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Inno dell’Urss al congresso, le imbarazzanti scuse della Cgil

Il sindacato conferma, ma parla di “mero errore materiale”. Ma c’è qualcosa che non torna

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La notizia data per prima da questo nostro giornale, stamattina ha smosso una noiosa giornata di gennaio. E in effetti non poteva essere altrimenti. Mica capita tutti i giorni di sentire ad una riunione della Cgil l’inno dell’Unione Sovietica, quella del socialismo reale, dei milioni di morti e della povertà assoluta (chiedere agli ex Stati sovietici per conferma). Per di più, il tutto alla presenza del segretario generale Maurizio Landini che come gli altri si è ben guardato dal fermare questa apologia del comunismo che fu. Applaudendo sorridente.

A sparare a dichiarazioni incatenate contro il sindacato è Fratelli d’Italia. “Vi sembra normale che il nuovo segretario di sezione della Cgil bolognese venga salutato alla presenza di Landini con l’inno dell’ex Urss?”, si domanda il viceministro Galeazzo Bignami. “Landini chiarisca o si dimetta”, gli fa eco Lucio Malan. Mentre Alberto Balboni ritiene “una vergogna” che il più grosso sindacato italiano “abbia simpatie per il sanguinario totalitarismo comunista”.

Dalla Cgil per diverse ore le bocche restano cucite. Imbarazzo totale. Almeno finché nel centrodestra qualcuno ipotizza che dietro la scelta dell’inno sovietico ci fosse dell’altro, ovvero “celebrare la Russia di oggi visto che nel 2000 Vladimir Putin lo reintrodusse cambiando in parte il testo”. Nell’udire tirare in ballo la guerra di Kiev, la Cgil si ridesta dal silenzio e dirama una nota che sa di barzelletta. “Il Congresso della Camera del Lavoro di Bologna si è concluso sulle note dell’Internazionale, da sempre inno del movimento dei lavoratori, e che ci ricorda l’istanza internazionale da cui nasce il sindacato – si legge – Tra le diverse operazioni di voto, prima dell’elezione della Segreteria, dalla regia è stato confuso l’inno sovietico con l’Internazionale”. Insomma un banale errore, una svista o alla peggio un’ignoranza crassa che non fa ben sperare il futuro del neo-segretario Michele Bulgarelli. “Le polemiche scaturite in seguito a questo mero errore materiale – prosegue il sindacato – non possono far dimenticare la posizione della Cgil sulla guerra, posizione nota e contenuta in tutti i nostri documenti”.

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E qui occorre però fare due precisazioni. La prima riguarda il “mero errore materiale”. Le opzioni in campo sono diverse, ma ne ipotizziamo due. Domandiamo: se il “compagno Dj” stava selezionando le canzoni da youtube o da una piattaforma di streaming, dove basta digitare la parola giusta, come ha potuto scambiare l’inno dell’Urss per l’Internazionale? Se invece aveva un archivio personale, chi è che nella Cgil bolognese si passa le giornate ascoltando la canzone di una dittatura responsabile – tra le altre cose – dello sterminio degli ucraini nell’Holodomor? È la ninna nanna di un “compagno” delegato?

Seconda questione. Il comunicato della Cgil si preoccupa di negare l’apologia del putinismo, precisando che la posizione del sindacato sulla guerra è chiara. Insomma: la canzone finita “per errore” in filodiffusione era “solo” l’inno dell’Urss e non quello della Federazione russa. Bene: ma forse era anche il caso di chiedere scusa per aver intonato il canto di un’ideologia sanguinaria, il marchio di un regime responsabile di torture, sofferenze e violenza. Invece, niente. Neppure una parola. Solo un po’ di indignazione per le presunte “strumentalizzazioni” e la poco credibile scusa della svista del “compagno dj”. Più che di “errore materiale”, forse era il caso di parlare di “orrore materiale”. O forse inneggiare all’Urss non fa poi così tanto vergognare il sindacato?