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La balla dei condizionatori che propagano il Coronavirus

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È opportuno fare un po’ di chiarezza visti i molteplici interventi poco competenti apparsi sugli organi di stampa e televisivi in questi ultimi giorni da parte di virologi che si sentono tuttologi. Mi riferisco in particolare modo agli interventi di una nota virologa che punta il dito verso le apparecchiature di aria condizionata come strumento di propagazione del virus Covid-19.

Io non sono virologo, ma la dottoressa in questione non è né Ingegnere né esperto del settore Hvac. Cerchiamo quindi di capire come funziona un impianto all’interno di una struttura ospedaliera per mettere in sicurezza gli animi di medici, donne e uomini che vedono l’aria degli ospedali come “aria infetta”.

Le ipotesi sono facilmente superabili con la lettura di qualche pubblicazione. L’aria infetta non esce dai canali d’aria, quindi l’impianto non è colpevole. Partiamo dall’accusa alle terapie intensive: inizialmente il paziente 1 è stato ricoverato in un reparto per non infettivi. Era stata diagnosticata una polmonite e non si sapeva ancora che si trattava di Covid-19. Le terapie intensive lavorano in sovrapressione rispetto all’ambiente circostante: al loro interno viene mandata solo aria prelevata dall’esterno, transita attraverso dei filtri assoluti e si tratta quindi di aria pura priva di qualunque batterio o virus. La sovrapressione serve a garantire il paziente, che è generalmente immunodepresso: l’aria deve uscire dalle porte e non entrare, per evitare che entrino anche batteri.

Ovviamente questa cosa non può accadere nei reparti infettivi, dove vi sono zone filtro in depressione rispetto agli ambienti limitrofi per impedire che l’aria esca, e porti il virus in giro. L’aria viene espulsa e passando prima per filtri assoluti che trattengono tutte le cariche virali e vengono periodicamente smaltiti in tutta sicurezza.

Il contagio non è colpa degli impianti, ma può essere stato dovuto all’aver messo un contagiato in una terapia intensiva normale senza altri accorgimenti. Adesso penso sia più chiaro cosa sia successo effettivamente negli ospedali. Ma la nota virologa è andata oltre. L’altra sera si è spinta a ribadire la diffusione del contagio a mezzo dei canali d’aria di un impianto di condizionamento, in un ristorante di Guangzhou citando un articolo di medici cinesi. Ora, chiunque abbia un minimo  di conoscenza degli impianti, vedendo quell’articolo sorriderebbe per non piangere. Infatti, in quella sala, il contagio sarebbe avvenuto anche a impianto spento vista la struttura del locale. Gli impianti servono a ricambiare l’aria in ambiente: maggiore è il ricambio, minore è il rischio di contagio. E questo è dimostrato da centinaia di prestigiosi lavori scientifici in tal senso!