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In Medio Oriente hanno tutti un nemico: Israele

L’abbandono dei Curdi da parte degli Stati Uniti, alleati fondamentali durante la guerra allo Stato Islamico, lasciati nelle mani di un personaggio come Erdogan, ha fatto arrivare critiche alla Casa Bianca anche da parte di chi Trump lo ha sempre appoggiato. Dopo giorni in cui la Turchia, nazione che ancora fa parte della Nato, ha messo in campo la sua potenza contro coloro che alleati del mondo occidentale hanno combattuto sul terreno per neutralizzare l’Isis, dalle varie cancellerie europee si sono alzati solo silenzi assordanti e dichiarazioni di facciata.

Dopo le critiche ricevute, soprattutto dai media e dalla gente comune, la Casa Bianca ha fatto una sorte di marcia indietro obbligando la Turchia a un cessate il fuoco che auspichiamo diventi definitivo. Il danno però ormai è fatto. Speriamo davvero che questo cessate il fuoco non solo tenga ma che diventi una tregua definitiva, prima che quello che rimane dell’esercito siriano si faccia venire in mente di difendere i propri confini e la situazione scappi di mano, perché è necessario evitare la tempesta perfetta con la Siria e la Russia da una parte e uno stato della Nato, la Turchia del dittatore Erdogan, dall’altra.

C’è da sperare inoltre che la campagna militare e criminale nel Kurdistan sia finita, soprattutto dopo aver visto dei filmati che girano in rete, ma dei quali non si può garantire la veridicità, dove si vedono soldati turchi fare scempio dei cadaveri dei combattenti curdi decapitandoli esattamente come ci ha fatto vedere l’Isis in questi anni. Non sappiamo, ripeto, se quei filmati siano autentici, ma la stessa cosa l’abbiamo vista fare anche sui corpi dei soldati turchi che tentarono il colpo di stato contro Erdogan del 2016 e in quel caso le immagini erano genuine, per cui… Guardare però la decisione di Trump o altre vicende decontestualizzandole dal resto dei fatti che accadono sull’altra sponda del Mediterraneo e nel Golfo Persico, dove gli attori sono più o meno gli stessi e le ragioni degli scontri pure, è un errore che non permetterà mai a nessuno di fare ordine in quel pericolosissimo labirinto che è sempre stato il Medioriente.

Ragioni economiche, politiche e religiose, a dire il vero più religiose ed economiche che politiche, perché quando il fanatismo religioso e gli interessi economici di chi vuole riempirsi il portafoglio, qualche volta in maniera lecita ma troppo spesso illecita, prende il sopravvento, anche la politica e le buone intenzioni si devono adattare. Questo fa capire, ma non giustifica affatto, perché lo status quo che si trascina da decenni e che viene mantenuto artificialmente nella regione, con nazioni che da anni vivono sull’orlo di una guerra che avrebbe come risultato la loro totale distruzione, fa bene agli affari. La Cina, la Russia, gli stessi Usa e anche molte nazioni che compongono l’Unione Europea, unite o per ordine sparso, con Germania e Francia capofila, da troppo tempo pescano affari nel torbido mediorientale, perché si sa che nel torbido si pesca meglio anche se poi nelle reti rimangono impigliate, e fanno morti orrende, intere popolazioni.

Ad esempio sono mesi che siamo testimoni di una guerra di nervi che si gioca nello stretto di Hormuz fra Arabia Saudita e Iran. Ogni tanto una petroliera viene sequestrata, poi rilasciata in cambio di un’altra petroliera che ne frattempo era stata fermata dalla controparte per essere usata come merce di scambio, oppure qualche nave porta-container o petroliera di passaggio viene colpita da bombe o missili. I casi che si sono succeduti sono così numerosi che ormai una petroliera colpita da un missile o da una bomba sembra essere diventata una cosa normale, al punto che queste notizie non vengono quasi più riportate dagli organi di stampa. Anche l’attacco con i droni alla più grande raffineria saudita, una delle più grandi del mondo, è stata riportata con una fastidiosa sordina, quasi a non voler esasperare la già tesa situazione e, nonostante il notevole danno subito, non ha scatenato alcuna reazione né da parte saudita né da parte americana.

Se qualcuno si è per caso chiesto come mai questo durissimo colpo sia stato assorbito nel silenzio quasi totale, possiamo rispondergli dicendo chiaramente che quello scacchiere, dove passa un quarto del petrolio mondiale, deve rimanere aperto anche se nell’aria c’è una calma relativa. La calma relativa, in questo caso e in quella zona, è garantita dalla massiccia presenza di truppe Usa che stanno lì a fare la guardia, o meglio da arbitro, alla storica contesa fra Sciiti e Sunniti, contesa che va avanti dal 680 quando al-Husayn ibn Ali fu ucciso a Karbala dalle forze califfali Omayyadi. Per cui se proprio bisogna fare a pistolettate è necessario andare da qualche altra parte.

Intanto che la calma relativa resta tale, il petrolio, tranne pochi casi di cui ho già scritto sopra, passa per lo Stretto e arriva a destinazione per dare l’energia che serve al mondo sviluppato per continuare a svilupparsi, anche perché cercare di mettere fine a contese che vanno avanti da circa 1400 anni fra genti, Sunniti e Sciiti, che non hanno assolutamente voglia di essere pacificate, sarebbe pura utopia. La massa critica mediorientale però non è solo questo, è molto di più e, purtroppo, quando una qualsiasi situazione diventa ingestibile si tira sempre fuori dal cilindro il catalizzatore che mette tutti d’accordo, sospende le dispute in corso e fa serrare i ranghi: Israele.

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