in

La bufala di Ricciardi sul green pass nei luoghi chiusi

Il consulente del ministro Speranza al Tg3: “Non abbassiamo la guardia sul Covid”

Dimensioni testo

Domenica scorsa, durante il Tg3 delle 19, Walter Ricciardi ha sparato un’ennesima balla spaziale in merito all’orrendo green pass, alias lasciapassare sanitario per vivere. Al conduttore, Mario Franco Cao, che gli ha chiesto quando finiranno le nostre inverosimili restrizioni sanitarie, il consigliere prediletto del ministro della Salute Speranza si è così espresso:  “Le restrizioni andranno a calare – ha risposto l’ex ragazzo di Padre Tobia -. Avremo un’ottima primavera e un’estate, io credo, ancora migliore (anche perché così avviene con tutti gli altri virus respiratori, ndr). Però, di fatto, è bene non abbassare completamente la guardia, continuando a vaccinare quelli che non sono vaccinati, facendo le dosi di richiamo e tenendo il green pass, perché è uno strumento di sicurezza soprattutto negli ambienti chiusi. E soprattutto prepariamoci per il prossimo autunno e inverno, facendo investimenti importanti nelle scuole e nei trasporti locali”.

Ricciardi tifa green pass, Gismondo no

Quindi, secondo Ricciardi, che probabilmente si rammaricherà per non essere stato ancora proposto per il premio Nobel, il famigerato green pass non è affatto una insopportabile misura di pressione politica per costringere i riottosi a vaccinarsi, così come parecchi esponenti dell’attuale governo hanno ammesso più volte, ma solo un fenomenale sistema per garantire la salute dei cittadini. Dimenticando che anche i vaccinati possono infettare: lo dimostra non solo la crociera composta da soli immunizzati in cui è esploso un focolaio, ma anche il fatto che, benché ci fosse l’obbligo di green pass, in occasione del giuramento di Mattarella ai vaccinati è stato comunque chiesto un tampone negativo. Non a caso, Maria Rita Gismondo oggi ha detto chiaramente che “non vede il motivo” per cui in futuro debba restare il lasciapassare: “Così come lo hanno concepito e lo stanno proponendo è assolutamente uno strumento politico e non sanitario, sul quale mi sono sempre detta contraria”.