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Ipocrisia di Biden: meno sanzioni a Maduro per avere il suo petrolio

Ogni giorno uno sguardo esclusivo sul mondo sudamericano

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Accordo con Maduro. Biden allenterà le sanzioni contro la dittatura per consentire alla Chevron di estrarre petrolio in Venezuela

Il governo Biden ha in programma di allentare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro la dittatura del Venezuela per consentire alla compagnia petrolifera Chevron di riprendere l’estrazione del petrolio venezuelano. In cambio, il dittatore Maduro deve tornare a trattare con l’opposizione. Lo scrive oggi in prima pagina il Wall Street Journal con uno scoop. Biden si è offerto di svincolare centinaia di milioni di dollari in fondi statali venezuelani congelati nelle banche americane per pagare le importazioni di cibo, medicine e attrezzature per la rete elettrica e i sistemi idrici comunali del regime. Il leader dell’opposizione venezuelana Juan Guaidó ha chiesto agli Stati Uniti dettagli sulla richiesta di licenza concessa alla Chevron per operare in Venezuela.

Guaidó è preoccupato per l’accordo tra Chevron e Pdsva e secondo Reuters esiste già un accordo preliminare tra Venezuela e Stati Uniti, segnale che l’amministrazione Biden farà accordo con Maduro per sostituire l’approvvigionamento energetico russo, anche se Maduro è uno dei più grandi alleati di Putin in Occidente.

La Cina prevede in Brasile un “6 gennaio” se Bolsonaro non vince.

Il quotidiano statale cinese Global Times ha lamentato i risultati delle elezioni presidenziali brasiliane di domenica scorso, avvertendo che il presidente Bolsonaro, che ha smentito tutti i sondaggi, potrebbe portare a una rivolta in stile “6 gennaio” a Brasilia. Per la cronaca sia Lula che Bolsonaro si sono dimostrati amichevoli con la Cina, ma la cordialità del presidente brasiliano nei confronti del dittatore Xi Jinping non lo ha protetto dalle feroci critiche del Global Times, che si è lamentato del fatto che i brasiliani hanno il diritto di mostrare apertamente disaccordi politici, un tema ricorrente nei suoi editoriali, che promuovono il governo totalitario del partito unico comunista come miglior modello per l'”armonia” umana.

La serrata corsa politica brasiliana probabilmente susciterà “violenza politica”, ha detto il portavoce del governo cinese .”Esperti cinesi hanno avvertito che la rivolta del 6 gennaio a Capitol Hill negli Stati Uniti potrebbe ripetersi in Brasile”, scrive oggi il Global Times, “ma si prevede che il più grande paese emergente dell’emisfero meridionale manterrà relazioni amichevoli e collaborative con la Cina, in particolare la cooperazione economica, non importa quale partito entri in carica”.

Ortega appoggia Lula e continua a perseguitare la Chiesa: oltre 60 sacerdoti sono dovuti fuggire e 4 da oggi vanno a processo

Mentre ieri Ortega ha dato il suo endorsement a Lula in Brasile e il Supremo Tribunale Elettorale ha censurato il giornale Gazeta do Poco che aveva riportando la notizia dell’”amore politico” tra i due (cosa incredibile), almeno 60 religiosi della Chiesa cattolica, tra cui sacerdoti e suore, hanno già lasciato o sono stati espulsi dal Nicaragua. La scorsa settimana, il presidente Ortega si è scagliato contro la Chiesa cattolica accusandola di essere una “dittatura” e una “tirannia perfetta” e di aver usato “i suoi vescovi in Nicaragua per realizzare un colpo di Stato”.

Colombia: Petro e i guerriglieri dell’ELN rilanciano il processo di pace avendo come garanti le dittature di Venezuela e Cuba (e la Norvegia).

“Da Caracas riprendono ufficialmente i colloqui di pace tra il nostro governo e l’Eln, insieme ai Paesi garanti Venezuela, Cuba e Norvegia”, ha dichiarato Petro sul suo Twitter. L’Eln, è una guerriglia catto-comunista fondata nel 1964 da Camilo Torres, un prete sostenitore della teologia della liberazione. Oggi conta su 3mila membri armati ed è il maggior gruppo narcos che opera in Venezuela e Colombia finanziandosi, oltre che con il traffico di droga, l’estrazione mineraria illegale e i rapimenti. In Venezuela, domina negli Stati di frontiera, negli stati del Sud di Bolívar e parte dell’Amazonas, oltre a Zulia, Táchira e Apure, con almeno 40 cellule in 335 comuni della dittatura di Maduro, con cui agisce congiuntamente.

Paolo Manzo, 6 ottobre 2022

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