cui 10 di forza 4; mentre fra il 1931 e il 2010 l’America è stata colpita da 135 uragani, di cui 8 di forza 4. Insomma, saremmo al cospetto della seguente circostanza: Tizio è accusato di aver ucciso Caio, e per questo s’intavolano accesi dibattiti nelle aule di tribunale e negli studi televisivi di tutto il mondo; senonché Caio si presenta vivo e vegeto.

Fine di ogni dibattito. O no? In ogni caso, col calcolo della candelina, farete un figurone, a cena. Sempre con la stechiometria del capitolo 2 potrete calcolare quante molecole di principio attivo vi sono in una soluzione acquosa omeopatica ottenuta con una sequenza di diluizioni successive da una soluzione madre. Scoprirete che con una dozzina di diluizioni centesimali successive il numero di molecole di principio attivo è zero, pertanto ogni ulteriore diluizione consiste nel diluire acqua con acqua! E ancora: cos’è l’entropia? Oppure: cos’è il pH? Ecco, se desiderate una risposta professionale e non divulgativa a queste e altre domande di chimica, Capire le molecole v’accontenta.

Nicola Porro, Il Giornale 24 febbraio 2019

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15 Commenti

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  1. fammi capire… per dimostrare che non esiste il riscaldamento globale avete contato gli uragani rilevati in America (totale, del nord, del sud?)?
    e tutti gli altri eventi che accadono nel mondo? l’aumento dei livelli del mare? l scioglimento dei ghiacciai? la morte delle barriere coralline? ecc. ecc.?
    complimenti, mi avete convinta :v

    • Sei un tantino confusa. Sono gli adepti del riscaldamento globale che, in mancanza del riscaldamento previsto, hanno ripiegato su un “climate change” che comprende, tra le altre cose, anche un aumento degli eventi estremi.
      Da qui l’opportunità di mostrare come sia una balla pure questa: gli eventi anomali accadono ma sono anomali come lo sono sempre stati, all’interno di una normale variabilità degli stessi (evidentemente l’uragano non arriva sempre nella stessa misura di uno, lo stesso giorno ed alla stessa ora).
      Ma mi rendo conto che l’analfabetismo quantitativo del paese non comprenda la variabilità dei fenomeni, il ruolo del caso, la regressione verso la media, e molto altro ancora.
      Per lo scioglimento dei ghiacciai è sufficiente che faccia più caldo di 200 anni fa (fine della piccola era glaciale), non serve affatto che il clima continui a scaldarsi.
      Basta mettere un pezzo di ghiaccio fuori dal freezer per capire il concetto: non serve continuare a scaldare la cucina per farlo sciogliere.
      L’aumento del livello dei mari è stato ampiamente sovrastimato: 30 anni fa dicevano che in 30 anni le Maldive sarebbero state in parte sommerse, così come centinaia di piccole isolette.
      Sono tutte ancora lì.
      La cosa peggiore di tutto il suo discorso, comunque, è l’acritica adesione alla favola per cui “tutto” (ed il suo contrario) sarebbe sempre colpa del global warming.

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